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Italia > Politica

Nuovi partiti? Prima una riforma degli attuali

di Marco Fatuzzo

- Fonte: Città Nuova

Quattro punti imprescindibili per una serie riforma delle formazioni partitiche. La proposta del Movimento politico per l'unità, riporta al centro i cittadini  e il territorio

grillo di pietro

Abbiamo contato almeno cinque nuove (o quasi) formazioni partitiche, apparse nel panorama politico italiano in tempi recenti facenti riferimento alla comune ispirazione cristiana. C’è persino un nuovo soggetto politico, promosso da un sacerdote palermitano in collaborazione con altri presbiteri del territorio isolano. Iniziative tutte già formalizzate ed operative. E si resta in attesa di conoscere le scelte che verranno dall’annunciato appuntamento di "Todi 2" nel prossimo autunno, da cui qualcuno pronostica una discesa in campo di un ulteriore soggetto politico di ispirazione cristiana. 

Tutti tuonano contro il sistema partitocratico attuale, la corruzione, i privilegi della casta,… Risuona, né più né meno, l’eco dei cavalli di battaglia dei movimenti dell’antipolitica. Onestamente, dobbiamo chiederci: serve davvero, nella fase storica attuale del nostro Paese, dare vita a nuovi partiti ? in generale, ed in particolare in ambito cristiano ?
Questa domanda è collegata ad un’altra: il problema vero non è costituito proprio dalla crisi dell’attuale forma-partito? L’esigenza prioritaria non è invece un nuovo sistema di regole per i partiti?

Quando ci si interroga sui "costi della politica", sugli effetti perversi dell’uso dei rimborsi elettorali, in fondo ci si interroga sulla crisi dei partiti, sul loro ruolo e sulla necessità di una loro riforma.Le statistiche che riportano i dati del gradimento dei partiti da parte dei cittadini oscillano tra il 2 e il 4%. Siamo ai minimi storici. E questo è certamente frutto di una constatazione: i partiti oggi operano sempre meno sul territorio, a contatto con militanti e cittadini, e sempre più dentro lo Stato, comportandosi essenzialmente come "macchine elettorali" finalizzate esclusivamente alla conquista delle cariche pubbliche. Ed è comprensibile come questo loro modo d'essere li abbia fortemente penalizzati dal punto di vista della legittimazione di fronte all'opinione pubblica.

Da questa analisi disincantata, si origina l'esigenza di un rilancio dei partiti che ne valorizzi le funzioni classiche di integrazione sociale, mobilitazione e partecipazione. Un ritorno alla loro stessa ragion d'essere. E per questo è indispensabile un nuovo sistema di regole. Secondo la nostra Costituzione (art.49) : “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
E’ una enunciazione che avrebbe dovuto essere portata a compimento da una legge che avrebbe dovuto fissare diritti e doveri e regolamentare in senso democratico le modalità associative ed operative. Una legge che è mancata fino ai nostri giorni, e di cui si avverte l’assoluta esigenza.

Nel Documento-appello promosso congiuntamente dal Movimento politico per l’unità e dal Movimento Umanità Nuova (sostenuto, a tutt’oggi, da circa 15.000 firme con la campagna ‘EleggiAMO l’Italia’), si avanza la proposta di trasformare i partiti da ‘libere associazioni di cittadini’ (associazioni private non riconosciute, regolate dagli artt.36-42 del Codice civile) in "associazioni riconosciute con personalità giuridica" (soggette  ai controlli previsti dagli artt.14-35 dello stesso codice), uniformando i partiti italiani alla normativa europea, quale condizione imprescindibile per poter essere finanziati con risorse pubbliche.

In tal senso i partiti dovrebbero tener conto di quattro aspetti:
1) l’obbligo di depositare un proprio Statuto nel quale venga esplicitata la propria ispirazione originale e i propri valori fondanti;

2) previsione, nello Statuto, di un ‘Codice etico’ che contempli seri criteri di selezione delle candidature, volti ad escludere coloro che abbiano pendenze giudiziarie gravi, al fine di tutelare la credibilità delle Istituzioni che essi dovrebbero rappresentare;

3) previsione, nello Statuto, di regole certe di democrazia interna, fra le quali l’eventuale obbligatorietà di elezioni primarie regolamentate per la scelta dei candidati;

4) l’obbligo di presentazione di un bilancio pubblico e trasparente delle entrate (finanziamenti pubblici e privati) e degli impieghi trasparenti di queste somme.

Allora: riformiamo, prima, la forma-partito, e poi diamo pure vita a nuovi partiti. Vino nuovo in otri nuovi.                                                                                                                                          

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