Orban, misure anti coronavirus o altro?

Si discute molto in Europa occidentale delle nuove misure anti-coronavirus adottate a Budapest. Secondo numerosi analisti locali si tratta piuttosto di schermaglie pre-elettorali.

Gli effetti del coronavirus in Ungheria non sono così gravi rispetto ad altri Paesi. Si contano 15 morti, e ieri sono state segnalate 39 nuove infezioni, per un totale di 447 persone infette. Anche se gli esperti affermano che siamo sull’orlo di una epidemia di massa. Il governo sembra aver adottato le misure necessarie in tempo, ma l’Ungheria non era preparata ad affrontare l’epidemia. In molti luoghi, il personale sanitario è costretto a lavorare senza adeguati dispositivi di protezione.

È entrata in vigore una legge emanata apposta sul coronavirus, approvata dal Parlamento. Nonostante il voto unanime contrario dell’opposizione, il governo è stato autorizzato per un periodo indeterminato a  sospendere l’applicazione di alcune leggi, a derogare alle disposizioni di legge e ad adottare altre misure fino alla fine dell’emergenza da Covid-19. Il governo quindi può aggirare il controllo parlamentare. L’opposizione avrebbe concesso uno stato di emergenza per un periodo determinato di 90 giorni, rinnovabile in caso di necessità, ma non il mandato indefinito, che secondo quanto affermato sarebbe un passo decisivo per concedere pieni poteri alle aspirazioni antidemocratiche di Orbán.

Gábor Török, politologo e analista politico non governativo, dice in un intervista televisiva: «Sembra naturale che i politici guardino al futuro e cerchino di assicurare che la comunicazione sul coronavirus contribuisca ai loro obiettivi politici futuri. In questa corsa il governo è ancora davanti all’opposizione. Non si tratta di una dittatura, ma le strategie del governo tengono presente le prospettive elettorali del 2022». A suo avviso «l’opposizione avrebbe dovuto ora eliminare il suo ego e fondersi nell’unità nazionale». Naturalmente, non tutti i politologi sono d’accordo con questa interpretazione, altri sostengono che abbiamo a che fare con delle mosse verso una dittature più aperta.

Si registrano molte critiche sulle comunicazioni del governo, che non trasmetterebbe la situazione reale, ma che porterebbe avanti la propaganda di successo governativo e di diffamazione dell’opposizione come «traditori della patria» in quanto cercherebbe di ostacolare l’operato del governo in favore della gente. Si sottolinea anche che il vero aiuto per gli ungheresi verrebbe dall’Est, principalmente dalla Cina. In effetti Orbán ha chiesto ed ottenuto aiuto (mascherine e altro materiale medico) addirittura dal Consiglio turco, più esattamente il Consiglio di cooperazione dei Paesi turcofoni, organizzazione di nazioni di lingua turca, di cui fanno parte Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Turchia. Nella politica di Orbán è un fattore importante la «svolta verso l’Est», cioè cercare alleati politici e partner commerciali nei Paesi come la Turchia e fino all’Estremo Oriente, in particolare la Cina.

Forse non tutti sanno che la lingua ungherese fa parte di un ceppo ugro-finnico, che unisce diverse lingue, dalla Finlandia all’Ungheria, a diversi idiomi dell’Asia centrale e in parte la stessa lingua turca. La storia lontana ritorna a farsi sentire?

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