Patto europeo sulle migrazioni, gioco politico o soluzione per i migranti?

Alla base della proposta dell'Ue per la gestione dei flussi migratori c'è una solidarietà "à la carte", il patrocinio dei rimpatri e la ricollocazione, ma il Patto europeo sulle migrazioni non piace a tutti
Migrazioni, patto europeo. (Stephanie Lecocq, Pool via AP)

Migrazioni e politica europea. Dopo lunghi mesi di attesa e alte aspettative da parte degli enti coinvolti nell’ambito migratorio, è stato pubblicato il nuovo Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo.  Lo scorso 23 settembre, la commissaria europea Ylva Johansson e il vicepresidente Margaritis Schinas, hanno presentato a Bruxelles la proposta per la gestione europea dei flussi migratori. Un documento che è stato accolto con sfiducia da alcune organizzazioni non governative (ong) e con insoddisfazione da vari Stati membri, che aspettavano di trovar risposta alle loro sollecitazioni. È il caso della Spagna, che non è solo un Paese di entrata di migranti irregolari via mare, ma anche il maggior destinatario di domande di asilo –oltre a 118 mila nel 2019.

Caratteristiche

In pratica, il Patto migratorio europeo si basa su un piano di “soldarietà à la carte”, per cui ogni Stato membro può scegliere “senza pressioni” – come si legge nel testo– tra ricollocare i migranti nel proprio territorio o finanziare il loro ritorno nei Paesi di origine. Così, “relocation”, “return sponsorhip” e “mandatory solidarity” – o solidarietà obbligatoria – sono alcune delle parole che caratterizzano questo documento. Nel tentativo di dar supporto ai Paesi di primo arrivo – come l’Italia – il Patto si presenta come la risposta di cooperazione e solidarietà offerta dall’Unione europea. Tuttavia, non sono pochi gli scettici su questa proposta, che fa una differenza tra i migranti aspiranti all’asilo – da proteggere – e i migranti economici –considerati senza diritto di restare in Europa. 

Nel caso fosse approvato, questo patto andrebbe a sostituire il Regolamento di Dublino valido finora, che stabilisce il Paese di arrivo come il principale responsabile delle richieste di asilo. In questo senso, il rappresentante della Commissione europea in Spagna, Étienne de Perier ha affermato in una conferenza intitolata Sfide e opportunità del nuovo patto di migrazione e asilo dell’Unione europea la necessità di abolire quel regolamento per adottare una posizione più integrista e umana. Non sono mancate però le critiche. Estrella Galán, segretaria generale di CEAR Spagna, ha lamentato che in questo modo le opportunità che avrebbe potuto comportare il Patto per promuovere l’integrazione sono state dissipate. 

Frontiere
Un altro punto importante del testo fa riferimento alla fortificazione delle frontiere. La proposta è quella di accelerare la procedura di riconoscimento per prendere una decisione nel più breve tempo possibile. Perciò aumenteranno i punti di controllo e i meccanismi di identificazione, tra cui l’utilizzo dell’impronta digitale e la registrazione obbligatoria nella banca dati Eurodac. De Perier sostiene che è fondamentale impegnarsi in una gestione più moderna ed efficace delle frontiere perché vi sia un buon funzionamento dello Spazio Schengen. Il rischio tuttavia sarebbe quello di fare una valutazione erronea o insufficente delle richieste di protezione internazionale, la qual cosa andrebbe a diminuire le garanzie per i migranti e i rifugiati.

Il Ocean Viking in un'operazione di salvataggio nel Mediterraneo. (AP Photo/Renata Brito)
Il Ocean Viking in un’operazione di salvataggio nel Mediterraneo. (AP Photo/Renata Brito)

Organizzazioni come Oxfam, Caritas, Cear o Unhcr hanno manifestato la loro preoccupazione per la mancanza di una prospettiva umanitaria nell’affrontare le sfide della mobilità umana.

Esse considerano che c’è ancora tanto da fare per accogliere, accompagnare e integrare le persone migranti e rifugiate, così come per garantire loro programmi di asilo.

Tuttavia, il Patto migratorio europeo include degli spunti di cambiamento che beneficerebbero sia i Paesi dell’Unione che le persone migranti. Ad esempio, viene sottolineato la priorità dell’interesse superiore del minore e l’impossibilità di criminalizzare le ong che aiutano a salvare vite in mare. Inoltre, il patto comporterebbe una condivisione equa delle responsabilità.

De Perier afferma che «i flussi migratori non si risolveranno con una fortificazione delle frontiere», ma che serve l’impegno da parte di tutti i Paesi coinvolti nell’ambito migratorio che hanno relazioni con l’Europa. In quest’ottica, il Patto migratorio europeo evidenzia la necessità di sviluppare vie legali, in collaborazione con i Paesi terzi che accolgono i rifugiati. Così, le sfide saranno il miglioramento della fiducia mutua e la coordinazione delle procedure, sia tra gli Stati membri, sia con le entità private e la società civile.

Resta adesso da aspettare per sapere se il Parlamento e il Consiglio europei daranno il via a questa proposta e, nel caso entrasse in vigore, in che misura andrà a potenziare il rispetto dei diritti umani.

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