Pace e democrazia sotto attacco, l’impegno delle Acli

Festa con il papa per le Associazioni cristiane dei lavoratori a 80 anni dalla loro fondazione. Radici e frutti di una persistente inquietudine evangelica, tra scenari di guerra e crisi della democrazia.
Incontro Acli con papa Francesco. Intervento di Emiliano Manfredonia. Foto Uff. Stampa Acli
Ansa EPA/VATICAN MEDIA

Ad 80 anni dalla loro fondazione le Acli si sono incontrate, sabato primo giugno 2024, a Roma, prima in Aula Nervi e poi in Piazza San Pietro, con papa Francesco in un momento storico segnato dalla guerra che rischia di espandersi in Europa.

Il presidente nazionale Emiliano Manfredonia ha giustamente fatto riferimento nel suo saluto al papa all’inquietudine che contrassegna l’identità delle associazioni cristiane dei lavoratori costituitesi il 28 agosto 1944. 

Fu predominante, in quel tornante drammatico della storia, l’esigenza di organizzare la componente cattolica all’interno della realtà sindacale unitaria che, con il Patto di Roma del 3 giugno, prese il nome di Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil) dopo il ventennio dominato dal corporativismo in una Roma ridotta alla fame e ancora occupata dai nazifascisti dopo la fine ingloriosa delle velleità belliche di Mussolini e del Re Savoia che mandarono al massacro centinaia di migliaia di giovani italiani.

Achille Grandi (1883-1946), che non scese mai a patti con il regime e fu polemico verso ogni politica di accomodamento ecclesiale, guidò un passaggio decisivo per ridare voce al cattolicesimo sociale dentro un movimento sindacale segnato da forti attese rivoluzionarie, ancora evidenti nella Costituzione di una Repubblica democratica fondata sul lavoro, espresse dalle organizzazioni socialiste e comuniste. Bruno Buozzi, socialista della Fiom, fu catturato e ucciso il 3 giugno e il Patto di Roma porta quella data di fondazione anche se poi fu siglato, in effetti, il 9 giugno.

Achille Grandi, tra i fondatori del Partito popolare, riprese il lavoro interrotto nel 1926 quando dovette lasciare la direzione della Confederazione Italiana del Lavoro, il sindacato cattolico fondato nel 1918 che, prima della soppressione contava ben 2 milioni di iscritti.

Occorre sempre far riferimento alle radici per valutare la capacità di dare frutto di una grade associazione contraddistinta come ha detto il papa da uno stile popolare, sinodale, pacifico, democratico e cristiano.

Il colpo d’occhio della piazza piena di fazzoletti gialli, assunti come riconoscimento per l’occasione, assieme ai volti e alle storie dei partecipanti da ogni parte d’Italia e da una significativa presenza dall’estero, ha reso evidente la veridicità di questi tratti identitari che sono stati anche, nella storia delle Acli, all’origine di una forte dialettica interna e di momenti critici con la Chiesa.

Effetti di quella irriducibile inquietudine che contraddistingue la scelta evangelica radicale nella realizzazione della giustizia sociale. E ancora oggi Francesco ha invitato a declinare la loro identità cristiana nell’impegno a coltivare «un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole» di fronte a «visioni culturali che rischiano di annullare la bellezza della dignità umana e di lacerare la società».

Per questo motivo il papa ha potuto dire alle Acli: «So di condividere con voi l’impegno e la preghiera per la pace», invitandole ad essere «voce di una cultura della pace, uno spazio in cui affermare che la guerra non è mai “inevitabile” mentre la pace è sempre possibile».

Ed è questa una presa di posizione che i lavoratori e le lavoratrici delle Acli hanno assunto pubblicamente, mettendoci la faccia ben conoscendo il rischio di essere incompresi o fraintesi. «Intercedere per la pace – ha detto Francesco- è qualcosa che va ben oltre il semplice compromesso politico, perché richiede di mettersi in gioco e assumere un rischio».

Ed è questa la priorità ribadita nel percorso che accompagna, secondo lo stile democratico, l’associazione verso l’assemblea generale prevista dal 29 novembre al primo dicembre di questo anno.

Non una dichiarazione di facciata ma un impegno concreto che si delinea nell’opposizione allo svuotamento della legge 185/90 sul controllo e autorizzazione al commercio di armi che proprio grazie alle lavoratrici e lavoratori è stata introdotta in Italia. A partire da realtà attive e fiorenti come le Acli di Brescia è emersa l’attualità della messa al bando delle bombe nucleari che l’Italia non ha ancora fatta propria, a prescindere dai governi in carica, per questioni legate ad una certa interpretazione dei patti internazionali.

Due istanze chiare e non fumose condivise con Azione Cattolica, Comunità Papa Giovanni XXIII, Agesci, Movimento dei Focolari e Pax Christi.

Acli Roma, 1 giugno 2024. Foto Acli

Proprio alla vigilia dell’incontro di festa con il papa, il consiglio nazionale delle Acli ha ribadito che «la sfida principale cui dar voce in questo momento è la Pace, ripudio della guerra e richiesta che la comunità internazionale e l’Europa si facciano forza di pace per bloccare i conflitti in corso e aprire percorsi verso una pace giusta e sicura. La pace come nostro impegno culturale e politico per essere servizio e segno di speranza, partendo dall’incontro con e tra le persone, in circoli, servizi, progetti, nella preghiera e nell’ecumenismo. La pace come scelta per rilanciare a fianco di Ipsia il nostro impegno con i migranti, per scegliere l’ecologia integrale e affrontare insieme crisi ambientale e crisi sociale».

Il tentativo di rimuovere questa emergenza nel dibattito pubblico è l’indice più eclatante della crisi di democrazia in atto. Come ha infatti sottolineato il consiglio nazionale delle Acli, «siamo dentro un cambiamento d’epoca nel quale molte conquiste civili e sociali e la stessa democrazia paiono indebolirsi schiacciate dall’esplosione delle diseguaglianze e dall’espandersi della guerra globale a pezzi. Il mix esplosivo di ignoranza sulle nuove evoluzioni della tecnica e della scienza (Intelligenza Artificiale in primis) e concentrazione di potere di chi li controlla mette in discussione lo stesso statuto dell’essere cittadini e la democrazia. Occorre svolgere un’opera di alfabetizzazione, restituire alle persone e alle comunità le chiavi del proprio destino e volgere i mutamenti in corso in senso democratico».

Per questo motivo è da evidenziare la proposta di due iniziative di leggi popolari avanzata dalle Acli, assieme all’associazione Argomenti 2000, contro la corruzione politica e la mancanza di democraticità al loro interno oltre all’introduzione di forme di partecipazione dal basso capaci di incidere sulla legislazione pubblica.

Come ha fatto notare in una conferenza stampa Emiliano Manfredonia, ci  troviamo a pochi giorni dalle elezioni europee e amministrative con il rischio di «assistere ad una nuova vittoria dell’astensionismo dato che gli ultimi sondaggi ci dicono che solo un elettore su quattro è sicuro di andare a votare». Perché? «C’è una disillusione dei cittadini nei confronti dei partiti e di come gestiscono il potere – ha detto senza mezzi termini il presidente delle Acli-. Non si crede più che la politica possa cambiare la vita delle persone. Crescita delle diseguaglianze, lavoro povero, guerre, sono tutte promesse non mantenute delle nostre democrazie, è venuto il momento che i cittadini si riapproprino dei processi decisionali partecipando alla vita politica del Paese».

Oggi come nel 1944. Tempi di guerra. Tempi di scelte.

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