Pace fragile, ma meglio di niente

A Minsk l’asse franco-tedesco impone un accordo che però lascia aperte non poche zone d’ombra. Riuscirà la tregua ad imporsi sui combattimenti? Corrispondenza da Kiev
Merkel e Hollande con Putin e Poroshenko

Come si sa, i leader che hanno partecipato al vertice in “formato Normandia” sul conflitto nell’Est ucraino a Minsk hanno trovato un accordo, dopo una maratona notturna di 16 ore. Una dichiarazione comune che sostiene gli accordi di Minsk dello scorso settembre, a partire da un cessate il fuoco che entrerà in vigore dalla mezzanotte di sabato 14 febbraio. Seguirà il ritiro delle armi pesanti, anche se resta controversa la zona di Debaltsevo che Kiev non vuole cedere ai separatisti filorussi, negando che le sue truppe siano circondate dai ribelli.

Tutti i prigionieri di guerra del conflitto nel Donbass saranno liberati «entro 19 giorni» secondo una «formula tutti per tutti», ha aggiunto il presidente ucraino Petro Poroshenko. È stato altresì ribadito l’impegno a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale ucraina. A sua volta, il gruppo di contatto (Mosca, Kiev, Osce, filo-russi) ha approvato un documento con una roadmap per attuare gli accordi di Minsk.

Nei negoziati di Minsk si è raggiunto un accordo per «il ritiro di tutte le truppe straniere dal territorio ucraino», ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko, aggiungendo che «tutti i mercenari devono essere ritirati dal territorio ucraino nel prossimo futuro». Kiev e i suoi alleati occidentali accusano infatti Mosca di sostenere militarmente i separatisti con armi e combattenti.

Anche nei primi negoziati, nello scorso settembre a Minsk, erano stati concordati il cessate di fuoco e la creazione di una zona-cuscinetto. Ma la tregua non era durata a lungo. Mosca aveva supportato massicciamente i separatisti con uomini e mezzi, il che ha permesso loro di scavalcare la concordata linea di demarcazione. I separatisti hanno reso spuntate le armi degli osservatori dell'Osce, che dovevano monitorare il rispetto degli accordi di Minsk.

Lo scopo dell'iniziativa franco-tedesca è stato quello di rompere il ciclo di violenza apparentemente inarrestabile. L’andamento del conflitto armato dimostra che i separatisti non sono una congrega di soldati dilettanti armati di fucili. La loro avanzata è stata ben preparata militarmente. Le sconfitte di Kiev sul campo hanno portato il dibattito all’Est a valutare la fornitura di armi all’Ucraina. Con il loro avanzamento, i separatisti hanno infatti messo un cuneo conficcato nel ventre dell’Ucraina, ma forse anche in quello dell’Occidente. Gli americani hanno nei fatti già inviato istruttori militari a Kiev.

Il resto ora dipende da cosa Putin ha escogitato di notte nel palazzo dell’autocrate bielorusso Lukashenko. Forse servirà come punto di partenza per apportare prudenti correzioni alla rotta? O il vertice di Minsk sarà servito ancora una volta come semplice camuffamento della sua politica tradizionale di conflitti congelati in Europa orientale per mantenere in questo modo la democrazia e lo Stato di diritto lontano dai confini russi? Nelle formula della dichiarazione congiunta di Minsk non si possono trovare risposte a queste domande. Tuttavia Merkel, Hollande, Poroshenko e Putin riaffermano «il loro pieno rispetto dell'integrità territoriale e sovranità dell’Ucraina». Qui a Kiev si è convinti che «una tale conferma per Putin è pura presa in giro», come era avvenuto già per il Memorandum di Budapest del 1994.

Sempre qui a Kiev appare chiaro che Putin, se lo volesse, potrebbe porre fine alla guerra nell’Ucraina in pochissimo tempo. Ma nei fatti sembra proprio che nella notte dell’accordo altri 50 carri armati russi abbiano varcato la frontiera…

Merkel e Holland hanno fatto negli ultimi giorni tutto ciò che politicamente era possibile per arrivare a una tregua in Ucraina e a non lasciare che le tensioni tra Occidente e Russia crescessero senza fine. L'asse franco-tedesco ha dimostrato di essere solido. Tuttavia tante questioni rimangono ancora aperte, se si cerca veramente una via d'uscita. La strada per la pace è ancora lunga. Forse il non-risultato più evidente uscito dalla “nuova Minsk” è stato descritto dalla presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite. «La decisione è assolutamente debole – spiega –. Il problema del controllo delle frontiere non è stato risolto».

Questi accordi non sembrano una sconfitta per l’Ucraina. Il controllo operativo del Donbas attualmente è perso, i combattimenti ogni giorno costano la vita a tanti soldati e portano danni all’economia dell’Ucraina. Pertanto attualmente questi accordi sono l’unica possibilità di andare verso una soluzione. La domanda è, ora, come le parti gestiranno la tregua.

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