Per la pace si decide tutti

Dopo una tregua giunta troppo tardi, dopo molte, troppe vittime civili, la crisi tra Israele e Libano ha imboccato una strada nuova. La tragedia della guerra può forse ora lasciare il passo ad una nuova opportunità di pace non solo per il Libano,ma per tutta la regione. Si ha infatti l’impressione che con la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza, che ha deciso il dispiegamento di una forza Onu a sud del fiume Litani, qualcosa si sia rimesso in moto in Medio Oriente. L’Italia sta facendo la sua parte, ma, più dell’aspetto nazionale, è evidente che il risultato politico di maggior interesse dell’attivismo negoziale del nostro Paese consiste proprio nell’aver dato impulso ad una nuova stagione di collaborazione tra Unione europea, Stati Uniti, Nazioni Unite. Il consiglio dei ministri degli Esteri dei 25, tenutosi lo scorso 25 agosto a Bruxelles alla presenza di Kofi Annan, ha in questo senso segnato, forse, una svolta. L’Europa sembra aver compreso che per giocare un ruolo costruttivo in Medio Oriente non basta lanciare proclami, ma occorre rimboccarsi le maniche e assumersi le responsabilità. Questo è il dato più significativo, nonostante gli iniziali, comprensibili tentennamenti francesi a partecipare alla missione di mantenimento della pace ed il ruolo meno visibile, ma non meno impegnativo, di Paesi importanti come Germania e Gran Bretagna. La missione Unifil 2 non è la panacea di tutti i problemi, che anzi forse cominciano adesso, e che si chiamano disarmo delle milizie di Hezbollah, ricorrenti tentazioni di Israele a difendersi attaccando, ruolo quanto meno ambiguo di Siria e Iran, pericolo di infiltrazioni terroristiche tese a colpire il contingente Onu. Ma il gioco vale la candela. Per la prima volta nella sua storia recente, Israele appare disposta ad accettare una forma di garanzia internazionale per la propria sicurezza, mentre il Libano ha la possibilità di avere finalmente un governo nel pieno delle sue funzioni, capace di esercitare la sovranità in tutte le aree del suo territorio. Inoltre, se le cose dovessero andare per il verso giusto, si potrebbe rilanciare anche il processo di pace israelo-palestinese, arenatosi dopo l’affermazione di Hamas alle elezioni legislative. Per l’Italia, una cosa appare degna di nota. E cioè la volontà del governo Prodi di arrivare ad una decisione consensuale con l’opposizione su una questione cruciale per la politica estera del Paese. Del resto, la ricerca della pace non può prescindere da linee politiche condivise e da una forte coesione nazionale.

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