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Italia > Fiction

Peaky Blinders una tragedia scespiriana

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Le cinque stagioni di Peaky Blinders, ispirata alla banda che terrorizzò Birminghan tra il 1890 e il 1920, ora su Netflix.

Netflix presenta le prime cinque stagioni di Peaky Blinders – in lavorazione la sesta e la settima –, la serie scritta da Steven Knight e ispirata alla banda che terrorizzò Birminghan tra il 1890 e il 1920. Erano giovani della classe medio-bassa che lottavano per affermarsi con ogni genere di imbrogli e violenze. La serie sposta l’azione alla fine della prima guerra mondiale in cui la famiglia Shelby, fatta di giovani reduci alienati e provati, tenta la scalata al potere, economico e politico, con ogni mezzo: storia di ogni tempo. La mente è il più intelligente, dagli occhi di ghiaccio, Thomas – una grande interpretazione di Cillian Murphy attore irlandese, 44 anni – che aiutato dalla zia Polly (altra grande attrice, Helen McCrory)e dallo psicolabile fratello Arthur (Paul Anderson) conquista effettivamente il potere, legandosi anche a Winston Churchill e lottando contro la mafia italiana, quella cinese ed ebrea.

Si ripercorre, in effetti, la storia inglese dal 1918 all’avvento del fascismo. Gli Shelby, vestiti in modo impeccabile, ma prontissimi con la pistola, sono degli autentici anti-eroi, nati in ambito zingaresco, inquieti, vagabondi, con un loro codice d’onore, un forte senso familiare e una religiosità vaga, un sentimento di libertà che sfida le regole.

Non si tratta di una serie – ovviamente per adulti – come le altre, tipo Suburra o Gomorra, anche se violenza sesso e droga navigano a vista. Affidata a grandi attori scespiriani, poco noti da noi ma di forte spessore culturale e interpretativo –  ce li sogniamo in Italia -, di Shakespare, del Riccardo III e del Macbeth ad esempio, hanno la cupezza, la sete di potere, il terrore del futuro e della morte. Che è sempre davanti agli occhi e che nessun potere o affetto esorcizza: di grande attualità, sotto questo aspetto, di lotta perenne per la vita. I soli momenti in cui Thomas, l’intelligenza gelida che guida la “famiglia” è autentico sono le crisi d’identità, le paure represse, l’immensa solitudine dopo la morte della moglie e nonostante uno splendido bambino. Thomas è colui che cerca sempre qualcuno da sconfiggere: si arrenderà solo quando lo troverà e allora vagherà tra la nebbia quasi folle, come nell’ultima scena.

Metafora forte del non-amore, della frustrazione, di una giovinezza disadattata dalla guerra e desiderosa di una pace che sembra irraggiungibile, la serie, splendida per gli ambienti e i costumi, la regia fulminea, ha un “di più”rispetto alle altre gangsteristiche: il senso morale che viene tirato in ballo, discusso, evitato, sopraffatto  ma presente nei dialoghi e in brevi monologhi, davvero scespiriani. Dove la linea di fondo è la stessa di sempre: la scelta possibile di ogni uomo tra il bene e il male, chiara e cosciente.

 

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