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Italia > Economia e Lavoro

Pecunia olet

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova


Fare affari con Putin, al-Sisi o al-Thani? Nel dibattito della società civile, emerge la necessità di non stringere accordi commerciali con governanti discutibili a proposito di diritti umani, conflitti, corruzione

Affari © Michele Zanzucchi 2015

È sempre più forte il dibattito nei nostri Paesi europei sull’opportunità o meno di stringere accordi commerciali con governanti che non danno garanzie nel rispetto dei diritti umani, potenti che sono impegnati in conflitti, amministratori pubblici che non danno garanzie sulla corruzione. La lista è lunghissima, dal presidente russo all’emiro del Qatar, dal presidente egiziano al re d’Arabia Saudita

 

In nome della real politik solitamente si soprassiede alle “marachelle” dell’uno o dell’altro regime, per fare affari, per dare nuovi sbocchi alle nostre merci, per creare nuovi posti di lavoro, per contribuire alla crescita del Pil, cioè per rispondere alle esigenze dell’economia globale. Questa tendenza alla “cecità morale” non riguarda solo i potenti, ma anche i piccoli che noi siamo. Ieri, ad esempio, i contadini della Coldiretti hanno protestato contro le sanzioni alla Russia di Vladimir Putin, che provocherebbero un danno all’agricoltura italiana valutabile in quasi un miliardo di dollari. Li si capisce, ma…

 

Non entro nel dibatto sui singoli personaggi che dovrebbero incorrere nella punizione popolare dell’ostracismo messo in opera da Paesi cosiddetti “civili”. Ostracismo che nei fatti spesso diventa impossibile perché, mentre un Paese cerca di mettere al bando un regime particolare, un altro suo alleato si mette a fare affari proprio con quel Paese perché le vicende in questione hanno aperto nuovi spazi per il loro commercio. Il caso Regeni insegna.

 

Quel che mi interessa mettere in luce è il crescente “donchisciottismo” di larga parte dell’opinione pubblica europea, soprattutto giovane ma non solo, una fascia di popolazione che ritiene che pecunia olet, che il denaro puzza se viene da persone che non sono integre, da regimi che non rispettano le regole della convivenza civile e dei diritti umani. Questi uomini e queste donne sono disposti a rinunciare a benefici e vantaggi anche personali pur di conservare una loro integrità d’intenti.

 

È una fascia di popolazione in crescita, un fenomeno che non si esprime solo in movimenti come Podemos e Cinque Stelle o nei contestatori polacchi o austriaci, o ancora in certe frange della sinistra radicale britannica; anzi, direi che è una fascia totalmente trasversale, che va dalla destra alla sinistra, dagli iperpoliticizzati agli antipoliticizzati, e che coinvolge anche papi, imam e maestri, adolescenti, moderati e intellettuali in giacca e cravatta. È in fondo espressione di un desiderio insopprimibile d’autenticità, d’integrità umana e morale, che va appoggiato e sostenuto anche nelle sue manifestazioni più ingenue. «La verità vi renderà liberi», diceva un uomo venti secoli addietro, un insegnamento che pare più valido che mai.

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