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Mondo > Europa

Ottobre tempo di birra

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova

Si è aperta in Germania l’edizione numero 177 dell’Oktoberfest. È nata 200 anni fa, il 10 ottobre 1810 a Monaco

Ottobre tempo di birra

È vietato fumare, ma non bere. Quindici tendoni, sette milioni di visitatori previsti e, soprattutto, birra a volontà. È la 200esima edizione dell’Oktoberfest ed è la prima in cui sarà vietato fumare. Nasce come festa di matrimonio, nel lontano 10 ottobre del 1810 per lo sposalizio di Ludwig I di Baviera e la principessa Teresa di Sassonia-Hildburghausen. Si vede che l’idea è piaciuta e andava incontro ai gusti popolari con gli elementi tipici di una sana convivialità alla teutonica. Gli alimenti sono i soliti senza grandi fantasie in cucina: wurstel, salsicce, crauti, patate, polli anatre e poco altro. Molta, invece, la birra, in boccali vertiginosi, talmente alti e capienti come in Italia non si sono mai visti. E l’alcool, si sa, veicola la conversazione, la comunicazione, la relazione.

 

Già nell’antica Grecia in  tutti i circoli filosofici ci si ritrovava assieme per bere un bicchiere di vino e poi fare filosofia, che solo dopo il vino veniva davvero bene. Socrate stesso era ritenuto un bevitore eccezionale. Tanto eccezionale che non si ubriacò mai. Reggeva benissimo il vino e la conversazione. E la sua filosofia, basata sull’eco della verità che nasce dalla relazione, è ancora valida. Scrive Massimo Donà nel suo Filosofia del vino che «sulla scorta degli insegnamenti del pitagorico Archita (governatore di Taranto), e di Socrate, Platone avrebbe indicato nelle libagioni, di vino, ma anche più in generale di alcolici, la premessa adeguata di ogni seria meditazione filosofica».

 

L’umile birra, poi, è una bevanda tipica dell’universo giovanile e spesso, anch’io lo ammetto, uno dei primi vocaboli che imparavo di una nuova lingua straniera. Del pellegrinaggio in Cecoslovacchia, nel 1991, in direzione del Santuario di Częstochowa, in Polonia, per la Giornata mondiale della gioventù, l’unico vocabolo che ho ancora in mente dell’idioma locale è pivo. Birra, appunto. Cerveza l’ho ben memorizzato in Messico, nelle varianti con limone e sale.

Samuel Addams non è solo uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, ma anche una delle più eccelse birre americane. Del Belgio si ricorda la birra dei trappisti e di Roma la birreria Peroni di Via di San Marcello, l’unica dove la bevanda è spillata dalle botti e i wurstel sono di ottima qualità. Ora non sono più aggiornato, ma era anche un ritrovo molto economico.

 

A Monaco, purtroppo non sono mai stato. L’ho riproposto al mio direttore per un reportage sull’Oktoberfest, ma l’esito è stato negativo. Purtroppo, preferisce le grappe dei Paesi dell’Est. Mi sono contentato una volta di andare in un tendone originale dell’Oktoberfest in tour a Roma. La birra, il cibo, il personale con i costumi tradizionali erano tedeschi. Persino un’orchestrina di danze popolari. Ma l’atmosfera non era la stessa. Per provarla bisogna giungere fino a Monaco e bere senza eccessi, fino a quando si può sostenere una buona conversazione filosofica sul senso della vita, perché, dicevano i filosofi greci, c’è una connessione tra alcool e idee.

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