Pandemia, il Covid 19 continua a mietere vittime

Aumentano i contagi e nei Paesi asiatici e in Australia il Covid 19 fa di nuovo paura: basta abbassare la guardia solo un po', e si ricomincia da capo. Cosa fare?

Da Bangkok, dove vi scrivo, si può monitorare bene la situazione di tutta l’Asia: Australia, Giappone, Hong Kong, Vietnam hanno visto ‘risorgere’ il Covid 19 con una forza e una velocità nei contagi che ha dell’incredile. L’Australia ha riadottato le misure di lockdown per la città di Melbourne, dove per le prossime sei settimane si ritornerà al lockdown con la chiusura di aziende e scuole e solo un membro per famiglia potrà uscire di casa per le spese, restando però entro il raggio di 5 kilometri da casa. Attualmente ci sono più di 24.500 casi di Covid 19 con 502 decessi: lo Stato più colpito quello di Victoria. Hong Kong sta sperimentando già la terza ondata del coronavirus, con 4.756 infetti, 81 morti e 4.200 guariti.

Il Giappone aveva sorpreso tutti, con il suo ‘metodo giapponese’ di contrastare il virus, praticamente con un ‘soft lockdown’ che è durato fino a domenica scorsa, quando si è avuto il quinto giorno consecutivo di infezioni, per un totale di 64.668 casi e 1.226 morti. I nuovi studi parlano di epicentri di infezioni scoppiati a causa di 40enni che non hanno alcun sintomo e non seguono nessuna misura di cautela nei confronti degli altri soggetti. Anche in Giappone, c’è un drastico cambiamento di tendenza, con molta ppiù attenzione alle misure di prevenzione.

Per il Vietnam, dopo 99 giorni di assenza di nuovi casi e più di 300 registrati complessivamente, e soprattutto, nessun morto dall’inizio dell’epidemia da Covid 19 (solo persone infette “importate”, cioè arrive da altri paesi e messe in quarantena obbligatoria per chiunque entri nel Paese) alla fine di luglio nella città di Danang è scoppiato un vero e proprio focolaio d’infezione. La causa: sembra appurato che dei trafficanti abbiano introdotto illegalmente e sotto pagamento di somme di denaro un certo gruppo di cittadini da paesi limitrofi, che probabilmente, ignari di essere infetti, hanno portato il virus ed infettato dei cittadini vietnamiti che sono poi arrivati in ospedale a Danang. E proprio lì è maturata la nuova cellula epidemica, che ha portato a quasi 600 persone circa infette in pochi giorni e ad oggi che scrivo, anche 30 morti.

Danang, al momento è stata evacuata degli 80 mila turisti locali che, per le vacanze estive, si trovavano in città, e messa sotto lockdown. Un duro colpo all’economia del paese, che vede contagi, ad oggi, anche nella capitale Hanoi e ad Ho Chi Minh city. Insomma, un bel guaio, per un paese che era riuscito ad evitare morti ed aveva rispedito a casa, sano e salvo, in Inghilterra, ‘il paziente numero 91’, un pilota della Vietnam Airline. Anche in Vietnam, si ricomincia da capo, praticamente, con 103.268 persone in stato di quarantena, le misure di distanziamento, mascherine e lavaggio frequente delle mani per tutte i 97 milioni di abitanti.

Il famoso dottor Fauci dagli USA, alcuni giorni fa, ha affermato: «Non esiste e non esisterà mai un “silver bullet” (una pallottola infallibile) capace di uccidere inesorabilmente il (virus, ndr) killer. Le misure di prevenzione dovranno accompagnare i vaccini e le varie cure che sono ancora allo studio nel mondo». Si pensa ai circa 167 studi e farmaci in preparazione, con alcuni in sperimentazione della fase 3, cioè con prove sulle persone.

Quali saranno le prime aziende a produrre farmaci efficaci? Quelle russe hanno già registrato un vaccino (Sputnik V) e si apprestano a registrarne il secondo, con molti dubbi daparte della comunità medica internazionale: i test per questi vaccini non sono stati resi pubblici, come da protocollo e la comunità internazionale non può verificare la validità dei risultati finora ottenuti.

Anche le aziende cinesi hanno anche approvato un vaccino (testato dalle forze armate che lo hanno iniettato al personale militare già da luglio) e stanno testando il vaccino in Brasile, come anche le aziende inglesi e americane, per poter ottenere la certificazione dall’WHO. Ci conviene riascoltare le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, più che guardare la corsa ai vaccini, di chi arriveà prima all’approvazione ed alla certificazione internazional: i suoi sono appelli all’unità, alla coordinazione dei progetti, alla solidarietà del genere umano e in definitiva, all’umiltà verso una crisi umanitaria che non ha precedenti nella storia moderna e che ci coglie tutti impreparati. Il Covid 19 è un virus che ci vuole uniti nel combatterlo e umili nell’accettare che da soli non lo possiamo sconfiggere. Mi vengono alla mente anche le parole di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, pronunciate qualche anno fa: «Unità. Se il mondo pronunciasse e vivesse questa parola, si fermerebbe, come di colpo, e invertirebbe il suo cammino».

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