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Ambiente > Ecologia

Nuove norme sulla caccia

di Fausto Minelli

- Fonte: Città Nuova

Un emendamento alla legge attuale consente alle Regioni di posticipare i termini del calendario venatorio. Una scelta che rischia di colpire soprattutto la fauna migratoria.

caccia

Le nuove norme del sub-emendamento all’art. 43 della legge sulla caccia consente alle Regioni di posticipare i termini del calendario venatorio, previo parere favorevole (anche se non vincolante) dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Di fatto apre la possibilità di cacciare anche nel mese di febbraio (posto sia rispettato il divieto di caccia da marzo a luglio imposto dalla normativa europea). È comunque previsto nel testo il divieto di caccia per ogni singola specie «durante il ritorno al luogo di nidificazione e nelle varie fasi della riproduzione».

 

La scelta rischia di colpire soprattutto la fauna migratoria (uccelli in particolare) che già dal mese di febbraio inizia il viaggio verso i luoghi di arrivo e nidificazione non solo della nostra penisola, ma di tutto il centro e nord Europa. È questa una fauna composta da anatidi, rallidi, trampolieri, che vanta alcune specie cacciabili e molte altre protette. Il rischio per queste ultime è di finire nel mirino di una doppietta non così pronta a rinoscerle.

 

D’altro canto le specie che hanno un impatto sulle colture agricole, come i mammiferi ungulati (cinghiale, capriolo) o uccelli come gazze, cornacchie, ghiandaie e storni, fruiscono già di una normativa particolare o di permessi per interventi di controllo sulla popolazione, che esula dai mesi canonici del periodo venatorio.

 

Attualmente buona parte delle specie di uccelli sia cacciabili che protetti registra un trend di progressiva diminuzione della consistenza delle popolazioni. Ciò è dovuto principalmente a cause quali la frammentazione del territorio, l’impatto dei fenomeni di urbanizzazione, sistemi più innovativi delle attività in agricoltura, la riduzione degli habitat. Implementare ulteriormente la pressione venatoria in tale contesto appare francamente poco giustificabile.

Riproduzione riservata ©

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