Oltre mille colline

Come è potuto accadere? Quasi un milione di vittime in soli cento giorni. Assassinate. Non morte in guerra. E il mondo è rimasto a guardare. O ha distolto lo sguardo. Ma è chiaro, no? – dici tu -. A chi importava? Che sarà mai il Ruanda? Una piccola macchia in Africa che non conoscono neanche tutti. Un niente. Ti devo contraddire con forza. Non devi vederla così in nessun caso: Mai. Niente è tutto. Tutto è niente. Io potrei anche chiederti: che sarà mai la Terra, paragonata all’immensità dell’universo. Un moscerino. Un niente. Eppure è tutto ciò che abbiamo. E noi siamo tutto ciò che abbiamo. Ognuno di noi, capisci, ogni persona è tutto. Ci avviciniamo ai giorni dell’annientamento e davanti a me c’è un intrico di cui non riesco a vedere la fine. Ogni tanto ci troviamo entrambe sull’orlo del baratro. Ogni passo sul ciglio è un atto di equilibrismo. Io tengo te, tu tieni me. Su quattro gambe siamo più salde. Ti seguirò oltre mille colline…. Questo brano è tratto, appunto, da Ti seguirò oltre mille colline, sconvolgente testimonianza sul genocidio avvenuto in Ruanda più di dieci anni or sono, uno dei capitoli più orribili della storia umana ultimamente riportato alla ribalta dal film Hotel Rwanda. Autrice del libro è Hanne Jansen, una insegnante tedesca già nota per altri testi per la gioventù, che si è basata sul racconto della figlia adottiva Jeanne d’Arc Umubyeyi di etnia tutsi, unica superstite del massacro della sua famiglia. Best seller in Germania, il libro si apre sull’infanzia felice e protetta della piccola Jeanne in una famiglia agiata nel villaggio di Kibungo-Zaza, vera oasi di pace prima di venire tragicamente sconvolta nell’aprile del 1994, quando lei compie otto anni ed essere tutsi è diventato sinonimo di condanna. Allo scoppio della guerra civile tra le due etnie ruandesi, uno dopo l’altro tutti i famigliari di Jeanne – madre, padre, sorella, fratello, zia, nonna – vengono massacrati sotto i suoi occhi dagli estremisti hutu a colpi di ascia e machete. Solo lei riesce miracolosamente a salvarsi grazie ad una anziana vicina di etnia hutu che l’ha fatta passare per sua figlia. Jeanne porterà a lungo i segni di questa atroce ferita nello spirito, finché l’incontro con una compagna di scuola creduta morta le restituirà la voglia di vivere e, insieme, le farà trovare la forza di raggiungere, nel febbraio del ’96, una zia da anni emigrata in Germania. Ti seguirò oltre mille colline è un pugno nello stomaco di chi legge, ma anche una testimonianza dell’amore più forte di ogni efferatezza, rappresentato dal rapporto intenso e fondamentale della ragazza con i nuovi genitori Hanna e Reinhold Jansen e gli altri loro dieci figli adottivi provenienti da tutto il mondo, spesso orfani di guerra di paesi africani o asiatici. Si tratta comunque di una prima parte, che termina con Jeanne in viaggio su un aereo verso la sua nuo- va patria, ancora ignara di ciò che l’attende. Nella seconda, da poco edita in Germania, è la storia della sua rinascita. Il racconto in terza persona, come di un osservatore esterno, consente alla Jansen di arricchire la vicenda di particolari che aiutano ad immedesimarsi con più immediatezza nel dramma, suscitando la partecipazione emotiva del lettore. I commenti e le riflessioni personali dell’autrice in dialogo con Jeanne che precedono ogni capitolo servono a penetrare nello sforzo con cui lei ha costruito il rapporto con la figlia adottiva per condividerne il dolore e aiutarla ad affrontarlo; sforzo come quello d’un parto nel quale finalmente, da scrittrice, lei stessa si trasfor-ma anche in madre della giovane africana.

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