Ordinaria Lady Grey

Isabella Ragonese torna al primo amore, il teatro, cimentandosi anche lei, come Elio Germano, col mondo di Will Eno.
Isabella Ragonese

C’è un meccanismo in atto di andata e ritorno tra prosa e cinema che consente a molti artisti di sfruttare la notorietà cinematografica sulle scene. Un’altra icona, Isabella Ragonese, torna al primo amore, il teatro, cimentandosi anche lei, come Elio Germano, col mondo di Will Eno. La scrittura minimale del celebrato drammaturgo americano – definito il nuovo Beckett – cerca di mettere in relazione il pubblico con i suoi personaggi.

 

Anche in Lady Grey non c’è un filo rosso. Solo il flusso di parole della protagonista che nascono da alcuni ricordi d’infanzia attraverso i quali cerca di ricostruire la sua personalità. Un flusso di coscienza, una sorta di lista della spesa esistenziale condita di storielle quotidiane e banalità, fatta in egual misura d’amore, senso di perdita e umorismo sferzante. Il pubblico è l’interpellato col quale ingaggiare, in una continua sospensione narrativa, un confronto dialettico. E scomodarlo. Ma lo spiazzamento e il coinvolgimento emotivo che dovrebbe suscitare, avviene poco.

 

Ragonese è brava, bella, giusta, ma fin troppo “composta” per una scrittura dalla prosa ironicamente cinica che, forse, andrebbe “sporcata” con affondi espressivi più incisivi in quella disillusione solitaria di una donna qualunque. Il problema credo stia nel voler prendere in mano anche la regia. Impresa rischiosa specie per il monologo. Meglio affidarsi.

 

Alle “Vie dei festival” di Roma.

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