Pandemic, poverty and social capital

L’emergenza sanitaria e le persone a rischio indigenza. Il tessuto sociale in movimento e il valore dei rapporti. Il ruolo della società civile e la resilienza del Paese. L'articolo è offerto ai lettori in inglese e in italiano.
Pandemia, povertà e capitale sociale - Pandemic, poverty and social capital. (AP Photo/Lynne Sladky)

Episode 1.  Rome, Marconi area. On a bench there are shopping bags with bread, tomato puree, pasta, milk and other groceries. A sign says “Whoever can, leave something with love, whoever is in need, take with love“.

Episode 2. A group of professionals launch the “suspended idea” project. A platform for the exchange of concrete ideas to support small businesses and real economy. All for free. Those who have an idea make it available, those who consider it useful for their business can put it into practice.

Episode 3. In a Madrid hospital during these days of health emergency, a taxi driver brings many patients in and out of the hospital, without asking for any compensation. One day the taxi driver receives the usual call from the hospital, but instead of a patient waiting for him, he finds a group of doctors and nurses who welcome him with a thunderous applause, all in standing ovation, thank him for the service and give him an envelope.

Experiences of this kind have happened in every corner of the earth. A generalized outburst of solidarity that gives some breathing space to many people in need. It would be naive to think that civil society alone can resolve the serious crisis caused by the Covid-19 pandemic. Especially because, apart from the health aspects, many people who are not necessarily in a problematic situation in times of stability are at economic risk. The latest available data (2018 incomes) tell us that in Italy 20.3% of people are “at risk of poverty” (against a European average of 17.1%).

persone-a-rischio-di-povertaThis indicator represents the number of people with an income below 60% of the national median income. For a family of two adults and two children this threshold is about €21,200 per year. It is not a measure of poverty, and does not necessarily indicate a low standard of consumption. Rather, it refers to people and households with low spending capacity, for whom an unexpected economic shock could jeopardise their ability to access essential goods. It is precisely in this sense that the crisis generated by the pandemic can have an important impact on our Country.

But there is interesting evidence in this context: numerous studies show that the risk of poverty is more widespread in contexts of social exclusion, where people are socially isolated and have no one else to turn to in case of economic or relational need.

Relationships are therefore an important resource for fighting the risk of poverty. The three episodes mentioned at the beginning are the narration of a social fabric in motion, of the presence of non-economic resources that make a real contribution. In order to overcome this crisis, political choices oriented to the common good and a massive financial support are certainly needed. But the role of civil society, not necessarily organized, is fundamental for the resilience of the Country. Particularly where institutions do not arrive, we observe a sort of collective effervescence, to use an expression dear to the sociological repertoire, which is able to produce services of social support, redistribution of essential resources, and welfarein an informal and spontaneous way.

State, market and citizens play the same game. To each their own role, but only by teaming up together “everything will go well”.

 

Controllo virus tra i poveri in Sudafrica. (AP Photo/Themba Hadebe)
Controllo virus tra i poveri in Sudafrica. (AP Photo/Themba Hadebe)

Episodio n.1. Roma, zona Marconi. Su una panchina ci sono delle buste con pane, passata di pomodoro, pasta, latte e altri generi alimentari. Su un cartello c’è scritto «Chi può lasci con cuore, chi ha bisogno prenda con amore».

Episodio n.2. Un gruppo di professionisti lancia il progetto ”idea sospesa”. Una piattaforma per lo scambio di idee concrete per il sostegno alle piccole imprese e all’economia reale. Tutto gratis. Chi ha un’idea la mette a disposizione, chi la ritiene utile per la propria attività può metterla in pratica.

Episodio n.3. In un ospedale di Madrid in questi giorni di emergenza sanitaria, un tassista porta dentro e fuori dall’ospedale molti pazienti, senza chiedere alcun compenso. Un giorno il tassista riceve la solita chiamata dall’ospedale, ma invece di attenderlo un paziente, trova una schiera di medici e infermieri che lo accolgono con un fragoroso applauso, tutti in standing ovation, lo ringraziano per il servizio e gli consegnano una busta.

Esperienze di questo genere sono sorte in ogni angolo della terra. Uno slancio generalizzato di solidarietà che dà un po’ di respiro a molte persone in difficoltà. Sarebbe ingenuo pensare che la società civile, da sola, possa risolvere la situazione di grave crisi dovuta alla pandemia di Covid-19. Soprattutto perché, al di là degli aspetti sanitari, sono a rischio economico molte persone che non necessariamente si trovano in condizioni problematiche in periodi di stabilità. Gli ultimi dati disponibili (redditi 2018) ci dicono che in Italia il 20,3% delle persone è “a rischio di povertà” (contro una media Europea del 17.1%).

Questo indicatore rappresenta il numero di persone con un reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. Per una famiglia di due adulti e due bambini questa soglia è di circa 21.200 euro l’anno. Non è una misura di povertà, e non necessariamente indica un basso standard di consumi. Si riferisce piuttosto a persone e famiglie con capacità di spesa contenuta, per le quali uno shock economico inatteso potrebbe mettere a rischio la capacità di accesso a beni essenziali. Ed è proprio in questo senso che la crisi generata dalla pandemia può avere un impatto importante nel nostro Paese.

Ma in tale quadro c’è una evidenza interessante: numerose ricerche mostrano che il rischio di povertà è più diffuso in contesti di esclusione sociale, dove le persone sono socialmente isolate e non hanno altri a cui rivolgersi in caso di bisogno economico o relazionale.

Le relazioni sono quindi una risorsa importante di contrasto al rischio di povertà. I tre episodi citati all’inizio sono la narrazione di un tessuto sociale in movimento, della presenza di risorse non economiche che danno un contributo reale. Per superare questa crisi servono certamente scelte politiche orientate al bene comune e un imponente supporto finanziario. Ma il ruolo della società civile, non necessariamente organizzata, è fondamentale per la resilienza del Paese. In modo particolare dove non arrivano le istituzioni, osserviamo una sorta di effervescenza collettiva, per usare un’espressione cara al repertorio sociologico, che è in grado di produrre in modo informale e spontaneo servizi di supporto sociale, redistribuzione di risorse essenziali, welfare.

Stato, mercato e cittadini giocano la stessa partita. A ciascuno il proprio ruolo, ma solo facendo squadra insieme “andrà tutto bene”.

 

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