Per il patrimonio linguistico e culturale

ONU E UNESCO Per il patrimonio linguistico-culturale Un salvagente per le culture indigene nel mare magnum di Internet. Il documento finale del World Summit for the Information Society, svoltosi a Tunisi nel novembre 2005, non ancora definitivo, manifesta l’intenzione di quanti operano nel settore delle nuove tecnologie della informazione e della comunicazione di portare in navigazione la voce del 90 per cento delle lingue umane che non hanno ancora espressione su Internet. Con lo stesso fine di salvaguardare il patrimonio linguistico-culturale della umanità, nell’ottobre scorso l’Unesco ha approvato la convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali. La convenzione chiarisce che le espressioni culturali (film, musica, video, libri…) non sono equiparabili ai prodotti di consumo. I vari paesi devono avere la possibilità di proteggere i propri mercati culturali e sostenere la propria produzione in tale settore. L’Unesco sottolinea che la globalizzazione, estendendo i principi di mercato, porta all’affermazione della cultura della nazione economicamente più forte e crea nuove forme di disuguaglianza. Si alimentano così nuovi conflitti culturali piuttosto che il pluralismo culturale. IMMIGRAZIONE Educazione interculturale Con l’Italia ormai al quarto posto in Europa come numero di immigrati extracomunitari, i pedagogisti più illuminati invitano a sviluppare un’educazione sempre più interculturale, così come auspicato dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Non si tratta di una nuova materia, ma di un approccio educativo che favorisca tra studenti italiani e stranieri una convivenza costruttiva e una nuova cultura delle interdipendenze, superando, sul piano intellettuale, culturale, etico, religioso e psicologico, quegli stereotipi che esasperano i conflitti ed allontanano le speranze di pace. Incoraggiante scoprire tra i siti dei comuni italiani, che molti hanno programmi specifici in questa direzione. Non solo le istituzioni pubbliche ma anche la società civile sta rispondendo alla sfida. Partiamo da Roma. La Scuola di comunicazione e leadership interculturale organizza seminari in cui giovani italiani e immigrati possono scoprire i valori in comune. Durante l’anno ragazzi e ragazze della moschea di Centocelle di Roma si incontrano con i coetanei italiani per progettare attività in comune e aiutare le loro comunità locali a superare incomunicabilità e diffidenze. Sempre a Roma è nato il primo gruppo scout interreligioso, legato al nuovo centro per minori inaugurato dall’Associazione Centro Astalli. L’intenzione è di favorire l’incontro e la reciproca conoscenza tra i piccoli del quartiere (il IV municipio) e i circa quaranta minori ospitato nel centro, figli di un gruppo di famiglie rifugiate. È un luogo dove i piccoli possono studiare e giocare insieme, ma anche vivere momenti di spiritualità comune, per accettare le differenze religiose e culturali. In altri quartieri di Roma le Acli hanno messo a disposizione la rete associativa per favorire la coesione sociale degli immigrati extracomunitari. Il progetto Migrans per un welfare a colori ha portato gruppi in giro per Roma a far loro conoscere l’eredità culturale della città. Ha organizzato cineforum in lingua madre; la festa dei popoli; tornei di calcetto; internet point gratuiti in quattro circoli nei quali ci sono anche sportelli multifunzionali per tutelare i diritti dei più deboli. Il progetto continuerà poi in collaborazione con Caritas, Acse e Comboniani.

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