Ora la decisione spetta a Napolitano

Dopo le consultazioni, il presidente della Repubblica dovrà decidere a chi affidare l'incarico di guidare il governo. Nella seconda giornata di consultazioni quello tra Grillo-Berlusconi-Bersani è stato un dialogo tra sordi, a distanza e per interposta persona. Diverse e contrastanti le ipotesi sul tappeto: governo di coalizione, di cambiamento, di scopo, del presidente? Guidato da personalità di garanzia, non organiche ai partiti? Esecutivo di caratura politica e non tecnica? Nessuno spiraglio di luce in fondo al tunnel. A meno che non venga fuori dal cilindro il coniglio di un mandato esplorativo
Giorgio Napolitano

Si inizia con il M5S. Grillo ed i suoi capigruppo Lombardi e Crimi (senza il guru Casaleggio), per oltre un’ora a colloquio con Napolitano, non fanno sconti. Calano sul tavolo la loro proposta, che è pesante. Dichiarano, in premessa, che Il M5S non voterà la fiducia a nessun governo, politico, tecnico o pseudo-tale (rappresentato, cioè, da “foglie di fico”). Per loro l’incarico per la presidenza del Consiglio dovrebbe essere conferito al proprio Movimento, che, dicono, «è risultato la prima forza politica alle elezioni». Nel caso Napolitano acconsentisse a questa richiesta, gli indicheranno il nome del loro candidato premier (che, per ora, rimane nel cassetto). In alternativa, chiedono la presidenza delle commissioni di garanzia: Vigilanza Rai e Copasir. Roba da poco! La prima è una commissione bicamerale, con compiti di sorveglianza sull'attività del servizio televisivo e radiofonico pubblico. La seconda, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, è un organo del Parlamento con funzioni di controllo dei Servizi segreti, composto da cinque deputati ed altrettanti senatori, nominati dai presidenti delle due camere in misura proporzionale alle principali forze politiche ivi presenti. Per legge il presidente del Copasir viene eletto tra i componenti dei gruppi dell’opposizione.

All'uscita dalla consultazione con il Capo dello Stato, spetta a Crimi riferirne i contenuti ai cronisti. Grillo li schiva e corre a farlo sul blog, come da copione. Pare che la sua van nera, in fuga dai reporter, abbia pure oltrepassato un incrocio con il semaforo rosso.

Si prosegue con Pdl e Lega, in delegazione congiunta. A colloquio con Napolitano, per il Carroccio (assente Maroni), il vicepresidente del partito Stucchi con i capigruppo Giorgetti e Bitonci; per il Pdl, accanto al leader Berlusconi, il segretario Alfano con i capigruppo Brunetta e Schifani.

Al termine della consultazione, è Berlusconi a comunicarei termini della proposta che la delegazione del centrodestra ha avanzato al capo dello Stato:«Con Napolitano abbiamo esaminato i risultati elettorali che presentano tre forze di pari entità. Preso atto che una di queste forze (il M5S – ndr) non è disponibile a una collaborazione, restano in campo le altre due, Pdl e Pd, cui incombe la responsabilità di dare un governo al Paese, che intervenga immediatamente sull’economia, con misure che sono ampiamente condivise». Elementare, Watson!

Poi il cavaliere allarga lo sguardo prospettico oltre questa scadenza, pensando già all’elezione del presidente della Repubblica, e stigmatizza come “inaccettabile” che: «una sola forza con il 30% dei voti possa esigere di prendere tutto (il Colle, oltre alle presidenze di Camera e Senato, ndr)». Onestamente, non gli si può dare torto. Basta solo che si trovi il candidato giusto, di garanzia istituzionale, senza inciuci e compromessi.

Si conclude con il Pd. Bersani, in mattinata, aveva dichiarato stentoreo: «Se nessuno può fare un governo da solo, nessuno può fare un governo senza il Pd». La proposta avanzata a Napolitano, nell’ora e mezza di colloquio, è quella di «un governo di cambiamento, che parte da quello che sentiamo venire dal Paese». Cambiamento rispetto a cosa? Chiaramente rispetto ad una riedizione, ancorché riveduta e corretta, del governo uscente (un nuovo governo Monti ma senza Monti), escludendo così ogni ipotesi di “larghe intese” con il Pdl. Dichiara di essere «al servizio della governabilità», di non anteporre problemi personali, di non avere piani B e neanche piani A, di avvertire solo «una responsabilità da esercitare». Conclude esprimendo consapevolezza che il percorso non sia semplice: «ci affidiamo a Napolitano».

Il cerino acceso è adesso in mano a Napolitano. «Riordinerò appunti ed idee – ha detto, a conclusione delle consultazioni poi presenterò e motiverò le mie decisioni». Non vorremmo trovarci nei suoi panni. Confidiamo nella sua conclamata lucidità, che non può essere intaccata da sciocche battute da bar.

 

Segnali di fumo. Intanto in serata, a palazzo Madama, si è proceduto all’elezione dei vicepresidenti e dei tre senatori questori. Il Pd manda un altro segnale a Grillo (che teneva molto ad avere un questore), rinunciando a votare un proprio rappresentante a favore di un esponente del M5S: con 120 voti è risultata eletta la senatrice grillina Laura Bottici.

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