Obiettivo comune il divieto di pubblicità all’azzardo

Intervista al senatore Giovanni Endrizzi (M5S) a proposito della manovra “a tenaglia” tra Camera e Senato per bloccarla in maniera assoluta. Il ruolo primario dei movimenti di cittadinanza attiva e le insidie disseminate nelle procedure delle commissioni parlamentari
Endrizzi

Con l’intervista a Lorenzo Basso, deputato del Pd e coordinatore del gruppo interparlamentare sull’azzardo, abbiamo messo in evidenza l’avvio di una strategia comune, con i deputati e senatori del Movimento 5 Stelle, per arrivare a deliberare, per legge, il divieto assoluto di pubblicità dell’azzardo. Un obiettivo semplice e chiaro destinato ad intaccare il potere, finora incontrastato, delle grandi società del settore.

 

Sentiamo ora il senatore Giovanni Endrizzi, esponente del M5S, che ha dedicato un particolare impegno sul contrasto all’incentivazione legale dell’azzardo a partire anche dall’esperienza personale di lavoro come educatore professionale.

 

A che punto è la proposta di legge sul divieto di pubblicità assoluta dell'azzardo e cosa ostacola il suo cammino?

 

«Sono stati incardinati giovedì 22 ottobre nella Commissione igiene e sanità, congiunta con la Commissione finanze e tesoro, i due disegni di legge numero 2024 (prima firma Giovanni Endrizzi – M5S) e numero 2033 (prima firma Donatella Albano – PD) pressoché identici nel contenuto e il numero 2047 (Jonny Crosio – Lega) che limita il divieto al sistema radiotelevisivo e dunque non incide sulla pubblicità on line, né sulle applicazioni dei telefonini, la cartellonistica, ecc.»

 

Chi sarà tra voi il relatore di tali progetti in commissione?

 

«I relatori sono i due presidenti di commissione Emilia Grazia De Biasi (Pd) e Mauro Maria Marino (Pd). Ora, benchè la norma non comporti espressamente variazioni per il bilancio statale, la presidente De Biasi ha riferito che i lavori dovrebbero interrompersi per la sessione di discussione sulla legge di Stabilità».

 

Perché avete presentato due proposte identiche tra voi M5S e il gruppo interparlamentare coordinato da Basso?

 

«Partiamo da un dato di fatto: i nostri giovani sono quotidianamente bombardati da messaggi perfino sui loro telefonini, nella posta elettronica, sui siti teoricamente innocui come quelli sportivi. Il 51 per cento dei minorenni ha già iniziato ad azzardare, un terzo di essi nasconde ai genitori le somme realmente spese. Abbiamo di fronte una emergenza pedagogica. Dovremmo promuovere uno studio su quanto costi al nostro sistema economico demotivare i ragazzi all'impegno formativo, lavorativo imprenditoriale, inducendoli ad aspettare una vincita che li renda milionari o “turisti per sempre”. Così Lorenzo Basso ed io abbiamo semplicemente raccolto l'appello delle associazioni No Slot, Slotmob, della campagna “Mettiamoci in gioco”. Una legge chiara che arresti il degrado culturale. Abbiamo definito insieme un testo, presentandolo lui alla Camera, io al Senato, con l'impegno di procedere a tenaglia. Il primo che va in mèta, lo fa per tutti i cittadini. Il regolamento alla Camera consente alle opposizioni di avere una quota di propri disegni di legge portati in discussione. Già a luglio il vicepresidente della Camera, Luigi di Maio annunciò che il Movimento 5 Stelle avrebbe chiesto di inserire prima possibile l'abolizione totale della pubblicità a prescindere dalla forza politica proponente. Al Senato in base all'art. 77 del regolamento, ho chiesto che ne venisse dichiarata l'urgenza».

 

Esiste tuttavia anche un progetto di legge di regolamentazione della pubblicità dell’azzardo presentato dal senatore Franco Mirabelli, del Partito democratico, che vi vede su fronti opposti.

