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Cultura > Arte e Spettacolo

Omaggio a Balanchine

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Con il New York City Ballet, una vera e propria parata di stelle ha illuminato il festival Taormina Arte, diretto da Enrico Castiglione

New York City Ballet

Le stelle del New York City Ballet hanno illuminato Taormina Arte, il festival diretto da Enrico Castiglione, che quest’anno ha riportato i "principal dancers" di una delle prime compagnie al mondo, nel raffinato “George Balanchine Gala”.

 

Un programma in esclusiva che ha voluto rendere omaggio al grande coreografo russo-americano, fondatore e anima del mitico NYCB. Il gala ha dato un saggio della compagnia, attraverso una rappresentanza dei suoi migliori danzatori: Ashley Bouder, Tiler Peck, Megan Fairchild, Sara Mearns, Gonzalo Garcia, JoaquinDe Luz, Tyler Angle, Sebastian Marcovici e Andrew Veyette.

La serata si è aperta con “Apollon Musagète”, una delle creazioni più affascinanti di Balanchine, la cui trama è centrata sull’incontro mitologico tra Apollo, il dio protettore delle Arti, e le tre muse Calliope, Polimnia e Tersicore, rispettivamente protettrici della poesia e dei suoi ritmi, della mimica, della danza. Nel ruolo del titolo il ballerino spagnolo Gonzalo Garcia, "il miglior Apollo del mondo", come lo ha definito la stampa internazionale dopo la sua esibizione al Partenone di Atene in occasione dell’inaugurazione dei giochi olimpici.

 

In scena per la prima volta nel 1928 al teatro Sarah Bernhardt di Parigi, “Apollon Musagète” fu il primo vero successo di Balanchine, quello che lo rese noto alle platee di tutto il mondo e segnò l’inizio della collaborazione con Igor Stravinskij. Accanto a Garcia Ashley Bouder, Megan Fairchild e Tiler Peck.

 

Di seguito il balletto Agon, sempre su musica di Stravinskij, la cui prima rappresentazione risale al 1957 nel City Centre of Music and Drama di New York. Il termine "agon" in greco significa competizione e il balletto è una vera e propria gara di bravura tra danzatori, che a Taormina ha visto in campo Sara Mearns e Sebastian Marcovici.

 

Terzo brano “Stars and Stripes”, ovvero "stelle e strisce", su musica di John Philip Sousa, prima rappresentazione nel 1958, sempre al CCMD, qui danzato da Ashley Bouder e Andrew Veyette. Non è difficile immaginare il patriottismo intrinseco in questo lavoro, in cui Balanchine celebra il suo paese adottivo, gli Stati Uniti d’America.

 

“Tarantella”, su musica di Louis Moreau Gottschalk, rappresentato per la prima volta nel 1964, porta con sé l’energia del folclore napoletano e il rigore della danza classica. Sfruttando il divertente adattamento orchestrale di Hershy Kay, Balanchine non perde occasione di sorprenderci e di ampliare i confini della danza classica. Ad interpretarlo Megan Fairchild e Gonzalo Garcia.

 

La musica di “Tschaikovsky pas de deux”, del compositore russo, qui danzato da Tiler Peck e Joaquin De Luz, fu scritta nel 1877 per la danzatrice Anna Sobeshchanskaya, come completamento del ruolo di Odile nel terzo atto del “Lago dei Cigni”, ma non venne mai inserita nella partitura ufficiale del balletto. Venne ritrovata nel 1953 nell’archivio del Teatro Bolshoi di Mosca. Balanchine chiese, e ottenne, il permesso di crearne una coreografia, gioiello della danza del 1900.

 

“Chaconne”, su musica di Gluck, rappresentato nel 1976 al Lincoln Centre di New York, viene proposto a Taormina da Sara Mearns e Tyler Angle. Balanchine creò questa coreografia nel 1936 per la produzione dell’”Orfeo” al Metropolitan.

L’allestimento innovativo prevedeva i cantanti schierati in platea e i danzatori sul palcoscenico che ne mimavano le azioni. La produzione non ebbe successo ma Balanchine riprese la sua “Chaconne” per crearne un pezzo a sé.

 

In chiusura del “George Balanchine Gala”, curato da Daniele Cipriani, il celeberrimo Who Cares?, del 1970, creato sulla travolgente musica di George Gershwin. Il compositore morì nel 1937 proprio mentre lavorava con Balanchine allo spettacolo di Broadway Follies di Samuel Goldwin. Trentatré anni dopo, il coreografo volle dedicargli un esaltante tribute con “Who Cares?”, raccogliendo sedici canzoni di Gershwin composte tra il 1924 e il 1931 e creando un inno alla città di New York.

 

Sul palcoscenico del Teatro Antico a danzarlo l’intero ensemble dei principal dancers. Un’autentica parata di stelle per una serata indimenticabile.

Riproduzione riservata ©

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