#openstockolm: la solidarietà vince sull’odio

Il contributo di una nostra lettrice svedese a proposito dell’attentato in Svezia. A Stoccolma il volontariato diventa fonte di speranza per non cedere alla paura del diverso

Stamattina, la principessa erede al trono di Svezia Viktoria, piange le sue lacrime sulla Drottningsgatan a Stoccolma. Ancora una volta la follia degli estremismi colpisce gli innocenti. Questa volta in Nord Europa. Alle ore 15 un camion rubato si lancia sulla folla della Drottningsgatan, la strada principale della città, ricca di negozi, caffè e ristoranti. Un luogo dove si va per rilassarsi, svagarsi, incontrare gli amici. La Svezia intera è sotto shock: la città viene blindata. I palazzi del governo vengono presidiati, tutta la zona adiacente la tragedia viene chiusa e sorvegliata dalla polizia. La metro viene bloccata, e viene dichiarato lo stato d’emergenza. Sono centinaia le persone che si ritrovano loro malgrado senza un mezzo per poter tornare a casa,  in questo pomeriggio di fredda primavera. Come sempre accade, abbondano ovunque i titoloni catastrofici e la morte sembra avere la meglio sulla vita.

Chi ha vissuto in Svezia e conosce questo Paese può capire lo shock e lo sgomento cui si trovano adesso i suoi cittadini.

La Svezia è il Paese europeo insieme alla Germania che ha accolto negli ultimi anni  il più alto numero di migranti in rapporto alla propria popolazione. Stando ai dati Ocse, gli stranieri pesano per il 14% della popolazione totale svedese e il 19% di loro sono arrivati negli ultimi 5 anni. È il Paese dove viene data sempre la possibilità di ricominciare, a prescindere dalla propria nazionalità. La sua società è multietnica, multiculturale, multireligiosa e da sempre considera la diversità una ricchezza. I diritti umani costituiscono l’elemento fondante dello Stato.

Il popolo svedese è un popolo pacifico, rimasto neutrale in entrambi i conflitti mondiali. E anche adesso, ascoltando la tv svedese e leggendo i suoi giornali ciò che colpisce fortemente è che non si utilizzi mai la parola “immigrato” (nemmeno per identificare l’uomo uzbeko arrestato, presunto responsabile della strage) né che si inizi a lamentarsi degli stranieri arrivati in Svezia e neppure dei musulmani, che godono di grandissimo rispetto. Prevalgono invece le parole “solidarietà”, “rialzarsi” e il “non cedere alla paura”.

Stoccolma

La Svezia, in questo momento di dolore, mostra quella che è la sua parte piu bella: il suo vero cuore, dal quale possiamo solo imparare e sperare che altri Paesi prendano esempio. Quando la città coi suoi mezzi pubblici è rimasta bloccata, molti svedesi hanno aperto le loro case a chi non riusciva a raggiungere la propria. Ovunque è stata diffusa quindi la campagna  #OpenStockholm: vi tar hand om varandra”, che significa: “Ci prendiamo cura gli uni degli altri”. Alla lunghissima fila di persone che si è incamminata a piedi nelle proprie abitazioni, molti volontari hanno servito caffè caldo. E ancora, quando è stato reso noto all’ospedale Karolinska Sjukhuset che vi era una tragedia in atto, decine di medici e infermieri si sono offerti volontari per fronteggiare le cure dei 15 feriti, di cui 9 gravi. È stato persino aperto un servizio di sostegno psicologico aperto all’intera cittadinanza.

Infine, una giornalista svedese sul sito del giornale Aftonbladet commenta così: «È in circostanze come questa che scegliamo chi siamo. Alcune persone hanno deciso di scegliere l’odio, ancora prima di capire cosa sia successo e perché. Io scelgo di reagire con l’amore. Tutti possiamo scegliere. Io ho scelto e so chi sono».

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