Parlare della morte

“L’altro giorno la mia bambina di sette anni mi ha chiesto: “Perché si muore?”. Io ho cercato di risponderle e lei mi ha detto: “E dopo la morte cosa c’è?”. Cosa posso dirle?”. Una mamma – Genova Perché si muore? Questa è una delle domande più difficili tra quelle che un bambino può fare. La morte riguarda tutti, ma esiste una differenza sostanziale fra come viene percepita dall’adulto rispetto all’interpretazione che il bambino ne dà. Per noi adulti, che in genere abbiamo vissuto il dolore per la scomparsa di parenti e amici, la morte presenta alcuni aspetti di profonda sofferenza dovuta alla perdita di legami e affetti che se ne vanno. Inoltre, noi adulti parliamo di solito molto raramente della morte, sia perché non vogliamo rattristarci, sia quasi per rimuovere il pensiero di eventi dolorosi che potrebbero capitarci. Anche la società materialista ed edonista che ci circonda sembra voler evitare il pensiero della morte, perché la ritiene contraddittoria rispetto alla logica del progresso e del benessere. Per i bambini invece la morte è inizialmente un’astrazione, una parola di cui non conoscono le reali conseguenze. È frequente vedere bambini che per gioco imitano scene di film o cartoni: anche se gridano “Ti ammazzo, sei morto!”, in realtà non si rendono conto di quello che stanno facendo. Tutto ciò testimonia come i bambini fino agli otto-nove anni non pensano alla morte come ad un evento irreversibile. Pertanto la domanda del bambino può cadere su di noi come un fulmine a ciel sereno, perché ci obbliga ad un confronto su ciò che cerchiamo di rimuovere; mentre per lui, in genere, è semplice curiosità. Allora, cosa fare? Come rispondere? Si può iniziare facendo riferimento alla natura. È legge della natura che tutti gli esseri viventi nascano, crescano, vivano una vita più o meno lunga e poi muoiano. Nella maggior parte dei casi, tocca alle persone più anziane. Cosa c’è dopo la morte? Se si è credenti, si può completare la risposta facendo riferimento al paradiso e alla possibilità di continuare il dialogo con le persone care defunte, pregando per loro e chiedendo il loro aiuto. Naturalmente la situazione è molto diversa quando siamo noi adulti che dobbiamo comunicare al bambino la morte di una persona a lui cara (come la morte di un suo parente o amico): in questo caso occorre partecipare in modo empatico alla sua reazione, come anche la scienza ci insegna. La scienza dice… ¦ Le reazioni del bambino di fronte alla notizia della morte di una persona cara possono essere diverse: Sgomento: è la sensazione che il bambino prova quando riceve la notizia. Occorre abbracciarlo ed esprimere verbalmente la nostra compartecipazione. Negazione: il bambino si comporta come se la morte non fosse avvenuta. È un meccanismo di difesa perché il bambino ha bisogno che la notizia filtri lentamente. Non bisogna costringerlo ad aderire ai fatti. Questa fase verrà superata dopo alcuni giorni. Ricerca: può cercare la persona scomparsa. La ricerca nasce dal desiderio che quanto è accaduto può essere cancellato. Come nella negazione questa fase verrà superata dopo pochi giorni. Colpa: il bambino può essere confuso e angosciato e pensare che la morte sia una punizione perché lui è stato cattivo. Occorre naturalmente tranquillizzarlo e sostenerlo. Paura: può avere paura di morire egli stesso o paura che muoia un’altra persona a lui cara, come la mamma. acetiezio@iol.it

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