Una battaglia dopo l’altra
L’America è disperata e senza pace. Il lungo film di Paul Thomas Anderson nel suo svolgersi caotico, eccessivo e frammentario all’apparenza, ha tuttavia il suo centro nell’America di oggi, ossia del secondo Trump. Il regista e sceneggiatore infatti sposta l’epoca del racconto di Thomas Pynchon dal 1984 ad oggi.
La storia è quella di un ex rivoluzionario (Leonardo DiCaprio), Bob Ferguson, ora imbolsito e alcolizzato, che ricorda il gruppo French 75 di cui faceva parte, in azione per liberare immigrati clandestini chiusi in campi-prigioni (come vorrebbe Trump) e attaccando i simboli del consumismo con rapine e guerriglie. Nel gruppo, c’è Perfidia (Teyana Taylor), donna afroamericana aggressiva, di un femminismo esasperato, che ha una simpatia per lui ma è pure concupita dal reazionario colonnello Steven (Sean Penn) che viene addirittura violentato da lei. Accade in una delle scene più crude di un racconto che viaggia fra momenti umoristici (Bob strafatto che non ricorda la parola d’ordine per l’emergenza e si sfoga in collere deliranti) e altri allucinati e grotteschi (il convento di suore di colore armate). E trova momenti memorabili come nella corsa tra le colline aride di tre macchine che si inseguono per uccidere ma vengono travolte dalla loro stessa furia omicida nel silenzio impassibile della natura.
Nel film domina la violenza anche come stile di vita, come nel gruppo bianco suprematista che giudica inferiore chi non è come lui e al quale brama venire aggiunto il colonnello Steven, ma a suo rischio e pericolo (una “caricatura” di Trump?).
È una America – ma forse dovremmo allargarci a tanta parte del mondo –, dove la democrazia langue o non esiste, la consolazione è nella violenza o nella depressione gestita con alcol e droga, in mancanza di una flebile luce di speranza.
Bob ora vive con la figlia (sua o di Steven) cercando di tessere un legame familiare, e di toglierla, ma invano, dalla “battaglia” che forse è entrata pure nelle nuove generazioni. Perché così è la vita: una battaglia dopo l’altra. Riusciremo a venirne fuori, l’America e noi?
Il film è denso, ritmico, talora esilarante, talora crudele, affollato di personaggi minori, e gestito da attori perfetti come Sean Penn, stupendo militare folle, DiCaprio eccellente specie nelle estremizzazioni di rabbia, paura, pazzia, amore, e Benicio Del Toro, duro ex militante del gruppo French, amico di Bob. Musica scatenante, fotografia che ci porta “dentro” il racconto mosaicato, ma, come si diceva, che ha un centro ben chiaro. Lo sguardo in un certo senso dall’alto e con una certa imponenza su di un mondo disperato, irrazionale, che ha perso ogni punto di riferimento, ogni aspetto di umanità che a fatica vorrebbe riprendere, come Bob-DiCaprio con sua figlia. Da non perdere.
