Paradosso evangelico dell’amore

Mezzi e fine: senza tanti preamboli Chiara Lubich ci conduce al cuore della questione (antica come il mondo). Nessun “mezzo”, nessuna azione fosse pure la più eroica, nessun sapere fosse pure il più eccelso, può prendere il posto dell’Amore

Mezzi e fine: senza tanti preamboli Chiara Lubich ci conduce al cuore della questione (antica come il mondo). E lo fa Vangelo alla mano, facendosi aiutare da san Paolo. I mezzi (parole e fatti) sono necessari, ma solo il fine è indispensabile. E il fine è l’Amore che è Dio. Nessun “mezzo”, nessuna azione fosse pure la più eroica, nessun sapere fosse pure il più eccelso, può prendere il posto dell’Amore, che solo sorpasserà il tempo e, ovviamente, lo spazio.

 

Gesù aveva dato molti comandi, ha detto molte parole, ma ha un comando tutto suo: «È mio comando che vi amiate l’un l’altro come io ho amato voi».

Tu vuoi amare Gesù come vuol essere amato. Se così è, tu e i tuoi compagni sentirete vostro dovere amarvi fra voi come Egli ama ciascuno: guardarvi l’un l’altro quasi fosse la prima volta e dichiararvi questo amore, per assolvere questa volontà particolare di Gesù.

Amando in tale maniera hai luce e luce di Dio. Infatti la Scrittura dice: «Chi ama il fratello sta nella luce». Questa luce ti fa scoprire fra l’altro che l’amore è il testamento di Gesù e quasi il coronamento d’ogni altro suo comando; e ancora che il giudizio finale è tutto sull’amore fraterno: «Ebbi fame e mi deste da mangiare…».

Comprendi in profondità le parole di Paolo: «Non abbiate con alcuno altro debito che quello dello scambievole amore, poiché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge».

Fai dell’amore fraterno la più bella espressione del tuo amore a Dio. Perché senza la carità avverti che ogni opera è vana. Ammonisce infatti Paolo: «E quando avessi la profezia e intendessi tutti i misteri e tutto lo scibile e quando avessi tutta la fede da trasportare le montagne, se non ho la carità sono un niente; e quando distribuissi in nutrimento ai poveri tutte le mie ricchezze, e quando sacrificassi il mio corpo ad essere bruciato, se non ho la carità nulla mi giova». Colla carità, dunque, tutto – anche le piccole cose – ha valore. Senza di essa, anche le grandi, nessuno.

Tratto da “GEN’S”, aprile 1971

a cura di Donato Falmi

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