Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Cinema

Oscar 2026. Tempi di guerra

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Ha vinto “Una battaglia dopo l’altra” di Anderson, miglior film, e con Sean Penn come miglior attore non protagonista in un cast eccellente. Ripubblichiamo la nostra recensione. A domani i commenti

Leonardo DiCaprio, protagonista di “Una battaglia dopo l’altra”, arriva al Dolby Theatre di Hollywood, Los Angeles, California, USA, per la 98ª edizione della cerimonia degli Oscar, il 15 marzo 2026. Gli Oscar vengono assegnati per premiare l’impegno individuale o collettivo più meritevole nel campo della cinematografia, in 24 categorie. EPA/RYAN SUN
Una battaglia dopo l’altra

L’America è disperata e senza pace. Il lungo film di Paul Thomas Anderson  nel suo svolgersi caotico, eccessivo e frammentario all’apparenza, ha tuttavia il suo centro nell’America di oggi, ossia del secondo Trump. Il regista e sceneggiatore infatti sposta l’epoca del racconto di Thomas Pynchon dal 1984 ad oggi.

La storia è quella di un ex rivoluzionario (Leonardo DiCaprio), Bob Ferguson, ora imbolsito e alcolizzato, che ricorda il gruppo French 75 di cui faceva parte, in azione per liberare immigrati clandestini chiusi in campi-prigioni (come vorrebbe Trump) e attaccando i simboli del consumismo con rapine e guerriglie. Nel gruppo, c’è Perfidia (Teyana Taylor), donna afroamericana aggressiva, di un femminismo esasperato, che ha una simpatia per lui ma è pure concupita dal reazionario colonnello Steven (Sean Penn) che viene addirittura violentato da lei. Accade in una delle scene più crude di un racconto che viaggia fra momenti umoristici (Bob strafatto che non ricorda la parola d’ordine per l’emergenza e si sfoga in collere deliranti) e altri allucinati e grotteschi (il convento di suore di colore armate). E trova momenti memorabili come nella corsa tra le colline aride di tre macchine che si inseguono per uccidere ma vengono travolte dalla loro stessa furia omicida nel silenzio impassibile della natura.

Nel film domina la violenza anche come stile di vita, come nel gruppo bianco suprematista che giudica inferiore chi non è come lui e al quale brama venire aggiunto il colonnello Steven, ma a suo rischio e pericolo (una “caricatura” di Trump?).

È una America – ma forse dovremmo allargarci a tanta parte del mondo –, dove la democrazia langue o non esiste, la consolazione è nella violenza o nella depressione gestita con alcol e droga, in mancanza di una flebile luce di speranza.

Bob ora vive con la figlia (sua o di Steven) cercando di tessere un legame familiare, e di toglierla, ma invano, dalla “battaglia” che forse è entrata pure nelle nuove generazioni. Perché così è la vita: una battaglia dopo l’altra. Riusciremo a venirne fuori, l’America e noi?

Il film è denso, ritmico, talora esilarante, talora crudele, affollato di personaggi minori, e gestito da attori perfetti come Sean Penn, stupendo militare folle, DiCaprio eccellente specie nelle estremizzazioni di rabbia, paura, pazzia, amore, e Benicio Del Toro, duro ex militante del gruppo French, amico di Bob. Musica scatenante, fotografia che ci porta “dentro” il racconto mosaicato, ma, come si diceva, che ha un centro ben chiaro. Lo sguardo in un certo senso dall’alto e con una certa imponenza su di un mondo disperato, irrazionale, che ha perso ogni punto di riferimento, ogni aspetto di umanità che a fatica vorrebbe riprendere, come Bob-DiCaprio con sua figlia. Da non perdere.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876