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Italia > Obiezione di coscienza

Obiettore di coscienza a rischio estradizione

a cura di Chiara Andreola

La Lituania ha revocato il permesso di soggiorno al bielorusso Dvarashyn Vitali, che ora rischia di essere rimpatriato ed affrontare 7 anni di carcere per il suo impegno contro la guerra e il regime di Lukashenko. La denuncia del Movimento Nonviolento

Dvarashyn Vitali, obiettore bielorusso (foto Movimento Nonviolento)

Dvarashyn Vitali ha 54 anni. È un cittadino bielorusso, esule in Lituania, dove ha chiesto il riconoscimento dello status di “rifugiato politico”: è un oppositore del regime di Lukashenko e obiettore di coscienza, per cui non vuole essere richiamato nella mobilitazione militare in atto in Bielorussia. Si potrebbe pensare che, essendo la Lituania parte dell’Unione Europea, tale richiesta dovrebbe trovare facilmente ascolto: e invece Vitali, denuncia il Movimento Nonviolento, si trova attualmente in una cella di un campo profughi. Rischia l’estradizione in quanto persone “indesiderata” pur non avendo compiuto nessun reato nell’Unione Europea, ma solo attività pacifiste contro la guerra in Ucraina.

Da giovane Dvarashyn Vitali ha intrapreso la carriera militare, arruolandosi nell’esercito nel 1990. Nel 1998 tuttavia, non approvando ciò che vedeva all’interno del mondo militare, ha presentato le sue dimissioni ed è tornato alla vita civile. Da allora ha partecipato al movimento di opposizione al regime, esponendosi pubblicamente con azioni nonviolente: nel 2020, ad esempio, è stato un attivista delle proteste contro le elezioni presidenziali truccate vinte da Lukashenko. Allo scoppio della guerra in Ucraina, rischiando di essere richiamato come riservista nell’esercito e temendo per la sua libertà, come molti altri oppositori è espatriato in Lituania; dichiarandosi obiettore di coscienza e proseguendo il suo impegno civile nel movimento pacifista. Inizialmente gli è stato concesso un permesso di soggiorno con il quale ha potuto anche lavorare e quindi guadagnarsi da vivere, ma il 26 aprile 2023 la Lituania gli ha comunicato la sospensione e la revoca del permesso di soggiorno: solo un mese e mezzo più tardi gli è stato ufficializzato che deve tornare in Bielorussia, in quanto persona “indesiderata” in Lituania e nell’Unione Europea. Il 15 giugno Vitali ha fatto ricorso e chiesto lo status di rifugiato politico, ma il 19 giugno – riferisce sempre il Movimento Nonviolento – l’Ufficio immigrazione l’ha prelevato e portato in un campo profughi a 100 chilometri da Vilnius. Ora rischia l’estradizione in Bielorussia, dove lo attenderebbe una condanna a 7 anni per le sue attività a favore degli obiettori di coscienza.

Il suo caso è stato portato a conoscenza della comunità internazionale dall’associazione pacifista bielorussa Our House e dall’italiano Movimento Nonviolento; che, con la campagna di obiezione alla guerra, si sta facendo carico delle spese legali per il ricorso e la sua difesa. «L’ufficio immigrazione lituano gli aveva procurato un difensore d’ufficio, che però non si è mai fatto vedere dall’imputato – denuncia ancora il Movimento Nonviolento -; grazie a noi ora può contare su un avvocato di fiducia, con la consulenza dell’avvocato Canestrini, osservatore internazionale dei diritti umani».

«Chiediamo che l’Unione Europea non sia succube della politica militarista di Lukashenko – conclude il Movimento Nonviolento – e conceda subito lo status di rifugiato politico a Vitali e a tutti gli obiettori di coscienza e disertori bielorussi, russi e ucraini».

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