Osare la condivisione

De Gasperi, Schumann e Adenauer avrebbero guardato con molto interesse a Dare to share – osare la condivisione. E Baden Powell, fondatore dello scoutismo, più di loro. Perché di motivi per guardare al futuro con speranza al Roverway 2006 ce n’erano, e tanti. Stiamo parlando dell’evento, promosso dalle principali associazioni scoutistiche internazionali, che ha chiamato all’appello oltre 5 mila tra scout e guide (1500 italiani, 3500 stranieri) tra i 16 e i 22 anni, di 39 Paesi europei, a percorrere strade e sentieri di 100 routes (nel gergo scout: campi mobili di cammino) che hanno coperto tutto il territorio nazionale. Ciascuna caratterizzata da un percorso tematico: arte e cultura, ambiente e natura, storia e tradizioni, politica e società. E i tre padri fondatori dell’Europa che c’entrano con gli scout? Il legame si trova nel contenitore tematico, nonché filo conduttore della manifestazione: il Rinascimento, non come memoria storica nostalgica, ma come spunto per parlare dell’oggi, vivendo un senso nuovo dell’identità e un concreto europeismo. Insomma, uno stimolo su cui lavorare, riflettere e dialogare per costruire donne e uomini capaci di condivisione, di solidarietà, di pace. Un tema in piena sintonia con uno dei princìpi – oggi quanto mai profetici – di BadenPowell: Educare la giovane generazione alla buona volontà internazionale . In un mondo come quello attuale dove, con sempre maggiore rapidità, si mescolano le differenze e allo stesso tempo le diversità culturali e religiose sono drammaticamente causa di conflitti, c’è bisogno di costruire nuove relazioni fondate sul rispetto e l’apertura. Fin dal mattino presto dell’11 agosto e sotto un bel sole caldo (che, ahimè, non durerà) il colpo d’occhio dalla pieve romanica di San Vito e da Campogiallo è di quelli che non si scordano: un fiume in marcia. Non si saprebbe come altro definire la lunga, vociante ed esuberante colonna di giovani – zaino, sacco a pelo e fornelletti in spalla – diretti a Lop- piano, scelta quale campo fisso del Roverway 2006. In poche ore la cittadella ha visto sorgere 10 popolosissimi sotto- campi, con tende di ogni foggia e colore, montate da mani più o meno esperte di ogni età. Sì, perché a sostenere l’evento erano presenti in forze anche gli adulti: scout si è per sempre, come più di qualcuno ci tiene a sottolineare. Loppiano ha così preso le sembianze di un’immensa tendopoli, sovrastata qua e là da bandiere ora portoghesi, ora polacche, ma anche messicane, coreane o turche. Alcune cifre fornite dallo staff possono darci le dimensioni dell’evento: 120 mila litri d’acqua, 3500 metri di cavi elettrici, 1554 tende, 1000 metri di tubazioni per acqua, 700 canne di bamboo da 6 metri, 500 metri di tubazioni per scarichi, 450 metri di legno per costruzioni, 400 International Service Team, 300 rubinetti per lavarsi, 250 mq coperti con tensostrutture, 4 acquedotti e molto altro. Perché Loppiano? Laura Galimberti, responsabile e coordinatrice del Roverway, sorride alla domanda: Intanto, il tema del Rinascimento ci portava qui, in Toscana; Loppiano, poi, è stato un amore a prima vista perché quando siamo venuti, un anno e mezzo fa, abbiamo subito capito che c’era una unità d’intenti, di accoglienza, di tolleranza e di apertura alla dimensione internazionale che la città incarnava perfettamente. L’incontro con i Focolari – interviene Roberto Cociancich, consigliere generale e formatore Agesci – è stato molto fecondo sotto vari aspetti: senza le strutture logistiche, ma soprattutto senza la disponibilità che abbiamo trovato, non saremmo riusciti a realizzare così questo evento. E Marina D’Ottavio, incaricata nazionale RoverScolte dell’Agesci: Siamo stati attirati soprattutto dal significato di questo posto: un centro internazionale d’incontro, di comunione, dove veramente si osa condividere e si cerca di creare qualcosa di nuovo e di bello. La cerimonia d’inaugurazione del campo, il cosiddetto alzabandiera, ha dato ufficialmente il via alla seconda parte di questa manifestazione che prevede quattro giorni di condivisione, dialogo e approfondimenti a 360°. Per la prima volta i partecipanti si incontrano, dopo sei giorni di routes vissute a piccoli gruppi e si coglie che osare la condivisione, l’azzeccatissimo slogan, non è affatto una parola. Sono circa le 21.00 quando ci si incammina verso il Teatro all’aperto dove ci sarà una serata d’accoglienza e di festa per gli scout e i cittadini di Loppiano. Si capisce subito che l’interazione tra ragazzi di diversi Paesi e lingue è già abbondantemente in corso. Dopo un benvenuto da parte della cittadella, Vale Ronchetti, una delle compagne di Chiara Lubich della prima ora, prende la parola, per raccontare anche lei la sua route, il suo cammino personale sui sentieri dell’Ideale dell’u- nità. Curiosità, interesse e poi attenzione per questa storia tutta intrisa di Vangelo vissuto, di scintille d’amore concreto che hanno innescato nel mondo una corrente di pace e fraternità. Segue il Gen Rosso con un concerto di 22 canzoni tratte dal loro trentennale repertorio in diverse lingue. Gran parte del tempo, i ragazzi lo hanno trascorso nelle 150 botteghe: punti d’incontro per piccoli gruppi, spazi di lavoro, riflessione e crescita. Anche i Giovani per un mondo unito ne hanno aperta una (vedi box) sul tema Popoli e culture: i mille