P. Gaetano Piccolo, Dio sceglie di farsi Parola

«Vi annunziamo ciò che abbiamo veduto» è il tema della IV Domenica della Parola, istituita da papa Francesco nel 2019 per ricordare a tutti che il Signore è sempre presente attraverso la sua Parola e cammina ogni giorno con noi. In occasione di questa giornata abbiamo intervistato P. Gaetano Piccolo, SJ, decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana
Parola

Nell’udienza generale dell’11 gennaio scorso, papa Francesco ha invitato tutti a riscoprire la passione evangelizzatrice iniziando dalle Scritture. Anche il sussidio di quest’anno della Cei ha come tema: Parola di Dio e missione. In che modo l’ascolto della Parola di Dio educa il cuore ad entrare in relazione con gli altri e ci aiuta a uscire da noi stessi?

Mi sembra che la dimensione missionaria sia iscritta nella Parola stessa, cioè non potrebbe essere diversamente. Se ci pensiamo, infatti, la parola, quella umana, serve a comunicare, la parola viene pronunciata per affermare innanzitutto che c’è un altro davanti a me, anche se talvolta quell’altro posso essere io stesso, quando mi dico qualcosa. Dio sceglie di farsi parola, cioè di affermare la nostra esistenza. La Genesi comincia infatti con l’affermazione di un Dio che parla: Dio crea parlando. E Giovanni ripartirà proprio da lì: in principio era il Verbo. Noi che abbiamo ricevuto questa parola non possiamo tenerla per noi, sarebbe un tradimento! La parola chiede di essere portata. Come Giovanni battista, così anche noi, per usare un’espressione di sant’Agostino, siamo chiamati a diventare voce affinché la parola possa essere trasmessa. Proprio per questa sua origine, la Parola di Dio non può mai essere contenuta dentro circoli chiusi, ma è una parola che travalica sempre i confini, spinge per essere portata sempre più lontano. Forse oggi stiamo forzando la Parola a rimanere dentro i recinti, ma parlare solo ai nostri non appartiene alla Parola di Dio. Nella Scrittura infatti ci accorgiamo che Dio parla nell’imprevedibile: Mosè per esempio incontra Dio in un roveto insolito, proprio quando si spinge oltre il consueto.

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P. Gaetano Piccolo

Quali sono gli ostacoli che, nella quotidianità, non ci permettono di ascoltare la Parola e come fare a porsi in ascolto?

Paradossalmente questo è un tempo nel quale possiamo accedere più facilmente alla Parola di Dio: se 50 anni fa non era scontato avere un Bibbia in casa, oggi è a portata di mano, possiamo leggerla attraverso i nostri cellulari, magari anche grazie ai post scritti da altri o ai messaggi che ci vengono inviati. In un certo senso la Parola è persino più vicina. Anche per chi è lontano dalla fede, può essere facile imbattersi per caso nella Bibbia. Il problema, credo, sia il contesto: quelle parole non le capiamo più. Quello che registriamo è la mancanza di strumenti che aiutano a decodificare il messaggio che riceviamo. Tutt’al più quello che rimane sono le frasi ad effetto, gli slogan, i messaggi che colpiscono l’emotività. Né d’altra parte è facile trovare chi ci aiuta a entrare nel testo biblico. Il grande problema, quindi, è a mio avviso ermeneutico. Anche nella predicazione non capita spesso di trovare omelie che aiutano ad avvicinare il testo biblico alla vita della gente.

 

In che modo possiamo lasciarci leggere dalla Parola di Dio e lasciarci trasformare da essa?

La bellezza della Parola di Dio, quello che personalmente mi affascina particolarmente, sta proprio nel fatto che la Bibbia è il grande libro delle dinamiche umane illuminate dall’amore di Dio. Se guardiamo bene, ritroviamo sempre i movimenti del cuore umano: i nostri sentimenti, le nostre paure, i nostri conflitti, le nostre scelte… Per me è diventata una chiave di lettura, parto sempre dalla convinzione che quello che sto leggendo mi riguarda. E se un testo non mi tocca, mi chiedo sempre che cosa non voglio vedere, perché sto facendo resistenza. Un testo illuminante, a mio avviso, si trova all’inizio del Vangelo di Marco, dove si racconta di un uomo che stava nella sinagoga, dove forse andava ogni sabato, ma che non si era accorto di essere abitato da uno spirito impuro, come per dire che ascoltava la parola, ma non si faceva toccare. Ho l’impressione che molte delle nostre assemblee domenicali siano di questo tipo, altrimenti non si capirebbe perché la nostra vita non viene messa in crisi dal Vangelo.

 

Che indicazione darebbe a una persona che non si è mai messa in ascolto della Parola, da dove iniziare?

Credo sia sempre valido il suggerimento di iniziare da un Vangelo come quello di Marco, che aiuta ad avvicinarsi in maniera molto diretta alla persona di Gesù. Ma soprattutto suggerirei di farsi accompagnare, di non temere di chiedere spiegazioni, eventualmente anche facendosi aiutare da qualche testo. Suggerirei anche di non avvicinarsi alla Parola solo con la testa, ma di lasciarsi toccare il cuore.

 

Qual è la Parola che è stata più importante per la sua vita e perchè?

Tra le mie cose più care c’è una piccola icona che alcuni amici hanno fatto fare apposta per me da una brava iconografa e rappresenta Pietro tirato su da Gesù mentre affonda. È una rappresentazione di Mt 14,22-36, il testo nel quale Gesù si avvicina ai discepoli che sono nella barca in mezzo alla tempesta. I discepoli pensano che Gesù sia un fantasma, perché nella paura non riescono a credere che possa salvarli. Pietro accetta la sfida di camminare sulle acque per andare incontro a Gesù. Mentre ha lo sguardo su Gesù, Pietro riesce a vincere la paura di morire, ma quando si ripiega su di sé, sui suoi limiti, sprofonda. È proprio in quel momento che Pietro fa l’esperienza di essere afferrato da Cristo e tirato fuori dalla morte. Questa immagine mi è molto cara perché sento di averla sperimentata sulla mia pelle più di una volta.

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