Orologio dell’Apocalisse: è ora di svegliarci

La minaccia delle guerra nucleare è quanto mai vicina al punto di non ritorno. Lo afferma il Bollettino degli scienziati atomici dell'Università di Chicago. Le iniziative della società civile per smantellare l’arsenale nucleare a partire, in Italia, dalle bombe presenti a Ghedi e Aviano
Foto di Jamie-Christiani_Bulletin-of-the-Atomic-Scientists.

Il “Doomsday Clock” degli Scienziati Atomici segna 90 secondi alla mezzanotte. La notizia è riportata da tutte le agenzie. Come fa notare Rete italiana pace e disarmo «mai, nei 75 anni della storia dell’Orologio, eravamo stati così vicini alla catastrofe globale per l’Umanità: l’Orologio era stato portato a 100 secondi dalla mezzanotte nel 2020».

L’Orologio dell’Apocalisse (Doomsday Clock) è una rappresentazione simbolica adottata a partire dal 1947 (a due anni dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki) dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago.

Secondo il professor Alessandro Pascolini dell’Università di Padova «le minacce russe di usare armi nucleari nella guerra in Ucraina costituiscono il peggior sviluppo nucleare del 2022, ma sono solo uno dei molteplici aggravamenti del confronto nucleare mondiale».

Secondo Pascolini «gli Stati Uniti, la Russia e la Cina stanno perseguendo programmi di modernizzazione delle armi nucleari, preparando il terreno per una nuova e pericolosa “terza era” di competizione nucleare. Le forze nucleari statunitensi e russe sono ancora vincolate dal New START, ma non c’è certezza che il trattato venga esteso oltre il 2026».

A preoccupare è in particolare «la considerevole espansione delle capacità nucleari della Cina dato il suo costante rifiuto di prendere in considerazione misure per migliorare la trasparenza e la prevedibilità. Qualora giungesse a capacità nucleari equivalenti a quelle di Stati Uniti e Russia, vi sarebbero conseguenze imprevedibili per la stabilità globale».

«I rischi per l’umanità sono molteplici, ma il più immediato e catastrofico è il pericolo proveniente dalle armi nucleari – evidenzia Lisa Clark, vicepresidente dei “Beati costruttori di Pace” e referente per il disarmo nucleare della Rete Italiana Pace e Disarmo –, con un’azione di guerra, ma anche solo con un errore di interpretazione da parte di una potenza nucleare specialmente in queste condizioni di tensione elevatissima causata dal prolungarsi e aggravarsi della guerra in Ucraina. Il dovere di tutti noi, e soprattutto quello dei decisori politici degli Stati, è fare ogni sforzo per smantellare e mettere al bando le armi nucleari, e per perseguire tutte le strade che possono aprire la porta a negoziati di pace».

Il trattato Onu del 2017 che pone al bando le armi nucleari, come esposto da Maurizio Simoncelli su cittanuova.it, è il grido dei popoli davanti alle logiche seguite dai governi dei Paesi che detengono le armi nucleari e dai loro alleati.

La necessità di un dibattito pubblico e parlamentare sull’adesione del nostro Paese a tale trattato è stato lanciato dalla campagna Italia ripensaci promossa dai rappresentanti italiani di Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) e ripreso da oltre 40 realtà dell’associazionismo cattolico ed ecumenico in linea con i continui interventi di papa Francesco che denuncia l’immoralità non solo dell’uso ma anche del possesso di armi nucleari.

L’appello è stato rinnovato la sera del 31 dicembre 2022 alla fine della marcia della pace organizzata come ogni anno a partire dal 1968 dalla Chiesa italiana e che stavolta si è svolta ad Altamura, nelle Puglie dove nel 1963 vennero smantellate le rampe di lancio dei missili nucleari grazie all’accordo siglato da Kennedy e Krusciov sulla rimozione delle basi russe a Cuba.

L’Italia, al momento, ospita decine di ordigni nucleari nelle basi militari statunitensi di Ghedi e Aviano. È di questi giorni il programma di ammodernamento tecnologico di tali strumenti di distruzione di massa.

Per sottolineare la continuità in materia dell’impegno di Città Nuova si rimanda alla copertina e all’inchiesta del gennaio 2018.  

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