colori del dialogo. In questo stand l’esperienza scout ha potuto incontrare la vita dei giovani dei Focolari presenti a Loppiano. Altro luogo privilegiato del campo era la Piazza delle idee, area che ospitava decine e decine di stand dedicati all’associazionismo: da Emergency a Libera, ad Amnesty, al Wwf, Exodus, ecc. con numerose mostre delle 45 associazioni appartenenti al Forum nazionale dei giovani. Nel pomeriggio la maratona degli approfondimenti è proseguita con 11 tavole rotonde che hanno richiamato l’attenzione dei giovani attorno a tematiche quali Economia e globalizzazione, Europa e giovani, Comunicazione nell’era di Internet, gli obiettivi di questo millennio, il futuro, la legalità, identità personale e pluralismo sociale, pace e diritti umani. Molti gli interventi di esperti e professionisti nei vari campi: don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele, Alberto Romagnoli, caporedattore esteri Rai, Stefano Zamagni, ordinario di Economia presso l’Università di Bologna, Luigino Bruni, della Commissione centrale dell’Economia di Comunione, Piero Badaloni, giornalista, e molti altri. Un’esperienza, quella del campo fisso, che non ha risparmiato nulla, imprevisti compresi… in pieno stile scout. Come è successo col nubifragio che si è abbattuto un po’ su tutta la Toscana a partire dal tardo pomeriggio del 13. Una nottataccia, quella che si prospettava per tutti al rientro da Firenze, dopo un pastaparty a Piazzale Michelangelo sotto la pioggia. Non se l’aspettava nessuno di trovare il tè caldo, le brioche e il cioccolato che cittadini di Loppiano e organizzatori hanno distribuito ai 5 mila bagnati fino alle ossa, ma pronti a ricominciare anche subito, a giudicare da quello scout finlandese che non ce la faceva più a stare in piedi ma che, prima di prendere il suo tè, ha chiesto di aiutare gli altri. E mentre ormai si smontano le tende per tornare a casa, sul grande tabellone del campo centrale si notano migliaia di firme: i ragazzi hanno lasciato brevi pensieri dedicati a questi giorni. Non avrei mai pensato di scrivere una cosa simile, ma questo campo ha fatto fare alla mia vita un giro di 360°. Questa cittadella della pace è il posto adatto per cominciare a costruire un mondo nuovo. Non ho più nulla di mio. Ho dato via tutto: magliette, penne… persino lo zaino l’ho scambiato con uno scout svedese che forse non vedrò mai più: Dare to share è il motto del campo; ho capito giusto?. UNA BOTTEGA DI FRATERNITÀ Pensavo che parlare di fraternità oggi fosse un modo antico per rispolverare la proposta di volersi bene; tutto sommato, un invito all’acqua di rose… E che per dare una risposta alla domanda di pace dei popoli dovessero servire ben altri princìpi…. Una scout portoghese ci dice sinceramente il suo stupore quando sente che il messaggio dei Giovani per un mondo unito parte da una definizione di fraternità che ha in sé una ricchezza di significati sociali e politici più complessa di quella che, in genere, viene data per scontata da gran parte della cultura attuale. La fraternità di cui mi parlate, invece, è un fiume sotterraneo che percorre la storia dell’umanità, è un cardine intorno al quale tutto può tornare a girare per il verso giusto; poco spazio ai sentimenti e tanto alle azioni concrete…. Per questo RoverWay 2006 ha inventato le botteghe: per perlustrare sentieri nuovi, sperimentare in prima persona idee e percorsi che fanno la differenza, mettendo l’uno a disposizione dell’altro abilità ed esperienze caratteristiche, perché – come si canta a gran voce durante la convention – la strada si apre passo dopo passo…. Anche i giovani che vivono a Loppiano, provenienti da 27 nazioni dei cinque continenti, hanno accolto volentieri l’invito ad allestire una bottega per condividere un tratto specifico della loro esperienza: Popoli e culture: i mille colori del dialogo. Colori che vengono dalla Cina, dalla Thailandia, dal Brasile, dal Burundi, dalla Colombia, dal Camerun, dalle Filippine, ma anche dal Libano e dalla Terra Santa. Zena di Beirut: Vorrei dire che ancora una volta ce la faremo. Non si riparte mai da zero; questo disastro ha unito di più le nostre diverse comunità. Giampaolo, italiano: Nonostante le crisi, i nostri popoli cercano l’unità: da parte nostra, la scelta è quella di pilotare la nave dentro quella corrente, per costruire il dialogo e non l’isolamento, l’incontro e non lo scontro, la condivisione e non l’esclusione. Il punto è crederci fino in fondo, e soprattutto agire insieme. Mara di Cebu: Fare otto ore di viaggio per incontrare quegli amici musulmani in una città dove c’erano già stati scontri, violenza, mi sembrava troppo rischioso. Ma poi mi sono detta: vale la pena rischiare… Ed abbiamo vissuto un momento di comunione incancellabile. Un giovane, avvicinatosi con un po’ di diffidenza: Volevo scoprire se quella che ci aspetta è la guerra di tutti contro tutti… Ora mi porto via questa grande idea della fraternità e mi metto alla ricerca dei caratteri simili con tutti quanti incontrerò… Se siamo fratelli, qualcosa in comune c’è sicuramente. Oppure dovrò ricostruire un rapporto interrotto, come succede a volte tra fratelli che sono stati lontani…. Al momento di partire, gli auguri sono reciproci. E il saluto che gli scout ci insegnano è più che mai intonato: buona strada!

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