“Olio stretto” e geopolitica

Un paio di anni fa si è scoperto che, oltre che da giacimenti tradizionali, si poteva estrarre gas naturale anche dagli scisti.
Estrazione di "tight oil"

Un paio di anni fa si è scoperto che oltre che da giacimenti tradizionali, in cui è intrappolato in rocce porose, si poteva estrarre gas naturale anche dagli scisti, rocce bituminose compatte. Il nuovo metodo consiste nella trivellazione in profondità fino al giacimento per poi percorrerlo orizzontalmente con la trivella, per un chilometro; facendo esplodere cariche nel tratto orizzontale, avviene la fratturazione della roccia che viene incrementata iniettandovi acqua in pressione mista a sabbia e tensioattivi: il gas contenuto in essa spinge in superficie l’acqua.

Il nuovo Eldorado del gas di scisto sta incidendo fortemente sull'economia: nelle regioni degli Stati Uniti in cui in un anno sono stati perforati 43 mila pozzi, 120 al giorno, la disoccupazione è scesa al minimo.
La fratturazione degli scisti è stata adottata prontamente in Cina, Sud Africa, Russia, Polonia e Gran Bretagna; quest'ultima non si è fermata neppure davanti all'evidenza dei terremoti che questa tecnica ha provocato. Francia e Bulgaria invece l’hanno proibita per motivi ambientali.

Ultimamente ecco spuntare dal cappello dei petrolieri un nuovo coniglio: il tight oil, letteralmente l'olio stretto. Il petrolio, cioè, si può estrarre con metodi analoghi da altri tipi di scisti; negli Usa gli scisti da gas sono negli Stati orientali, quelli che producono petrolio invece dal Nord al Sud negli Stati centrali, dove scorre il Mississippi. Il tight oil è una novità importante per gli Usa e per il mondo, perché i due milioni e mezzo di barili al giorno che si produrranno nei prossimi anni corrispondono al petrolio che gli Stati Uniti oggi importano dall'Arabia Saudita: il tight oil regalerà agli Usa l'indipendenza energetica dal Medio Oriente. Il suo petrolio non sarà più, come negli ultimi 60 anni, essenziale per la sopravvivenza del sistema di vita americano.

La pace del Medio Oriente diverrà quindi un problema dei Paesi asiatici, sempre più bisognosi di petrolio, e dell’Europa, che si spera nel frattempo si sarà rivolta sempre più al Nord al vento, al Sud al sole, e ovunque al risparmio energetico: muteranno così le logiche dei rapporti internazionali.

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