Par condicio. Liti in Italia, e all’estero?

Alla fine ha prevalso il buon senso, il dovere di tutelare la libertà d’informazione e l’autonomia dei giornalisti, per una cultura pluralista.
Bruno Vespa
Par condicio

liti in Italia, e all’estero?

Alla fine ha prevalso il buon senso, il dovere di tutelare la libertà d’informazione e l’autonomia dei giornalisti, per una cultura pluralista. E il merito va soprattutto a Sergio Zavoli, presidente della commissione di vigilanza Rai, che ha dichiarato inammissibili gli emendamenti della maggioranza al regolamento predisposto per le amministrative di maggio, tesi ad equiparare i talk show alle tribune politico-elettorali, con una estensione delle norme sulla par condicio. In accordo anche con gli orientamenti del Tar, della Corte costituzionale e dell’Agcom. L’ennesimo tentativo di bavaglio è dunque naufragato, come pure l’aggressione ad una categoria che si voleva svilire negando a priori al giornalista l’onestà di un approccio libero da condizionamenti ideologici e da interessi di natura politica. «Nel resto d’Europa il requisito per un giornalista del servizio pubblico è quello di non avere tessere» è l’osservazione efficace della Gabanelli di Report, fra i giornalisti che si voleva tacitare. Proprio guardando all’Europa e al mondo ci si rende conto che l’accapigliarsi italiano sulla par condicio testimonia i timori di un governo debole: in Francia, il presidente Sarkozy ha accolto, quasi senza batter ciglio, la nuova legge sulla par condicio del 2009 che ha ridotto gli interventi del presidente su tv e radio, pubbliche e private, abbandonando la ripartizione in tre tempi, per governo, maggioranza e opposizione, per una a due tempi, esclusi gli interventi come capo di Stato, con l’opposizione che ha diritto al 50 per cento degli spazi. Negli Usa la norma Fairness Doctrine, nata nel ’49 per garantire che i temi caldi fossero presentati in modo onesto, equo e bilanciato, è stata abrogata durante la presidenza Reagan; mentre la Equal time rule, del ’27, che applicava quei criteri ai dibattiti in periodo elettorale, oggi ha perso rilevanza perché i dibattiti politici sono considerati news e quindi fuori dal conteggio. Più che soffocare il confronto i nostri candidati dovrebbero preoccuparsi di consolidare consensi e argomenti.

 

 

Media e bilanci.

Sufficiente la tv, ottimo il web

Nel suo ultimo rapporto, il Politecnico di Milano fotografa i media italiani, fra promossi e bocciati, e registra come nel 2010 allo strapotere della tv, in termini di introiti pubblicitari, si contrappone il web con utili in crescita. In particolare, nell’anno passato il mercato complessivo dei media cresce di circa tre punti percentuali (3,3 per cento): 17 miliardi di euro generati da tv (+5 per cento), stampa (-4 per cento), radio (+12 per cento), Internet (+13 per cento), piattaforme mobili che includono smartphone, iPad e concorrenti (+15 per cento). Con pesi differenti. Il settore televisivo vale da solo il 55 per cento, quello dei giornali il 34, segue il web con il 6,5 per cento, le radio con il 3 e la telefonia mobile con l’1,5 per cento. La tv dunque continua a dominare, registrando solo cambiamenti “in superficie”: il passaggio al digitale terrestre a fine anno ha riguardato il 64 per cento degli italiani, ma i soliti grandi network hanno occupato le frequenze digitali quasi duplicando il numero dei canali. La vera grande novità è quella delle cosiddette “smart-tv” che, collegandosi al web, consentono di fruire contenuti multimediali. Tra gli altri dati anche l’invasione dei social network, la proliferazione dei contenuti video sui siti d’informazione e l’imporsi di dispositivi come l’i-Pad.

 

“Libri Come”. Protagonista l’e-book

È un segno dei tempi, sempre più plasmati dall’avvento dell’era digitale. Quest’anno l’edizione 2011 di “Libri Come”, la Festa del libro e della lettura, all’Auditorium Parco della musica di Roma da 1 al 10 aprile, ha visto protagonista l’editoria digitale, con decine di libri dematerializzati da sfogliare nello spazio tecnologico del biblet cafè. Svelati ai visitatori anche tutti i retroscena del libro: come viene scritto, stampato, pubblicato, venduto e letto. Fra le guest star Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Umberto Eco, Zygmunt Bauman e David Grossman.

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