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In profondità > Spiritualità

Parola di vita di ottobre: “Tutto concorre al bene per quelli che amano Dio”

di Letizia Grita Magri

Se sapremo affidarci all’amore di Dio nelle circostanze comuni, Egli ci darà la forza di affidarci a lui anche nei momenti più difficili.

La Parola che ci proponiamo di vivere questo mese è tratta dalla lettera dell’apostolo Paolo ai Romani. È un testo lungo e ricco di riflessioni e insegnamenti, scritto prima di recarsi a Roma, per preparare la visita a quella comunità, che Paolo non conosceva ancora di persona.

Il capitolo 8 sottolinea in modo particolare la vita nuova secondo lo Spirito e la promessa della vita eterna che attende i singoli, i popoli e l’intero universo. Ogni parola di questa frase è densa di significato. Paolo proclama che, anzitutto come cristiani, abbiamo conosciuto l’amore di Dio e siamo consapevoli che ogni esperienza umana fa parte del grande disegno di salvezza di Dio.

Tutto – dice Paolo – concorre alla realizzazione di questo progetto: sofferenze, persecuzioni, fallimenti e debolezze personali, ma soprattutto l’azione dello Spirito di Dio nel cuore delle persone che lo accolgono. Lo Spirito ancora raccoglie e fa suoi i gemiti dell’umanità e della creazione ed è questa la garanzia che il progetto di Dio si realizzerà. Da parte nostra occorre rispondere attivamente a questo amore col nostro amore, affidandoci al Padre in ogni necessità e testimoniando la speranza nei cieli nuovi e terra nuova che egli prepara per coloro che hanno fiducia in lui.

Come accogliere dunque nella nostra vita quotidiana, questa proposta forte? Chiara Lubich ci suggerisce: «Dobbiamo anzitutto non fermarci mai all’aspetto puramente esteriore, materiale, profano delle cose, ma credere che ogni fatto è un messaggio con il quale Dio ci esprime il suo amore. Vedremo allora come la vita, che può apparire a noi simile a un tessuto di cui non vediamo che nodi e fili confusamente intrecciati tra di loro, è in realtà un’altra: è il disegno meraviglioso che l’amore di Dio va tessendo sulla base della nostra fede.

In secondo luogo, dobbiamo abbandonarci fiduciosamente e totalmente a questo amore in ogni momento, sia nelle piccole cose come nelle grandi. Anzi, se sapremo affidarci all’amore di Dio nelle circostanze comuni, Egli ci darà la forza di affidarci a lui anche nei momenti più difficili, quali possono essere una grande prova, una malattia o il momento stesso della morte. Proviamo allora a vivere così, non certo in maniera interessata, e cioè perché Dio ci manifesti i suoi piani ed avere così consolazione da lui, ma solo per amore e vedremo come questo abbandono fiducioso è sorgente di luce e di pace infinita per noi e per molti altri».

Affidarci a Dio nelle scelte difficili, come quella raccontata da O.L. del Guatemala: «Lavoravo come cuoca in una casa di riposo. Passando dal corridoio, sento una vecchietta chiedere dell’acqua. Rischiando di contrastare le norme che a me vietano di uscire dalla cucina, le porgo un bicchiere d’acqua con affetto. Gli occhi dell’anziana si illuminano. A metà bicchiere, mi stringe la mano: “Resta con me 10 minuti!”. Le spiego che non dovrei, che rischio il licenziamento. Ma quello sguardo… Rimango. Mi chiede di pregare insieme: “Padre nostro…”. E alla fine: “Canta qualcosa per favore”. Mi viene in mente: “Non prenderemo niente con noi, solo l’amore…”. Gli altri residenti ci fissano. La donna è felice e mi dice: “Dio ti benedica, figlia mia”; poco dopo si spegne. In ogni modo, sono stata licenziata per essere uscita dalla cucina. La mia famiglia lontana ha bisogno del mio sostegno, ma io sono in pace e felice: ho risposto a Dio e quella donna non ha fatto da sola il passo più importante della vita».

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