Pacs,ccs..e la famiglia?

Sono iniziate le grandi manovre politiche, preludio alla campagna elettorale per le votazioni della prossima primavera. La tensione si alza, la confusione cresce. Ogni dichiarazione, ogni proposta è come un fiammifero sulla benzina. Soprattutto a proposito di temi sociali ed etici. Stiamo parlando delle recenti polemiche sorte sui media relative al riconoscimento giuridico pubblico delle coppie di fatto, delle convivenze etero ed omosessuali. Tutto nasce da come i vari candidati, nel loro programma di governo, dichiarano di voler risolvere il problema della eventuale regolazione dei diritti delle coppie basate su un vincolo diverso dal matrimonio. La faccenda è già stata affrontata e risolta da Spagna e Francia, con soluzioni non prive di contraddizioni, che stanno ancora lacerando l’armonia sociale. Comunque, come non convenire che è necessario assicurare diritti fondamentali e forme di assistenza sociale alle unioni di fatto, anche a quelle formatesi per un minimo di solidarietà? Si tratta di un problema profondamente umano. Ho raccolto recentemente le confidenze di una coppia anziana, con una figlia legata da una omo-convivenza, in un ambiente totalmente ostile, senza alcuna sicurezza sociale. Si tratta di situazioni incongrue di una società che poi ha il coraggio di rivendicare radici cristiane. D’accordo che statisticamente parliamo di una minoranza, ma sono sempre e comunque figli nostri coloro che vivono in queste situazioni e vorremmo che la sicurezza sociale di base consenta a tutti condizioni di vita umane, senza emarginazione e derive esistenziali. Il clamore mediatico è esploso perché il riconoscere diritti e tentare di normare questi modelli di convivenza rischia di confliggere con alcuni articoli della nostra Costituzione, del diritto pubblico, privato, eccetera. Ma soprattutto finisce per equiparare unioni che non vogliono alcun tipo di impegni sociali, alla famiglia naturale che invece di doveri e impegni sociali si fa un grande carico. Ma, se si vuole, a tutto si può trovare soluzione. E siamo così arrivati al vero punto cruciale, che è la famiglia che accoglie la vita umana. In questo gran bailamme di pacs, ccs, programmi, proteste, interventi e dibattiti avvelenati, la grande dimenticata è lei, la famiglia che ha figli. Sta in un angolo, ospite ingombrante di un sistema, che sembra fatto (e tende sempre più a modificarsi in tal senso) per i single e per le famiglie di massimo due persone, i clienti privilegiati di industrie, servizi, commercio, istituzioni. In questa direzione lavora anche la massiccia operazione in favore dell’omosessualità, che di questi tempi tappezza media e strade con campagne pubblicitarie raffinate e dispendiose. La dominanza culturale-economica dei single trenta-quarantenni in carriera manipola l’informazione mediatica non solo attraverso la pubblicità, ma anche condizionando la funzione culturale di tv, cinema, editoria. La famiglia proletaria, sempre a caccia di offerte nei super-discount, è davvero stanca di tendere la mano per raccogliere le briciole dei precedenti governi e di questo. Vogliamo parlare dei valori, della visione dell’uomo e della società, delle prospettive sul futuro, degli interessi politici e di mercato sottesi in questa situazione? Fare comunicazione costruttiva su questo tema è un impegno serio e complesso che sentiamo come un dovere. Occorrerebbe cercare insieme di capire come siamo arrivati a questo punto, rifare il percorso storico-sociale; scoprire in quale contesto politico si colloca, svelare le spinte ideologiche sottese ma anche gli interessi elettorali in gioco. E poi sarebbe bello prevedere (per stare al concreto) quali innovazioni positive ci porterebbe questo riconoscimento di diritti, quali le ripercussioni negative da evitare (come sottrarre fondi a destinazioni più urgenti); che rapporto c’è fra questo problema e altri grossi problemi esistenti soprattutto in Italia… Quali? C’è solo l’imbarazzo della scelta – dice Alberto Friso, già vicepresidente del Forum delle famiglie -. Ad esempio, l’andamento demografico negativo che porterà presto il paese a non aver fondi per le