Papa Francesco (finalmente) a Kinshasa

Un viaggio molto atteso dai congolesi di tutte le età, denominazioni cristiane e religioni. Il papa è giunto nel pomeriggio del 31 gennaio nella capitale della Repubblica democratica del Congo, festeggiato da migliaia di persone
Papa Francesco in Congo (AP Photo/Gregorio Borgia)

L’Airbus A350 di Ita Airways, dopo un volo di quasi 7 ore, è atterrato a N’djili, l’aeroporto della capitale della RdC, Kinshasa, alle 14,30 di martedì 31 gennaio, un giorno indimenticabile. Il pontefice è stato accolto ai piedi dell’aereo dal primo ministro Jean-Michel Sama Lukonde e dal vescovo Ettore Balestrero.

Dopo aver percorso 25 chilometri in papamobile, fra due ali ininterrotte di congolesi che lo aspettavano lungo tutta la strada tra canti, danze e grida di gioia, il papa ha incontrato il presidente della repubblica, Félix Tshisekedi, al Palazzo della Nazione. Dopo un incontro privato, il papa e il presidente hanno tenuto un discorso davanti a un migliaio di persone: ecclesiastici, autorità, corpo diplomatico, operatori della società civile e dei media di tutto il mondo.

Papa Francesco, nel suo discorso, ha sottolineato che la comunità internazionale ignora ciò che sta accadendo nella RdC, al punto di considerare normali le violenze e le altre tragedie che imperversano da anni, soprattutto nella parte orientale del Paese. «Guardando queste persone, si ha l’impressione che la comunità internazionale si sia quasi rassegnata alla violenza che li sta divorando. Non possiamo abituarci al sangue che scorre in questo Paese, da decenni ormai, causando milioni di morti all’insaputa di molti», ha detto papa Francesco.

Papa Francesco ha avuto parole molto forti anche per le multinazionali: «Giù le mani dalla RdC, giù le mani dall’Africa».

Ed ha aggiunto: «Questo Paese, ampiamente saccheggiato, non è riuscito a sfruttare a sufficienza le sue immense risorse: è arrivato al paradosso che i frutti della sua terra lo rendono estraneo ai suoi abitanti. Il veleno dell’avidità ha insanguinato i suoi diamanti. È una tragedia di fronte alla quale il mondo economicamente più avanzato spesso chiude occhi, orecchie e bocca. Ma questo Paese e questo continente meritano di essere rispettati e ascoltati. Smettete di soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o una terra da derubare. L’Africa sia protagonista del proprio destino».

E il papa ha denunciato che nel continente africano dopo il colonialismo politico si è scatenato un colonialismo economico altrettanto schiavizzante. Ha quindi invocato «una diplomazia dell’uomo per l’uomo, dei popoli per i popoli, (che) si deve dispiegare, secondo la quale al centro ci sono le opportunità di crescita delle persone e non il controllo di aree e risorse, obiettivi di espansione e aumento dei profitti».

Ha inoltre sottolineato che ciò che sta accadendo nella RdC deve essere conosciuto per produrre un cambiamento. Ha espresso il suo incoraggiamento per i processi di pace in corso, auspicando che gli impegni vengano mantenuti per raggiungere questo obiettivo. Papa Francesco ha quindi reso omaggio a chi contribuisce al bene della popolazione locale e ad un reale sviluppo attraverso progetti efficaci: non interventi di pura assistenza, ma piani di crescita integrale.

Riferendosi alle prossime elezioni generali, papa Francesco ha chiesto «elezioni libere, trasparenti e credibili». E ha invitato i politici a evitare l’autoritarismo e la sete di denaro. «Il potere ha senso solo se diventa servizio. È importante agire con questo spirito, evitando l’autoritarismo, la ricerca del guadagno facile e la sete di denaro, che l’apostolo Paolo chiama: la radice di tutti i mali».

Le elezioni presidenziali, legislative nazionali, provinciali e comunali sono previste per il 20 dicembre 2023. Il Paese sta attualmente registrando gli elettori.

Papa Francesco in Congo (AP Photo/Jerome Delay)

 

Al popolo congolese, il papa ha espresso il suo sentito affetto e vicinanza ed ha domandato che ciascuno faccia la propria parte per costrurire la pace.

«Vorrei parlarvi attraverso un’immagine che simboleggia la bellezza di questa terra: il diamante! Care donne e cari uomini congolesi, il vostro paese è davvero un gigante della creazione; ma voi, tutti voi, siete infinitamente più preziosi di tutte le cose buone che nascono da questa terra fertile!

Sono qui per abbracciarvi e ricordarvi che il vostro valore è incommensurabile, che avete un valore immenso, che la Chiesa e il papa hanno fiducia in voi, che credono nel vostro futuro, un futuro che è nelle vostre mani, e nel quale siete desiderosi di riversare i vostri doni di intelligenza. Coraggio, fratello e sorella! Alzatevi, riprendete in mano, come un diamante purissimo, ciò che avete: la vostra dignità».

Chiedendo di essere costruttori di pace il papa ha raccomandato: «Cari amici, i diamanti sono generalmente rari, ma qui sono abbondanti. Se va bene per le ricchezze materiali nascoste sotto terra, va ancora meglio per le ricchezze spirituali nascoste nei vostri cuori.

Ed è proprio dal cuore che la pace e lo sviluppo sono possibili perché, con l’aiuto di Dio, gli esseri umani sono capaci di giustizia, di perdono e riconciliazione, impegno e perseveranza per mettere a frutto i doni ricevuti.

All’inizio del mio viaggio, ho voluto lanciare un appello: che ogni congolese sia chiamato a fare la propria parte. Che la violenza e l’odio non abbiano più posto nel cuore o sulle labbra di nessuno, perché sono sentimenti disumani e anticristiani che paralizzano lo sviluppo e conducono indietro, verso il buio del passato».

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