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Cultura > Cinema

Oscar 2026, ce n’è un po’ (quasi) per tutti

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Una premiazione in cerca di equilibrio, con un tocco politico. Esclusi DiCaprio e Chalamet

Paul Thomas Anderson (a sinistra) e la produttrice Sara Murphy ricevono il premio per il miglior film per “One Battle After Another” con il cast e la troupe sul palco durante la 98ª cerimonia annuale degli Academy Awards al Dolby Theatre di Los Angeles, California, USA, il 15 marzo 2026. EPA/CHRIS TORRES ANSA

Come l’avrà presa l’angelo biancovestito Chalamet, il super favorito, ad esser lasciato a bocca asciutta?. Oltre i sorrisi di ruolo, ma ben tirati, non sembra benissimo. Forse la sua “tirata” contro l’opera e i l balletto, di risonanza mondiale, se voleva far colpo, l’ha fatto, ma sfavorendone l’immagine. Peccato, è un bravo attore, ma forse un po’ troppo su di giri.

Quanto a Leo, ancora una volta l’Oscar gli è sfuggito. Dispiace, sarebbe stato meritatissimo. Magra consolazione vedere il film a cui ha partecipato “Una battaglia dopo l’altra” aggiudicarsi ben sei statuette: miglior film, regia, sceneggiatura  e poi miglior attore non protagonista, quel Sean Penn che è volato in Ucraina e quindi non si è presentato. Soddisfatto Anderson e anche la casa di produzione, la Warner. Premi meritati, non c’è che dire.

La rivincita sui “bianchi” – tema onnipresente negli Usa-  se l’è presa Sinners -I peccatori di Ryan Coogler, horror soprannaturale  e musicale ambientato nel Mississipi degli anni Trenta, in una società razzista. Quattro vittorie, tra cui quella di miglior attore protagonista a Michael P. Jordan che si è collocato sulla scia di altri predecessori di colore come Denzel Washington, Will Smith, Sidney Poitier e così via. Una bella vittoria per un attore, grato al sostegno della famiglia, che interpreta ben due personaggi, i gemelli Smoke e Stack. E che ha poi festeggiato con gli hamburger….Tempi nuovi per Hollywood!

Meritatissima la statuetta come miglior attrice protagonista all’irlandese e fresca mamma Jessie Buckley che nel film Hamnet di Chloé Zhao interpreta la moglie del giovane Shakespeare che perde un figlio. Lavoro intenso e bello recitato con forte partecipazione personale sul ruolo della maternità tra gioie e fatiche.

Miglior film internazionale  Sentimental Value – di notevole spessore psicologico – e altri premi interessanti (scenografia, costumi,trucco e acconciatura) per Frankenstein di Guillermo del Toro.

Poca politica, al contrario del solito. Il giusto, e rapido. La giuria, senza nominarlo, non ha accolto il doc su Melania, moglie di Trump, mai nominato, che però ovviamente se l’è presa. Dopo le battute di De Niro su di lui il superpresidente non guarda bene Hollywood. Ci ha pensato Javier Bardem  a condannare la guerra e a volere la Palestina libera…

Tutto sommato, una edizione non acutissima, ma equilibrata che ha premiato(quasi) tutti. Dove quel “quasi” è eloquente, se si vuol capire.

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