Oasis: gli irriducibili del rock

Nella scorsa decade la band dei rissosi fratellini Gallagher era la più bella promessa del rock anglosassone. Anche se il Tempo e le bizze – loro e dei mercati – hanno parecchio ridimensionato le aspettative, sono ancora una realtà significativa della scena musicale contemporanea, e lo ha confermato la recente pubblicazione di questo loro nuovo Heathen Chemistry (Sony Music), un disco ben confezionato e, per molti versi, più maturo dei precedenti. Gli Oasis, così come i Red Hot Chili Pepper, rappresentano e incarnano il modello più popolare di rock contemporaneo: ovvero la solita miscela di energia, pseudo-trasgressione e sensazionalismo, di asservimento alle regole dello star-system, ma anche di astuta capacità di cogliere l’umore dei mercati giovanilisti, sintetizzando quel che un tempo Fossati definiva “la musica che gira intorno”. E poco conta se le loro canzoni a tratti sembrano scimmiottare quelle che i Beatles o i Rolling Stones facevano trentacinque anni fa. Anche perché, oggi più che mai, i richiami all’ortodossia del rock dell’Era Aurea – quello dai primi Sessanta alla metà dei Settanta, per intenderci – sembrano costituire una sorta di certificazione di qualità molto più che un’infamante bolla di riciclaggio. Il guaio degli Oasis, semmai, è sempre stato quello di prendersi un po’ troppo sul serio, atteggiandosi come se fossero davvero la band migliore del pianeta. In realtà, Heathen Chemistry mostra soltanto un gradevole qualunquismo rockettaro, corredato da liriche che, se tradotte in italiano, hanno lo stessa forza poetica di una chiacchiera di ragazzini: “Tieni duro, non aver paura, non potrai mai cambiare quel che è stato e non c’è più… Tutti siamo stelle, ci stiamo spegnendo, cerca solo di non preoccuparti, un giorno ci vedrai, prendi solo ciò di cui hai bisogno e continua per la tua strada, e smettila di piangere a dirotto” (da Stop crying your heart out, il loro ultimo singolo). Allo stesso modo l’immagine del mondo che proiettano molte canzoni di questa Chimica Pagana ha in sé tutte le contraddizioni e le superficialità tipiche dell’uomo post-moderno, ma appare quasi opposto al paganesimo recentemente stigmatizzato da Bowie: “Non credo ci sia un Dio che dice che se bevi o se ti fai di droga o se rubi non ti siederai sulla mia nuvola – ha dichiarato di recente Noel in un intervista – Tutto quanto è solo una questione di sesso; siamo tutti pagani, ma siamo tutti alla ricerca di qualcosa, me compreso. Ma non aggiungo altro, altrimenti comincerò ad assomigliare a Tom Yorke (il leader dei Radiohead, ndr). E quello – aggiunge Liam – sarà il giorno in cui la band morirà”. Oggi Liam e Noel hanno alle spalle quasi dieci anni di carriera, sei album, più di trenta milioni di copie vendute, un paio di matrimoni in rovina e tre piccoli eredi che stanno venendo su circondati dagli agi e dalla desolazione di tutti i figli dei divorziati di lusso. In compenso, dopo le baruffe del passato, i due sembrano aver ritrovato l’armonia necessaria a continuare a lavorare fianco a fianco, e coi tre comprimari che li accompagnano in concerto e in sala d’incisione. E tutto ciò traspare anche dagli undici brani del disco, indubbiamente ben strutturati, assemblati con furbizia, e accompagnati dal clangore mediatico necessario per spremere quel po’ di sangue che ancora le rape del music-business consentono. Il fatto che loro, e parte della critica, lo giudichino una specie di capolavoro dimostra soltanto la pochezza di questi tempi. WYCLEFF JEAN:”MASQUERADE” (SONY MUSIC) LAUREEN HILL: “MTV UNPLUGGED – 2.0” (SONY MUSIC) Due piccole perle soliste per i due ex Fugees, icona del soul della scorsa decade. L’haitiano Wycleff miscela con sapienza reggae, pop, rap e soul in un tourbillon creativo di grande suggestione, Laureen sfodera due cd registrati dal vivo col solo supporto di una chitarra acustica e della cristallina eleganza della voce. Due grandi dischi per orecchie raffinate. CD NOVITÀ WYCLEFF JEAN “MASQUERADE” SONY MUSIC LAUREEN HILL “MTV UNPLUGGED – 2.0 SONY MUSIC Due piccole perle soliste per i due ex Fugees, icona del soul della scorsa decade. L’haitiano Wycleff miscela con sapienza reggae, pop, rap e soul in un tourbillon creativo di grande suggestione, Laureen sfodera due cd registrati dal vivo col solo supporto di una chitarra acustica e della cristallina eleganza della voce. Due grandi dischi per orecchie raffinate. ROBERTO CIOTTI “BEHIND THE DOOR” IL MANIFESTO Attivo dal ’78, il blues-man romano ha attraversato infinite stagioni arrancando con fatica e onestà sui sentieri discografici, raccattando sempre meno di quel che avrebbe meritato. Ci riprova oggi con un disco autarchico ma ben curato, non troppo lontano per sonorità e appeal a ben più blasonate produzioni (tipo Clapton o Joe Cocker, per capirsi). Se tira più verso il pop-rock che non il blues è perché anche lui deve pur mangiare. Non è detto che basti, ma non si può non augurarglielo – e augurarcelo – di tutto cuore.

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