Appello per la pace in Costa d’Avorio

I Vescovi del Paese invitano la popolazione a tre giorni di digiuno e preghiera per la pace sociale minacciata da tensioni crescenti e rivolte militari
Foto recente referendum tenutosi il 30 ottobre 2016 in Costa D'Avorio (AP Photo/Diomande Bleblonde)

La situazione in Costa d’Avorio comincia a essere preoccupante e le tensioni in atto da settimane registrano alti e bassi senza permettere di abbassare la guardia.

Anche la Chiesa cattolica scende in campo e prende una posizione decisa per la pace.

In un appello rivolto a tutti i cittadini ivoriani – uomini e donne di buona volontà – i vescovi della Costa d’Avorio riuniti a Katiola per la 105° Assemblea plenaria, incoraggiano a lavorare senza sosta per la riconciliazione.

Il 6 gennaio era cominciata una rivolta armata di parti dell’esercito che chiedevano un aumento di stipendio. Momenti di paura in diverse città del Paese, come Bouaké, dove la rivolta è partita, e poi Man, Daloa, Daoukro e Korhogo.

La situazione sembrava risolta in pochi giorni e senza vittime, grazie a un accordo proposto dal presidente Ouattara, ma poco dopo è stata la volta del porto di Abidjan, la capitale economica, bloccato da alcuni gruppi paramilitari. Risolta anche questa, è cominciato lo sciopero di 5 giorni dei funzionari statali e c’è chi paventa l’arrivo dei soldati francesi per ripristinare l’ordine, o almeno infondere sicurezza nella zona.

In un Paese di “pace giovane” – l’ultima guerra civile si è combattuta fino al 2011 – questi segnali di malcontento non sono da ignorare. Ed è prima di tutto un invito alla conversione personale che fanno i prelati ivoriani, osando chiedere alla popolazione cristiana 3 giorni di digiuno e di preghiera dal 25 gennaio, per concludere poi con una messa solenne per la pace in tutte le parrocchie del Paese.

 

Noi vescovi cattolici della Costa d’Avorio, sottolineiamo la nostra inquietudine di fronte agli avvenimenti sociali che scuotono il nostro Paese: il malcontento dei militari, lo sciopero dei funzionari e agenti dello Stato. In effetti bisogna riconoscere che un malessere sociale persiste in seno alla popolazione”, scrivono in un messaggio diffuso con tutti i mezzi, a partire da quello più vicino alla gente: il telefono.

 

“Sentimenti di frustrazione e di rivolta abitano ancora i cuori di numerosi ivoriani. I processi in corso, lontano dal lenire gli spiriti, suscitano inquietudini.

Alcuni dei nostri compatrioti sono ancora ingiustamente detenuti in prigione e altri vivono in esilio, lontano dal Paese.

Molti dei combattenti e militari implicati nelle crisi successive che hanno scosso il nostro Paese non sono sereni, circa il loro futuro. Molti giovani che avevano sperato in una vita migliore impegnandosi accanto ai politici, esprimono sempre più la loro delusione e la loro amarezza. Tutto questo clima è deleterio, se noi non ne prendiamo coscienza, rischia di compromettere gravemente tutti i risultati acquisiti, frutto dei nostri sforzi. Per questo invitiamo immediatamente tutte le componenti della società ivoriana a ritrovarsi attorno a uno stesso tavolo per dibattere tutte le questioni relative alla sicurezza, alla scelte di vita, alla disoccupazione dei giovani alle condizioni di lavoro, alla situazione salariale”.

Questo deciso intervento per la pace fa seguito all’impegno preso dalla Chiesa cattolica ivoriana all’inizio del 2017, in un messaggio a firma del card. Jean Pierre Kutwa, arcivescovo metropolita di Abidjan.

Per i governanti non c’è solo un monito, ma anche un grazie, “per tutto quello che fate per lo sviluppo del nostro Paese”. Chiedono però “che sia fatto uno sforzo in più in vista della redistribuzione dei frutti della crescita, di una giustizia equa e della facilitazione del ritorno degli esiliati, con delle garanzie di sicurezza per tutti”.

“Vi esortiamo a lavorare senza sosta alla vera pace – continua l’appello – per una riconciliazione sincera di tutti i figli e di tutte le figlie della Costa d’Avorio. Voi avete certamente permesso la liberazione dei prigionieri e il ritorno al Paese di molti esiliati, ma vi incoraggiamo a fare di più per arrivare alla liberazione di tutti i detenuti delle crisi militari e politiche che si sono succedute nel nostro Paese”.

Sono parole di comprensione, e di “condivisione di sofferenze e angosce” per quanti ancora dopo molti anni sperano ancora, anche se l’alba all’orizzonte non si vede ancora. “Da qui il fronte sociale in ebollizione. Davanti a questo stato di fatto, vi chiediamo di non cedere alla tentazione della violenza come mezzo di rivendicazione, ma di accogliere il dialogo nella giustizia e la verità come vie per regolare i problemi sociali ed economici. Così voi potrete offrire alla Costa d’Avorio, la chance di avanzare sul cammino della prosperità per tutti. Noi, vostri padri vescovi, ci rendiamo disponibili per accompagnare questo processo di dialogo e di riconciliazione e a sostenerlo nella preghiera”.

“A voi cari figli e figlie in Cristo, come sapete, Dio è il principe della pace e di ogni riconciliazione. Vi invitiamo a osservare con noi, tre giorni di digiuno e di preghiera a partire da mercoledì 25 gennaio per la pace sociale. Domenica 29 gennaio 2017 sarà celebrata una Messa in tutte le nostre parrocchie alla fine di questo triduo di digiuno e preghiera. Possa la Vergine Maria, nostra signora della Pace, concedere la grazia della pace al nostro Paese”.

(Katiola, 22 gennaio 2017, i vostri Padri arcivescovi e vescovi della Costa d’Avorio)

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