Olimpiadi di Tokyo, tra Covid, numeri e misure

Dal 23 luglio all′8 agosto a Tokyo si terrà la 32esima edizione dei Giochi olimpici: programmata per il 2020, a causa della pand­emia Covid-19 è stata posticipata di un anno. Per motivi sanitari, non saranno presenti spettatori agli eventi sportivi, ma facciamo il punto.
(AP Photo/Hiro Komae)
(AP Photo/Charlie Riedel)

Covid: i casi al Villaggio olimpico
Il primo caso di positività al Covid 19 era stato registrato nel Villaggio Olimpico di Tokyo, due giorni fa, come confermato da Masa Takaya, portavoce del comitato organizzativo delle Olimpiadi. La presidente di Tokyo 2020, Seiko Hashimoto, aveva affermato: «stiamo facendo tutto il possibile per prevenire qualsiasi focolaio di Covid. Se dovessimo ritrovarci con un focolaio, ci assicureremo di avere un piano in atto per rispondere». In tutto, fino a ieri erano 15 i contagi da Covid riscontrati a Tokyo tra persone legate in vari modi ai Giochi: 7 lavoratori a contratto, sei dipendenti del comitato organizzatore locale e due rappresentanti dei media. Dei positivi, 8 sono arrivati a Tokyo dall’estero da meno di due settimane, 7 risiedono in Giappone, ma non è ancora chiaro se queste persone abbiano avuto accesso al Villaggio Olimpico. Dal primo luglio, il totale è di 45 infezioni di coronavirus segnalati dagli organizzatori. Aperto dallo scorso martedì, il Villaggio Olimpico è composto da 21 palazzi capaci di ospitare fino a 18mila letti. Il presidente del Comitato olimpico internazionale (CIO), Thomas Bach, in Giappone dall’8 luglio, ha garantito al premier giapponese, Yoshihide Suga, che l’85% degli atleti è immunizzato. La cerimonia di apertura delle Olimpiadi è in programma il 23 luglio, allo Stadio nazionale di Tokyo.

Il Covid in Giappone
Il Paese del Sol Levante finora ha registrato più di 820mila casi, per circa 15mila morti. I nuovi casi nella città ospite Tokyo, nel suo quarto stato di emergenza per il virus, è stato di oltre mille per quattro giorni consecutivi: un numero relativamente basso considerando che nella cinta urbana della capitale nipponica abitano oltre 12 millioni di abitanti (su una popolazione nazionale di oltre 120 milioni). Il vero problema è che meno del 20% della popolazione è completamente vaccinato. Prima si tutto, per una irresponsabile teorizzazione no-vax che sembra ad oggi maggioritaria in Giappone; quindi per ritardi nel programma di vaccinazioni ammesse delle stesse autorità politiche. Ed è un ritardo inaccettabile visto che i Giochi sono stati rinviati di un anno proprio a causa della pandemia. «La situazione sanitaria è già al più alto livello di allerta a Tokyo, e altri contagi metteranno solo più pressione sul sistema sanitario», ha dichiarato Masataka Inokuchi, vicepresidente dell’Associazione dei medici di Tokyo, all’ultima riunione del governo metropolitano di Tokyo.

Manifestazione contro le Olimpiadi (AP Photo/Yuri Kageyama)

Lo stato di emergenza sanitaria
Da poco prorogato fino al 22 agosto, comporta l’assenza totale del pubblico locale (dopo l’embargo agli stranieri sancito due mesi fa). Quindi il divieto di vendita di alcool nei bar e nei ristoranti, che dovranno chiudere alle 20, e la fissazione di un termine per gli eventi come i concerti alle 21. Ai Giochi sono attesi circa 60mila stranieri tra atleti, arbitri, funzionari, sponsor e giornalisti. Il sistema di ingresso per coloro che per diverse ragioni stanno arrivando in Giappone per seguire i Giochi è estremamente stringente: a prescindere dalle vaccianzioni infatti, è necessario munirsi di un doppio tampone molecolare negativo da effettuarsi in patria entro 96 e 72 ore antecedenti alla partenza per la capitale giapponese. All’aeroporto di arrivo è previsto un test salivare e solo in caso di esito negativo si potrà sbarcare in Giappone, ma con una sorta di cordone sanitario che, per i primi 14 giorni di permanenza, impone di non avere contatti con la popolazione locale, né usare mezzi pubblici o taxi non gestiti dall’organizzazione, così come di non recarsi in bar o ristoranti. Prima di partire è necessario presentare un Piano delle attività da svolgere e i luoghi siti che si desidera frequentare, soggetti tutti all’approvazione del comitato. Successivamente all’approvazione, è necessario registrarsi su due app che monitoreranno l’osservanza del piano da parte del richiedente e il suo stato di salute. I giornalisti stessi che avranno maggiori contatti con atleti bloccati a loro volta nel villaggio fino alla fine delle loro prove, ad esempio, saranno sottoposti a frequenti tamponi durante la permanenza. Una sorta di reclusione per categorie e discipline che però a pochi giorni dall’inaugurazione mostra già qualche falla. Il problema non saranno i positivi, ma gli effetti sintomatici: questo, dipenderà molto dal grado di vaccinazione. E purtroppo, non tutti hanno ancora compreso la responsabilità morale e collettiva di vaccinarsi.

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