pensioni, a non avere assistenti per gli anziani infermi, eccetera; la mancanza di asili nido per i pochi bambini che nascono, mentre le madri sono costrette a lavorare perché un solo stipendio non basta; insegnanti ed educatori sottopagati e demotivati, con inevitabile svalutazione del capitale-umano del domani; gli assegni familiari rubati (vale a dire trattenuti dalle buste-paga dei lavoratori e non distribuiti nella stessa misura per i figli) per tentare di ripianare il deficit dell’Inps; le tariffe di acqua, luce e gas calcolate in modo progressivo, per cui, ad ogni figlio che arriva e aumenta i consumi, il costo non viene addebitato secondo un coefficiente famigliare bensì geometricamente. E si potrebbe continuare…. Mentre scriviamo arriva una notizia d’agenzia. La Francia, che ha già la natalità più alta d’Europa, intende incentivare le nascite con un assegno mensile e agevolazioni fiscali, per assicurare al paese un completo ricambio generazionale, e quindi offre più soldi per il terzo figlio. Il primo ministro De Villepin ha annunciato l’introduzione di un nuovo congedo parentale di un anno, dell’importo mensile di 750 euro, che scatterà al terzo figlio, più un raddoppio del credito di imposta per le spese di custodia della prole. Il nuovo congedo coesisterà col precedente che dura tre anni. De Villepin ha sottolineato che vuole permettere una migliore conciliazione tra vita professionale e vita familiare fino alla maggiore età del figlio. Ha altresì annunciato l’istituzione di una tessera che dovrà consentire alle famiglie numerose di avere beni e servizi a tariffe ridotte, dato che l’attuale carta famiglia numerosa dà diritto ad agevolazioni solo nel settore dei trasporti. Nonostante l’euro, la crisi internazionale, il rincaro del petrolio, l’invasione commerciale cinese e così via, un paese che lo vuole davvero ha sempre la possibilità di aiutare la famiglia nel suo ineludibile compito sociale. Anche se non è monetizzando i servizi che si risolvono questi problemi che hanno radici culturali – commenta Friso -. Occorre un vero riconoscimento e sostegno alla funzione di promotrice di relazionalità sociale svolta dalla famiglia. Non si può pensare di risolvere tutto coi bonus economici. Ma intanto, è meglio che niente. A proposito, un grazie sincero al cardinal Ruini per aver affermato al Consiglio della Cei che il paradosso della nostra situazione è che il sostegno pubblico alla famiglia in Italia è invece molto minore, meno moderno e organico, pur in presenza di una gravissima e persistente crisi della natalità che sta già provocando, e causerà assai di più in futuro, ingenti danni sociali. Lucida affermazione, ma nessuno se ne è accorto. Per quasi tutti i media nazionali, la notizia era che Ruini aveva affondato Pro PACS FRANCESE (patto civile di solidarietà) è una forma di contratto di convivenza a tempo indeterminato tra due persone (con esclusione dei fratelli e di altre forme di parentela), che non comporta modifiche allo stato civile, ma che avviene davanti ad un pubblico ufficiale ed è seguito da una registrazione civile. Consente una riduzione del carico fiscale e l’accesso a prestazioni pubbliche finora riservate ai coniugi. Può essere sciolto anche per volontà unilaterale di un solo componente. PACS ITALIANO (proposta Grillini) simile a quello francese, con in più una vera modifica allo stato civile. Anagraficamente è equiparato al matrimonio. I diritti successori spettanti ad un convivente sono estesi anche all’altro, così come la pensione di riversabilità. CCS (contratto di convivenza solidale) proposta presentata da Francesco Rutelli, leader della Margherita. È un contratto di diritto privato che quindi non impegna lo stato ad un riconoscimento istituzionale e non incide sulla disciplina tributaria e previdenziale. Prevede mutua assistenza con beni ed abitazione in comune, obbligo di mantenimento e partecipazione alle spese comuni. Possibilità di lasciare al convivente una parte dell’eredità nei limiti della quota disponibile, senza ledere quindi i diritti ereditari riservati per legge ai successori legittimi.

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