I nuovi padri, tra regole e affetto

Nel periodo in cui i cristiani festeggiano lo stupore della nascita, parliamo di padri. I padri in evoluzione, padri che si assumono la responsabilità sulla vita dei figli, padri co-autori e partecipatori attivi del grande miracolo della vita.

Tommaso è diventato papà da pochi giorni. Subito deve comprendere che padre vorrà essere, con la voglia di avvicinarsi sempre di più al nuovo bimbo da poco arrivato in casa ed allo stesso tempo convivere con la paura di commettere un’infinità di errori. Sarà in grado di cambiare i pannolini? Riuscirà a farlo smettere di piangere? E come potrà conciliare tutto questo con il lavoro? Il suo papà è stato tanto presente, ancora di più se si considerano i genitori del suo tempo, ma nell’accudimento pratico era una vera frana. Si può dire che il rapporto con lui si sia costituito e strutturato solo negli anni futuri quando Tommaso era già un po’ più grande. Ricorda di partite a calcio con il papà, discorsi, ma mai un abbraccio, mai uno scambio affettivo.

Il ruolo paterno è una delle cose che maggiormente ha subìto dei profondi cambiamenti nel corso degli ultimi anni. I padri, in passato, erano relegati quasi esclusivamente all’esterno della famiglia, dediti soprattutto all’attività lavorativa, e per tanti anni anche la psicologia ha contribuito ad attribuire loro un ruolo secondario, studiando soprattutto la relazione tra madri e figli.

Attualmente, invece, tutto sta profondamente mutando. I grandi cambiamenti sociali hanno contribuito alla strutturazione di situazioni familiari in cui entrambi i genitori sono spesso impegnati in attività lavorative esterne al mondo familiare, motivo per cui anche ai padri è stata richiesta sempre di più una maggiore partecipazione alla vita domestica. Questo e non solo, ha portato alla vera e propria nascita di padri molto più presenti nella vita dei figli anche da un punto di vista emotivo ed affettivo. Attualmente numerosi studi psicologici hanno confermato come il padre, proprio come la madre, diventi una figura di attaccamento primaria ed un punto di riferimento necessario e fondamentale nello sviluppo emotivo, affettivo e psicologico dei figli. Inoltre, si è visto che laddove siano presenti delle carenze materne, è proprio il padre che può fungere da fattore protettivo e contribuire ad uno sviluppo più sano ed equilibrato dell’intero sistema familiare.

Alla luce di quanto detto appare evidente, quindi, quanto sia sempre più necessario che i papà diventino, ciascuno secondo le proprie modalità, dei veri e propri protagonisti attivi che influenzano crescita e sviluppo di chi è accanto a loro. Il padre rappresenta il terzo, il primo diverso di cui fa esperienza il bambino dopo la nascita ed è proprio attraverso la relazione con il proprio padre che il bambino comincia ad esplorare il mondo sociale. Per il bambino la mamma rappresenta il mondo conosciuto e soprattutto nelle prime fasi di vita, viene considerata dal bambino una vera e propria parte di sé. È il padre, invece, che fa sperimentare per primo al figlio cosa significhi lo stare in relazione, l’entrare in contatto con chi non conosciamo. Ed è sempre attraverso la relazione con il padre che il bambino comincia a strutturare un’immagine di sé più o meno positiva, comincia a coltivare la propria autostima ed il valore che ricopre nelle relazioni sociali.

Molte volte i padri, però, per poter essere sempre più presenti e ricoprire ruoli diversi devono poter avere modo e tempo di imparare. La sfida è grande soprattutto perché, come nel caso di Tommaso, essi stessi hanno avuto modelli paterni diversi da quelli che si trovano a dover ricoprire oggi.  Per imparare a mettere in campo anche nuove abilità e competenze è necessario che si ritaglino spazi e tempi adeguati. Fondamentale nel percorso di apprendimento di nuove competenze è necessario che le madri sostengano il partner, lasciandogli il giusto spazio. Spesso la madre accumula una maggiore esperienza sia durante la gravidanza, nel confronto con le altre donne, sia nei primi mesi del bambino, dove, per forza di cosa, appare essere più presente nella vita del figlio. Queste esperienze, insieme a competenze magari acquisite da modelli di accudimento passati, è necessario che vengano condivise con il partner nel contribuire a creare un clima di collaborazione piuttosto che di divisione rigida dei ruoli che impoverisce l’intero sistema familiare.

Accanto a queste nuove conoscenze è necessario parallelamente, però, che il padre non perda la sua funzione centrale, riuscendo ad esercitare quella che Massimo Recalcati definisce la funzione paterna. Una funzione che permette al padre di portare nella vita del figlio le regole e il limite. Il limite inteso non tanto come un qualcosa che frustra, punisce e fa soffrire ma come un qualcosa che spinge il bambino a comprendere che esistono cose che non è possibile fare, che esistono delle regole, un margine che non è possibile travalicare. Sarà proprio attraverso questa consapevolezza che verrà promosso uno sviluppo sano del bambino che gli permetta di crescere, in un processo maturativo in cui sarà possibile coltivare sia senso di responsabilità che capacità ludiche e creative.

Una volta il potere paterno era associato ad un sostentamento economico ed all’imposizione di norme rigide che solo il padre sapeva far rispettare. Oggi sono nati e stanno nascendo nuovi padri, il cui potere è sempre più associato alla tenerezza, alla capacità di esprimere ed ascoltare le proprie ed altrui emozioni, al non farsi da parte all’interno dell’ambiente familiare ed all’essere sempre più consapevoli della loro importanza nella vita dei figli. Padri autorevoli, non autoritari, in costante equilibrio tra la definizione di regole e confini chiari e la condivisione di emozioni e affetto.

 

 

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