Parigi brucia

Parigi brucia. E quando Parigi brucia è tutta la Francia che brucia.mmmmmmmmmmmmmm Anni fa ero a Parigi e in una stimolante conversazione con un amico francese, egli mi ha detto: Quello che oggi si cucina in Francia, domani tutto il mondo lo mangerà. C’era molto della nota grandeur in questa affermazione; c’era più l’orgoglio del passato che la consapevolezza del presente; ma c’era anche del vero. Una cosa è certa: quello che oggi succede in Francia non ci può lasciare indifferenti perché, se Parigi brucia, è un segno e questo segno va analizzato, compreso, interpretato. Qualcuno ha tirato in ballo il ’68. A me sembra che siamo lontani anni luce dai significati e dai contentui del ’68. Allora era l’intero sistema politico e sociale ad essere contestato nei suoi aspetti di governo, di stili di vita, di dimensione culturale, di consumismo invadente. Oggi lo scenario è tutt’altro. Qui si lotta per un posto di lavoro sicuro, onde poter essere cittadino a pieno titolo, forse un consumatore come gli altri. Tutto qui? Apparentemente sì, ma nel profondo c’è molto di più. C’è la crisi profonda della politica che non sa pensare al bene comune e usa del potere per inseguire il successo personale; c’è la crisi del governo che non sa come amministrare la società complessa sempre più ricca e disuguale; c’è la crisi della rappresentatività della democrazia. Il contrasto, o meglio, il conflitto è inevitabile e può manifestarsi in vari modi: nell’indifferenza, nella sfiducia, nel prendere le distanze, ma purtroppo anche nell’avversione e persino nella violenza. Parigi brucia. Non so quanto conti realmente la legge del primo impiego voluta da De Villepin, ma certamente conta molto il fatto che i giovani e i cittadini francesi in generale sentono di essere stati colpiti nei loro diritti, nella loro libertà, nella loro sicurezza. Per gli eredi della rivoluzione del 1789 è troppo. Ecco perché Parigi brucia e l’Europa tutta deve fare un sereno e profondo esame di coscienza se non vuole che l’incendio dilaghi. È questione di tempo. Oppure… bisogna riprendere il gusto di pensare meno materialisticamente, di vivere meno egocentricamente, di ritrovare valori che in questo continente hanno trovato terreno fertile. E che oggi sono stati scambiati con un piatto di lenticchie. Altrimenti la decadenza è alle porte e altri protagonisti stanno già facendo la fila per prendere il posto lasciato vuoto.

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