Il papa ai ragazzi: affrontiamo insieme le crisi per vincerle

Non è una vergogna aver paura, anzi: tutti proviamo timore per qualcosa. l'importante, ha detto papa Francesco agli adolescenti, è parlarne, per poterle cacciare via. Ricordate questo: le paure vanno dette. Il suo invito ai ragazzi: siate felici!
Incontro del papa con gli adolescenti, foto LaPresse

Affrontare le paure, vivere con il cuore aperto agli altri, affidarsi a Maria, che ha pronunciato con fiducia il suo «Eccomi». Così papa Francesco ha incoraggiato gli 80mila adolescenti giunti a Roma per partecipare al pellegrinaggio organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana.

«Questa piazza attendeva da tempo di riempirsi della vostra presenza, dei vostri volti, e del vostro entusiasmo», ha detto loro il papa. «Oggi, tutti voi, siete insieme, venuti dall’Italia, nell’abbraccio di questa piazza e nella gioia della Pasqua che abbiamo appena celebrato». Il clima di festa non permette, tuttavia, di dimenticare le «nubi che oscurano il nostro tempo»: la pandemia, la guerra e «in tante regioni della Terra ingiustizie e violenze che distruggono l’uomo e il pianeta» e rendono il futuro dei giovani compromesso, incerto.

Ma la speranza è più forte: «Gesù ha vinto le tenebre della morte», ricorda papa Francesco. «Il buio ci mette in crisi; ma il problema è come io gestisco questa crisi: se la tengo solo per me, per il mio cuore, e non ne parlo con nessuno, non va. Nelle crisi si deve parlare con l’amico che mi può aiutare, con papà, mamma, nonno, nonna, con la persona che può aiutarmi». Insieme si affronta la crisi, insieme si vince, si torna a sperare: «la vita è bella, la vita è per viverla e per darla agli altri, la vita è per condividerla con gli altri, non per chiuderla in sé stessa», dice il papa.

Il pomeriggio è scandito dalla presenza di personaggi della musica e dello spettacolo, dalle testimonianze di giovani che hanno saputo attraversare il buio delle difficoltà, delle fragilità e sono riusciti a “illuminare” le crisi con la forza che viene dalla fede e il sostegno degli amici e della famiglia. Raccontano la loro storia, passano il testimone ai coetanei presenti in piazza, sanno infondere coraggio e speranza: la vita può sempre rinascere perché Dio «in ogni momento della vita vuole che stiamo bene, fa il tifo per noi», afferma Alice al termine della sua testimonianza.

Foto di Gabriele Pellai

Parole che hanno un’immediata risonanza: «Uno dei momenti della giornata che più mi ha colpito è stato quando quattro ragazzi hanno parlato dei momenti bui che hanno attraversato durate la loro adolescenza – racconta Anna, 14 anni, arrivata da Valfabbrica, in Umbria -. Quei racconti mi hanno portato a riflettere e sono giunta alla conclusione che noi adolescenti troviamo molta difficoltà a parlare, per paura di essere giudicati, ma la maggior parte delle volte, parlando, chiamando le cose per nome, usciamo da pensieri sbagliati che talvolta ci portano a vivere momenti bui. Infatti, parlare con persone importanti è una delle “tappe” per me principali e fondamentali».

Nel suo gruppo c’è anche Francesco di 16 anni che, tornato a casa, commenta: «Giornata fantastica, siamo tornati a casa con il cuore sereno e pieno di gioia. Vedere così tanti giovani, nostri coetanei ci ha arricchito e stimolato a continuare il nostro percorso di fede».

#Seguimi è stato lo slogan dell’incontro: un richiamo alla ricerca del senso dell’esistenza, un invito che i ragazzi e le ragazze hanno accolto con gioia ed entusiasmo. Francesco ha 13 anni e frequenta la terza media presso l’Istituto Gonzaga di Milano. Ha percorso tanti chilometri per essere in piazza S. Pietro il lunedì dell’Angelo insieme ai suoi amici. Nel cuore, attese e speranze: «Il momento più bello dell’incontro è stato l’attesa prima dell’arrivo del santo padre, quella sensazione di impazienza e gioia per quello che sta per accadere dato che, ciò che è davvero importante e che ti aiuta a prepararti, riconoscere e apprezzare una situazione, è l’attesa che precede quella sensazione». Vanno in profondità le parole del papa, indicando una strada, una direzione per la vita. «Quello che mi ha colpito maggiormente è stato l’invito del papa ad avere il “fiuto” della realtà e, come ha fatto Giovanni nel riconoscere Gesù risorto, identificare il giusto e il male, il buono e il cattivo nella vita di tutti i giorni».

Gli fa eco Carlotta, 17 anni, che frequenta il suo stesso Istituto: «Ciò che più mi ha colpito del discorso fatto dal Papa per noi ragazzi è stato quando ci ha suggerito di non avere paura della vita e di viverla, di assaporarla, di condividerla, di donarla a chi amiamo e a chi ci ama, perché a volte noi adolescenti abbiamo paura del futuro e di ciò che può riservarci, abbiamo paura perché pensiamo di non avere nessuno, ma abbiamo la fede; è l’amore che ci deve spingere a vivere e a non aver paura di farlo». Torna a casa con la consapevolezza e la gioia di non essere sola. «Ciò che mi rimarrà sicuramente nel cuore sono le potenti grida di gioia che mi rimbombano ancora dentro, i sorrisi e i silenzi di tutti quei ragazzi che erano lì per il mio stesso motivo, e solo lì mi sono accorta di non essere sola, di non essere l’unica ragazza diciassettenne ad avere ancora fede. Penso che la cosa che più rimarrà nel cuore sia stato quando, dopo la benedizione, il santo padre ha detto “siate felici”; ecco, lì mi sono sentita in pace, profondamente, e la cosa più strana è che non saprei spiegarne il perché».

Leggi il messaggio integrale del papa ai ragazzi.

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