Per colmare quel vuoto

Una gara d'amore circonda vite troppo fragili per farcela da sole.
Articolo
Cervia, ore 8. I raggi luminosi e caldi del sole settembrino inondano la stanza. Giulia, la mia nipotina, apre la cassaforte e si rimette il suo prezioso anellino acquistato ieri sera in una bancarella. L’anellino promette, in ben quattro lingue, di cambiare colore e di rivelare così l’umore nei vari momenti della giornata. Mi  chiede, mostrandomi l’anulare: «Nonna, qual è oggi il mio umore?». «Non lo so, Giulia: ma tu, come ti senti?». «Boh!», risponde la nipotina. «Allora in questo momento il tuo umore è boh!».

Poi, con l’agilità e l’immediatezza propria dei suoi meravigliosi otto anni, Giulia comincia a fare capriole e verticali sul letto dei nonni perché, se l’umore è contrassegnato dall’attività, l’anello dovrebbe diventare rosa, il suo colore preferito.

Malgrado i salti, l’anello continua a rimanere blu. Però io e il nonno ci complimentiamo con lei perché, dice la preziosa cartina, quel colore è sinonimo di romanticismo.

Facciamo colazione e andiamo in spiaggia: Giulia cerca le sue amichette, il nonno legge rilassato il suo Corriere e io vado finalmente a camminare lungo la riva del mare, come faccio ogni giorno da quando sono in vacanza. Essere sola non mi pesa affatto: cammino a passo sostenuto e, mentre osservo la natura, il mare, il sole caldo e luminoso, il mio cuore, la mia mente, le mie energie sono assorte in una preghiera silenziosa. Col cuore colmo di fiducia, invoco l’aiuto speciale di cui ho tanto bisogno in questo tratto della mia vita.

Immersa in questi pensieri, la mia mente torna al settembre del 2006. Al rientro dalle vacanze, trovo Enrica, mia nuora, che non sta affatto bene. La nascita, tanto attesa, di Francesco, invece di portarle gioia, pace, serenità, col passare dei mesi ha accresciuto in lei la paura, l’ansia, il negativo. Enrica, così aperta, disponibile verso tutti, si è chiusa in sé e non riesce a vedere che Francesco cresce bello e sano, che Giulia va bene a scuola, che Andrea, suo marito, e tutti noi la amiamo come sempre e anche di più.

Malgrado le cure e i ricoveri, la situazione precipita e il 22 marzo 2007 Enrica viene travolta da un treno.

 

Quel giovedì sono in casa con Francesco; Enrica è uscita per fare un po’ di spesa; il tempo comincia a passare e non mi sento tranquilla. Alle 10.45 un carabiniere suona alla porta.

Sono momenti terribili, ma accanto a quel giovane, impacciato militare, sento la presenza di Qualcuno che mi prende per mano, mi aiuta a comporre i numeri telefonici e a informare tutti.

Si avvicinano le 12. La casa comincia a riempirsi di familiari, parenti, amici. Ho il terrore che Giulia torni da scuola… E qui comincia la gara d’amore verso i bambini e tutti noi, gara che continua tutt’oggi. Un amore bello, concreto, creativo, che ci porta per mano e ci sorregge nei momenti più bui.

Un’amica di Enrica va a prendere Giulia a scuola e la riporta nel tardo pomeriggio; tiene così la bambina lontana da casa almeno nelle ore più difficili e angosciose. Da allora, ogni giorno, Giovanna e la sua famiglia portano a casa da scuola Giulia, pur abitando nella parte opposta del paese.

Da parte mia sento che la famiglia spirituale dei Focolari mi è vicina, fa suo l’immenso dolore e smarrimento della nostra famiglia, rendendosi presente in mille modi. Mi sento sostenuta da tanto amore, che mi fa andare avanti con una forza che non ho mai sperimentato. Accolgo le lacrime, le paure, le confidenze, gli interrogativi… mi sento madre di ogni persona della mia famiglia e di quella di Enrica.

Continuo, intanto, a passare i miei giorni a casa di mio figlio: i nipotini hanno ancora più bisogno di me, specie Francesco che ha solo 11 mesi.

Vado là ogni mattina e, ad aspettarmi con Francesco in braccio, c’è Berta, la vicina di casa, una signora di oltre 80 anni. Con delicatezza fa sì che io arrivi rilassata, senza la preoccupazione di sostituire mio figlio che intanto ha già portato Giulia a scuola.

