Parrocchie sul fronte del dialogo

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Non è di tutti i giorni che oltre duemila “parrocchiani”, provenienti da trenta nazioni e dai cinque continenti, si siano dati appuntamento a Roma. Come non è usuale che tante persone, dalle età e dalle esperienze più varie, si siano ritrovate insieme per parlare, appunto, della loro vita in parrocchia. Vengono da piccole e sconosciute località rurali, come i partecipanti di Lipany, un paese tra le montagne C? ergov nella Slovacchia orientale. O da altri luoghi più noti, perché raggiunti dalle cronache di questi ultimi tempi, come il piccolo gruppo di Faisalabad in Pakistan. Oppure abitanti di popolose metropoli, come i rappresentanti argentini della parrocchia di Platanos a Buenos Aires, chemalgrado le grosse difficoltà finanziarie in cui versa il loro paese sono giunti numerosi grazie anche alla “comunione dei beni” di tanti amici. Provengono dalla Corea, da Taiwan, dalle Filippine, dall’Australia. Dall’Africa, si notano i rappresentanti di Nairobi. Un centinaio i brasiliani, e parecchi i cileni al loro primo congresso in Italia. Folta la rappresentanza europea, dell’Ovest come dell’Est. Numerose le parrocchie italiane. E non manca anche una piccola, ma significativa presenza di comunità evangeliche ed anglicane, dove si vive lo spirito dell’unità. Sono, appunto, gli animatori del Movimento parrocchiale e di quello diocesano. Nell’ambito del più vasto Movimento dei focolari, di cui fanno parte ed alle cui finalità cooperano, si pongono a servizio delle comunità parrocchiali e diocesane, cercando di essere “lievito di comunione” fra tutti. Quest’anno hanno dato vita al loro quarto convegno internazionale, dal timbro particolarmente gioioso e vivace, dove a momenti di intensa spiritualità e di riflessione si sono avvicendate testimonianze di vita in parrocchia, animate dal contributo dei complessi musicali sorti tra i giovani impegnati. Sintomo di una realtà molto ricca e vitale, in contrasto con un’opinione diffusa, che continua a considerare questa millenaria istituzione della chiesa ormai datata e in disuso. Chi crede e frequenta la chiesa, sa di essere in una proporzione minoritaria rispetto a chi non la frequenta. Ma, appunto per questo, il tema del convegno “Per una comunità in dialogo” è quanto mai di calzante attualità ed in linea col magistero della chiesa. Lo ha sottolineato il teologo Piero Coda, professore dell’Università lateranense. Con una sintesi agile ed allo stesso tempo approfondita, ha delineato il cammino di dialogo sviluppato dalla chiesa nei suoi principali documenti a partire dal Vaticano II. Un prezioso supporto per i successivi approfondimenti, resi dai responsabili centrali del movimento, sulla ormai vasta esperienza dei Focolari in questo campo. Arricchiti, inoltre, da alcune esperienze di comunità parrocchiali e diocesane: nei più vari contesti socioculturali, che sempre più risentono della mobilità delle persone, portatrici di consuetudini e fedi differenti nel loro territorio, si vanno aprendo al dialogo, sia all’interno della parrocchia, con le sue varie componenti, sia con chi non la frequenta. Un dialogo che, così inteso, si manifesta come nuova ed efficace via di evangelizzazione. Ma come essere una comunità in grado di viverlo ed attuarlo, questo dialogo, quale strada percorrere? È stata Chiara Lubich a indicarne la direzione, andando al cuore del mistero stesso del Cristo abbandonato, “via maestra per una comunità in dialogo”. Ricollegandosi alle parole stesse del papa nella Novo millennio ineunte, ha sottolineato come quel volto contemplato ed amato “nel momento culminante della sofferenza e dell’abbandono costituisce la via maestra non soltanto per rendere più effettiva la comunione a tutti i livelli della compagine ecclesiale, ma anche per aprire un fecondo dialogo delle altre culture e religioni”. E, quasi con stupore, la fondatrice dei Focolari ha considerato la consonanaza tra le parole del papa e “quanto su Gesù abbandonato ci è stato rivelato dal carisma dell’unità”. L’ascolto in sala è profondo. Quei duemila cuori battono all’unisono, nella contemplazione amorosa di quel volto che viene così “rivelato”. Non vengono certo sottaciute le difficoltà di questo cammino, ma se “Gesù abbandonato sarà la stella del nostro cammino – ha proseguito Chiara, concludendo così la sua conversazione – tutto riusciremo a fare”. La presenza del cardinale J. Francis Stafford, accanto a Chiara durante quest’ora di profonda comunione, e successivamente a presiedere la concelebrazione della messa – in cui ha parlato della parrocchia definendola “segno del regno di Dio già presente fra noi” – è di incoraggiamento e di sprone in questo rinnovato impegno che tutti assumono di farsi “costruttori di comunità in dialogo “.

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