I nuovi assetti della mafia siciliana

Inchiesta della magistratura e arresti in Sicilia. Emergono nuovi particolari: il ruolo di Matteo Messina Denaro, latitante da 28 anni, i legami con Cosa Nostra statunitense e il ruolo, ancora attivo, di un boss condannato perché mandante dell’omicidio di Rosario Livatino.
(AP Photo/Domenico Stinellis)

Matteo Messina Denaro è ancora il capo della mafia. Per dirimere alcune controversie e dare indicazioni decisive nella scelta dei nuovi capi della mafia siciliana, il boss di Castelvetrano è il punto di riferimento indiscusso per i vertici di Cosa Nostra siciliani.

I boss continuano a ricevere i suoi pizzini, cercano i contatti per fare arrivare a lui le richieste che contano. Gli incontri si tengono nello studio legale di una nota penalista agrigentina, coinvolta anch’essa nell’inchiesta della Procura di Palermo, con 23 ordini di custodia cautelare. Ne sono stati eseguiti ventidue, perché Matteo Messina Denaro è ancora latitante, uno tra questi è stato notificato ad una persona già in carcere.

I boss parlano di Messina Denaro, fanno riferimento ad una donna attraverso cui potrebbero passare i contatti, dicono «Io lo so chi lo porta». Non è ancora chiaro se i boss millantano questi rapporti o se essi sono autentici. Di certo, il prestigio del boss, cui bisogna rivolgersi anche per avere il permesso di sostituire un vecchio boss della zona di Canicattì, continua a rimanere intatto. Ma nelle intercettazioni sarebbe emerso anche un pizzino del boss latitante, che viene però letto sottovoce.

Tra gli arrestati anche due poliziotti, accusati di fiancheggiamento. Particolari inquietanti, così come lo sono i particolari emersi circa il ruolo dell’avvocata che ospitava nel suo studio i summit dei boss. I capi dei mandamenti ed i nuovi capi della Stidda, tra cui un fedelissimo di Bernardo Provenzano si ritrovavano nel suo studio, convinti forse che l’aspetto professionale potesse celare i veri obiettivi dei loro incontri.

Matteo Messina Denaro in una immagine (ricostruita al computer) del 2007 (AP Photo/Alessandro Fucarini, File)

Particolari inquietanti che dicono come ancora oggi Cosa Nostra sia un’organizzazione criminale attiva e pericolosa in Sicilia e non solo. Gli inquirenti stanno cercando ancora attivamente Messina Denaro, ma se alcuni particolari su di lui emergono dalle carte di quest’inchiesta e sono stati resi pubblici è probabile che questa pista non abbia portato a risultati di rilievo e, forse, sia stata in qualche modo archiviata dagli investigatori. Secondo gli inquirenti il boss, ricercato da 28 anni, «continua a ricomparire periodicamente per impartire regole di comportamento ai suoi sodali, per risolvere questioni di interesse dell’organizzazione criminale e per nominare ovvero rimuovere i vertici delle diverse articolazioni mafiose siciliane».

Inoltre due ergastolani avrebbero sfruttato il regime di semilibertà per tornare ad operare sul territorio e riorganizzare i clan. Tra loro c’è anche Antonio Gallea, considerato uno dei mandanti dell’omicidio di Rosario Livatino. Ed emergono anche contatti ed affari con Cosa Nostra statunitense: un legame mai interrotto.

Intanto, a Catania, una seconda operazione antimafia, coordinata dalla Dda ed affidata alla Polizia, ha portato in carcere numerosi esponenti del clan mafioso Cappello – Bonaccorsi. L’operazione, denominata «Minecraft» avrebbe decapitato i vertici del gruppo. Sequestrati anche un arsenale di armi, droga e denaro.

Gli inquirenti incalzano i vertici dell’organizzazione, che viene sempre più minata alle fondamenta. Le due diverse operazioni, ma anche altri colpi messi a segno nel recente passato, dimostrano che c’è ancora tanto lavoro da fare. Ma dimostrano anche che gli inquirenti sanno ormai dove scavare. Un buon segnale.

 

 

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