Paul Taylor in classico

Allievo di Martha Graham, la pioniera della danza moderna; ballerino nella troupe del padre dell’astrattismo Merce Cunningham; influenzato dal neoclassicismo di Balanchine, e dalle frequentazioni con i maestri della pop art. Paul Taylor ha assorbito tutto questo nella sua formazione artistica, sviluppando poi un linguaggio coreografico autonomo, solare, che ne fece, oltre quarant’anni fa, un capofila della modern dance. Taylor – scrive l’autorevole critico del Newsweek Laura Shapiro – “fa penetrare il sole all’interno del movimento”. Già, perché la sua danza comunica gioia di vivere. Alla grande compostezza classica egli coniuga una fantasia di scrittura molto libera, leggera e ironica, dove plasticità e dinamismo dei corpi sono innestati con lo spazio e la musica, le luci, i colori. Dopo l’apparizione allo scorso festival di Spoleto, la sua Dance Company è ritornata nella capitale, ospite dell’Accademia Filarmonica Romana. Nel programma, accanto al già visto Arden Court, e al recente Black Tuesday – sul “martedì nero” del ’29 che fece svanire le speranze del sogno americano – abbiamo visto Musical Offering. Sulla musica di J. S. Bach,Taylor crea un vigoroso balletto, agile e saltellante, ispirato alla figuratività greca-etrusca: posizioni di profilo, palme delle mani aperte, piedi scalzi, e moti ondeggianti della testa. Dandelon Wine (creazione del 2000) è invece una luminosa danza di primavera ispirata alle note del violino di Pietro Locatelli, contemporaneo di Vivaldi. E un’autentica sorpresa si è rivelato Piazzolla Caldera, omaggio al tango per raccontare, fuori dall’abusata musica del musicista argentino, un mondo di relazioni alla ricerca d’amore.

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