Papa Francesco in Egitto: visita storica

Mancano ormai pochi giorni al viaggio di Bergoglio al Cairo. Si tratta di un viaggio importante, forse il più impegnativo fra quelli affrontati fino ad oggi dal pontefice sud americano. Vediamo perché

L’Egitto ha da sempre un ruolo fondamentale nella mappa mondiale, sia geopolitica che religiosa. Il dopo Piazza Tahrir e gli anni del governo Sisi hanno senza dubbio lasciato il segno in un Paese e in un popolo la cui storia è ricca e profonda, a partire dall’antichità fino a tempi recenti. Inoltre, parlare della dimensione religiosa di questo Paese significa parlare dei cristiani copti, una delle Chiese antiche, legate allo storico patriarcato di Alessandria. Una comunità numerosa e ricca di tradizione, e dunque importante, in Egitto e non solo, che ha sofferto e che continua a soffrire, come dicono i recenti attentati con le molte vittime proprio nel periodo dell’approssimarsi della Pasqua.

Papa Francesco col papa della Chiesa copta d'Egitto Tawadros II nel maggio 2013
Papa Francesco col papa della Chiesa copta d’Egitto Tawadros II nel maggio 2013

Nel 2013, Bergoglio aveva accolto a Roma papa Tawadros II, capo della Chiesa Copto-ortodossa, e lo aveva fatto con un gesto squisito di fratellanza vera: lo aveva atteso, al di là del protocollo, fuori della porta della sua residenza di Santa Marta, accogliendolo come si fa con un ospite fratello che viene a casa. Da allora, i rapporti tra Francesco e la Chiesa sorella sono stati costanti e profondi. In una intervista rilasciata all’agenzia SIR, nel gennaio scorso, Tawadros II definiva il papa come «un uomo animato dallo spirito divino». Ricordando l’incontro del 10 maggio di 4 anni fa nella Città del Vaticano, il leader religioso copto-ortodosso affermava di aver sentito che «egli è mio fratello benedetto che ci sostiene con la preghiera, con l’esperienza spirituale e con gli insegnamenti scritti da cui la nostra vita può trarre grande beneficio». Proprio in quella occasione Tawadros II esprimeva un sogno: «Spero vivamente che Sua Santità venga a visitare il nostro Egitto». A questo punto la visita di Bergoglio seguirà di poche settimane i recenti attentati avvenuti la Domenica delle Palme e subito dopo la Pasqua, che hanno riportato alla mente quell’“ecumenismo del sangue” che i due leader avevano discusso in occasione del loro primo incontro.

Lo sceicco Ahmed el-Tayyib, Grand Imam della moschea Al-Azhar, con papa Francesco nel maggio 2016
Lo sceicco Ahmed el-Tayyib, Grand Imam della moschea Al-Azhar, con papa Francesco nel maggio 2016

Ma Egitto significa anche uno dei Paesi musulmani più importanti nel mondo, soprattutto in quello arabo, sia per il numero di fedeli che per la presenza della famosa università e moschea di al-Azhar che da secoli rappresenta un punto di riferimento per tutto il mondo sunnita. Dopo anni di gelo fra il Vaticano e il centro religioso musulmano del Cairo, a seguito dell’incidente di Ratisbona che aveva visto una citazione piuttosto azzardata di Benedetto XVI mal interpretata dai media, oltre che avulsa dal contesto dell’intera riflessione del predecessore di papa Francesco, gli ultimi tempi sono stati testimoni di un riavvicinamento fraterno del Grande Imam Cheikh Ahmed Mohamed el-Tayyib alla Chiesa cattolica. Nel maggio del 2016, lo sceicco el-Tayyib ha fatto visita a papa Bergoglio, dopo aver affermato nei mesi precedenti che «da quando è stato eletto papa Francesco, abbiamo visto avvisaglie di bene. Abbiamo sentito i suoi discorsi improntati al rispetto per tutte le religioni. Al Azhar a quel punto ha riattivato il canale di dialogo già esistente con il Vaticano». In effetti, il momento ha avuto un significato storico. «L’incontro è il messaggio», disse giustamente in quell’occasione Francesco accogliendo lo sceicco. I rapporti con la Santa Sede sono, poi, continuati durante l’anno con la partecipazione nel febbraio scorso del presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, card. Jean-Louis Tauran, a un seminario presso l’Università di Al Azhar, su un tema cruciale del dialogo con l’Islam: “Il ruolo di Al Azhar e del Vaticano nel contrastare i fenomeni di fanatismo, estremismo e la violenza in nome della religione”.