 

«L'opposizione alla proposta Mirabelli non è legata alla sua appartenenza politica. CI sono due concezioni opposte: la nostra è definita e voluta dalla società civile, la sua arriva dal computer di Italo Volpe dirigente dei Monopoli di Stato. La nostra è di iniziativa parlamentare, la sua è il copia e incolla della delega fiscale lasciata scadere, l’estate scorsa, dal governo e non può definirsi urgente. La nostra proposta ha un solo articolo e un obiettivo chiaro: la tutela della salute e dei minorenni. Quella di Mirabelli difende esplicitamente il gettito per l'erario e gli interessi costituiti delle multinazionali concessionarie. La nostra prevede l'abolizione totale della pubblicità dell'azzardo, la sua contiene una quantità di eccezioni, come la sponsorizzazione di squadre di calcio, utilizzando testimonial seguitissimi dai ragazzini. Con tutto il rispetto, sono direzioni divergenti».

 

Come parlamentari avete il testo originale e comprensibile della legge di stabilità?

 

«Abbiamo, finora, solo le bozze informali. Spero solo che non ci sia il vergognoso giochino della delega fiscale, in cui le lobby avevano il testo e trattavano col Governo, mentre le associazioni di cittadini e persino i Parlamentari (titolari di quella delega!) erano tenuti in sala d'attesa. Di giorno in giorno i numeri cambiano. Segno che la pressione esercitata dagli organi di stampa è fondamentale. I primi a denunciare sono stati i quotidiani che non accettano pubblicità dell'azzardo. Restiamo all'erta, a breve avremo altri aggiornamenti».

 

A vostro giudizio il governo vuole rilasciare davvero 22 mila concessioni di sale slot?

 

«Il primo testo parlava chiaramente di 22 mila nuove licenze. Il ministro Padoan ha successivamente ammesso che ne andavano in scadenza 15 mila. Era una occasione per ridurre una offerta ormai insostenibile, e invece abbiamo scoperto un aumento di 7 mila unità. Ma in un altro comma si parlava anche di una sanatoria per 5mila punti scommessa illegali. In totale 27 mila nuove licenze. Massimo Passamonti presidente di Sistema Gioco Italia di Confindustria, ha parlato di “aumento se non raddoppio”. Renzi ha detto che mentiamo, ma i numeri cambiano continuamente. Noi stiamo all'erta».

 

In che modo si avverte la presenza delle lobby dell'azzardo in Parlamento?

 

«Nelle solerti arringhe d'ufficio, pronte a minimizzare, cambiare prospettiva, rovesciare concetti. Andate a vedere i resoconti stenografici o i video delle sedute, quando dicono che il “gioco” è una caratteristica dell'essere umano… ll gioco naturale, secondo me, è, invece, quello promosso negli eventi Slot Mob, quello che aiuta i bambini. Trovatemi un bambino che ami l'azzardo. Ecco perché anche il termine “ludopatia” va respinto: è il termine preferito dalle lobby, suggerisce che il problema dipenda dalla persone. Provate a pensare, se uno avesse “l'amicizia-patia”, beh forse non sta bene lui… Allora usiamo il nome scientifico “Gioco d'azzardo patologico” oppure se vogliamo “azzardopatia”. Ma ci sono ipocrisie ben più grossolane: quando sento che “il gioco legale sconfigge le mafie”. Dalla scorsa legislatura sappiamo che non è così: le mafie sono penetrate in profondità nel circuito legale, Usano proprio le sale “legali” per riciclare il denaro sporco, intorno al mondo legale prospera l'usura e la povertà, che ne deriva, offre alle mafie manovalanze disperate pronte a tutto. L'attentatore che, nel 2013, sparò ai due carabinieri davanti a Palazzo Chigi era un giocatore d'azzardo patologico. C’è, poi, un fatto evidente, i circuiti clandestini non pagano tasse e quindi possono persino offrire condizioni più vantaggiose. La pubblicità avvicina i giovani al gioco, i circuiti “legali” li fidelizzano e li preparano ad entrare in quelli legali. L'azzardo di Stato è il procacciatore d'affari per le mafie».

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