Questo servizio, così prezioso, continua ancora e, anche al sabato, quando io non ci sono, Andrea porta a scuola Giulia, lasciando il piccolino con questa nonna speciale!

 

Un’altra amica di Enrica, Francesca, è la catechista di Giulia. Tutti i mercoledì la viene a prendere a casa –spesso la tiene a pranzo con i suoi figli – e la riporta alla fine della lezione.

Poi ci sono le mamme dei compagni di classe che si offrono di portare Giulia ai vari compleanni e che la invitano a fare i compiti con i loro figli; i parenti e gli amici che, nei giorni festivi, desiderano avere con loro a pranzo o a cena Andrea e i bambini.

E c’è nonna Lucia, la mamma di Enrica, che tutti i giorni passa per casa a raccogliere gli indumenti sporchi e li riporta lavati, stirati e profumati. E zia Nicoletta, a cui porto i bambini nel tardo pomeriggio; ha una bella famiglia di cinque persone e così, la sera, mette a tavola nove persone perché al gruppo si unisce anche la suocera che abita lì vicino.

In paese trovo proprio una famiglia allargata e quest’amore lenisce come un balsamo il dolore e il vuoto immenso che Enrica ha lasciato.

Ognuno dà tutto quello che può in tempo e affetto, abbigliamento e pappe con generosità! Antonio, fratello di Enrica, tutte le sere, dopo il lavoro passa da Nicoletta per distrarre i nipoti con giochi, scherzi e piccole sorprese, perché riesce sempre a capire quello che ognuno desidera.

E c’è il resto della mia famiglia! Il nonno Giovanni, due volte alla settimana, lascia il lavoro per accompagnare Giulia a ginnastica.

Gli altri due miei figli, Alberto e Alessandra, non hanno mai lasciato solo il fratello; dalle prime insonni e difficili notti vissute insieme, Andrea sente questa profonda intesa fra tutti noi e con quanti lo conoscono e con grinta e coraggio affronta i giorni duri e difficili.

Non si perde d’animo. A Giulia e a Francesco non fa mancare nulla: dalle coccole alle sgridate, dal cibo alle medicine, dalle docce ai giochi sul lettone… Fa in modo che tutto continui come prima, come se Enrica fosse ancora con loro; al sabato va a fare la spesa e alla domenica mattina è alla messa con i figli, come era loro consuetudine. Là trova gli amici e i conoscenti che coccolano Francesco e, mentre Giulia è con gli scout, Andrea va per a rilassarsi per un’oretta nel bar parrocchiale, riallacciando così i rapporti con gli amici.

Nel settembre 2007, inizia una nuova, preziosissima collaborazione: Maria, madrina di battesimo di Francesco, si è liberata da certi impegni lavorativi e fa in modo di sostituirmi due giorni alla settimana. Posso finalmente rilassarmi a casa mia, preparare il pranzo a mio marito e fare, con un po’ di calma, i lavori di casa.

 

Tutto questo amore che circola con abbondanza mi fa pensare alla verità di quel detto famoso per cui un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Penso a Enrica, a come, nel corso della sua breve vita, lei abbia amato concretamente.

Per molti anni aveva lavorato in ospedale; sempre dalla parte di chi soffre. Poi, per motivi gravi di famiglia, aveva ottenuto di lavorare in comune ai Servizi sociali. Anche qui era in contatto con gli ultimi: immigrati, anziani, famiglie e bambini in difficoltà… e con tenacia si dava sempre da fare per risolvere i problemi della casa, del lavoro, della salute.

Fin da ragazzina aveva collaborato in parrocchia come animatrice delle varie attività, diventando amica e confidente di tante ragazze e ragazzi e questo rapporto si è mantenuto nel tempo, anche nel presente con Andrea.

Con la sua presenza giornaliera aiutava il papà paralizzato a fare qualche passo ed egli ubbidiva solo a lei perché era ferma e amorevole allo stesso tempo.

E ora Francesco, Giulia e Andrea e tutti noi godiamo «la misura, piena, pigiata, colma e traboccante» promessa dal Vangelo a chi, come Enrica, ha dato con generosità, senza badare alle sue forze.

Francesca C. – Levata (Mn)

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