La moschea Al-Azhar al CairoL’attesa per la visita è grande anche presso l’università e la moschea di al-Azhar, come conferma un’altra intervista rilasciata all’agenzia SIR da Kadri Abdelmottaleb, capo del protocollo del centro universitario, che definisce il viaggio di papa Francesco come “una visita storica”. «C’è grande attesa per questa visita», ha affermato Abdelmottaleb. Il papa, infatti, parteciperà anche alla Conferenza internazionale per la pace promossa dalla stessa università sunnita. Per questo sono attese numerose delegazioni provenienti da diversi Paesi mediorientali e non solo. Papa Francesco prenderà la parola in occasione di questo convegno e lo farà al fianco dell’Imam el-Tayyib come segno tangibile di dialogo fra cristiani e musulmani. Per questo, afferma il capo di protocollo, «stiamo organizzando una accoglienza degna per tutti. Papa Francesco è un uomo di pace e lo accoglieremo con grande onore».

La Conferenza sarà uno dei momenti centrali della visita apostolica del pontefice in Egitto e avviene all’indomani di una serie di attacchi rivendicati da Isis contro luoghi di culto cristiani con molte vittime. Il significato di questa conferenza è stato chiarito anche dall’ambasciatore Abdel Rahman Moussa, consigliere del Grand Imam per le relazioni esterne, che ricorda come il Grand Imam, durante la visita dello scorso anno in Vaticano, «aveva annunciato che al-Azhar avrebbe organizzato una conferenza di tutti i leader religiosi per approfondire il dialogo, promuovere una comune comprensione tra le diverse religioni e fare appello a tutti i leader del mondo affinché facciano del loro meglio per lavorare insieme, combattere il terrorismo e respingere ogni forma di estremismo».

Questi atteggiamenti analoghi presi congiuntamente dal papa e dal Grande Imam di una moschea tradizionalmente considerata punto di riferimento, anche se non totale, dei musulmani sunniti rivestono una importanza fondamentale. Al convegno sono state invitate oltre 200 personalità di tutto il mondo. Non si tratta solo di rappresentanti del mondo musulmano ma anche «delle principali Chiese del Medio Oriente per approfondire il dialogo. Siamo tutti chiamati a lavorare insieme e siamo tutti partner nel ricercare la pace − ha sottolineato il rappresentante di al-Azhar −. Il terrorismo non ha religione, non ha patria. Nessuna religione nel mondo può permettere l’uccisione delle persone», ha insistito l’ambasciatore Moussa, che ha sottolineato come dopo i recenti attacchi sia nelle chiese copte che nel Monastero di Santa Caterina, «Al-Azhar ha diffuso una dichiarazione di forte condanna di questi atti terroristici compiuti verso tutti, verso i nostri cristiani in Egitto e in ogni altra parte del mondo». In effetti, come spesso si dimentica, «il terrorismo non distingue tra musulmani e non musulmani, ma mira a terrorizzare le persone e a creare un clima di instabilità». Per questo motivo anche al-Azhar sta cercando «di far fronte a questa ideologia e a questo tipo di azioni che sono totalmente contro l’Islam e ogni tipo di religione. Stiamo lavorando duro per fronteggiare questi atti».

È indubbio che il papa sia riconosciuto come «uno dei principali leader che può condurre il mondo verso la pace e la sicurezza e per questo – afferma ancora l’ambasciatore − abbiamo deciso di riallacciare i rapporti di dialogo perché lo consideriamo un uomo moderato e un uomo di pace, e questi sono gli stessi nostri obiettivi. Ed è anche per questo che abbiamo deciso di lavorare insieme a lui e speriamo che questa Conferenza getti una luce in questo tempo triste che stiamo vivendo, colpiti da questi atti di terrorismo sparsi ormai in tutto il mondo».

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