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Italia > Felicemente

Paura del giudizio e ansia sociale: come affrontarle?

di Chiara Spatola

- Fonte: Città Nuova

La paura di parlare in pubblico o di vivere situazioni informali come le feste, può nascondere il disturbo di ansia sociale. Scopriamo di cosa si tratta

Sentirsi tesi prima di parlare in pubblico o prima di affrontare un colloquio di lavoro è un’esperienza comune a molti. Si tratta di situazioni “sociali” che possono procurare disagio, imbarazzo o preoccupazione, soprattutto se chi le vive si sente esposto a potenziali critiche. La mente umana è naturalmente predisposta a temere il giudizio altrui. Secondo alcuni studiosi, le origini di questa paura vanno ricercate nell’evoluzione della specie. Per l’uomo preistorico non essere accettato dal branco, essere rifiutato o espulso,  equivaleva a rimanere isolato e indifeso, facile preda delle carestie e delle bestie feroci. Nell’epoca attuale non vi sono gli stessi pericoli, eppure in molti casi si innesca il timore di essere giudicati negativamente, come se questo rappresentasse una reale minaccia per la propria sopravvivenza. Le interazioni sociali oggi sono molto complesse, e per questo la paura del giudizio si può manifestare in tante situazioni e può assumere diverse forme. Può essere un’indefinita sensazione di disagio o di insicurezza, o il timore di fallire e di fare brutta figura. Esistono ampie differenze tra individui: c’è chi teme soprattutto le situazioni formali e chi prova imbarazzo specialmente in quelle informali, sentendosi più impacciato ad una festa che ad una riunione di lavoro.

Quando queste manifestazioni smettono di essere occasionali e diventano frequenti o particolarmente intense, compromettendo la qualità di vita, potrebbe essere presente un disturbo d’ansia sociale, conosciuto anche come fobia sociale. Chi soffre di questa condizione, quando si trova nelle situazioni sociali temute, si sente inadeguato/a, fuori posto, ha la sensazione che tutti lo/a osservino e che si accorgano del suo imbarazzo. La persona valuta quindi in maniera negativa tutti quei segnali che potrebbero far trasparire ansia o disagio, come ad esempio il rossore in viso, la voce che trema, le mani che sudano e critica se stesso/a per il fatto di manifestarli. Cerca così di nasconderli o di controllarli, tentativo che spesso è inefficace, se non addirittura controproducente. Dopo aver affrontato la situazione temuta, la persona con ansia sociale spesso rimugina su ciò che è accaduto, e tende a dare molto peso a qualsiasi gesto o parola “fuori posto” che ha potuto fare o dire. L’ansia porta, in questi casi, a sovrastimare l’attenzione altrui. Ci si sente come sotto la luce di un potente riflettore, dove il più piccolo errore o segno di imbarazzo verrà notato e criticato dagli altri. Questa attività di pensiero  assorbe attenzione ed energie, distogliendo la persona dal momento presente, e spingendola spesso a giudicarsi inadeguata o non all’altezza della situazione.

Il disturbo d’ansia sociale può essere trattato con diversi approcci terapeutici. Uno di questi, l’Acceptance and Commitment Therapy, agisce sulla flessibilità psicologica, aiutando la persona a cambiare il proprio rapporto con pensieri ed emozioni, e ad allargare il proprio repertorio di comportamenti. Mediante il lavoro terapeutico si può imparare gradualmente a notare i propri pensieri senza esserne catturati, e a focalizzare la propria attenzione sul presente, su ciò che è realmente importante in una data situazione, invece di sprecare energie a tentare di controllare l’ansia. Un altro aspetto fondamentale riguarda inoltre il miglioramento delle competenze sociali, che è possibile allenare ed affinare con esercizi mirati, soprattutto se sono state evitate a lungo determinate situazioni.

L’obiettivo finale è quello di imparare ad accettare se stessi, con le proprie paure ed insicurezze, e al tempo stesso sviluppare fiducia nella propria capacità di affrontare attivamente le situazioni temute. Non possiamo sottrarci dal rischio di essere giudicati e criticati per ciò che facciamo o che non facciamo. Possiamo tuttavia impegnarci per vivere con pienezza i momenti di relazione con gli altri, con il variegato bagaglio di emozioni che essi portano con sé. 

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