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In profondità > Chiesa cattolica

Nuove norme antipedofilia

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova

Promulgata dalla Congregazione per la dottrina della fede la nuova legge per i “delitti più gravi”

preti pedofilia

Delitti e peccati gravi contro i costumi sono sempre esistiti anche all’interno della Chiesa cattolica. Tanto per citare un fatto criminoso, quattro frati spararono un colpo di fucile contro San Carlo Borromeo colpendolo alla spalla in modo non mortale. Quel secolo era stato anche contraddistinto dalla figura di papa Borgia e da notevoli deviazioni di tanti prelati contro la morale sessuale.

 

Nel 1917, con la promulgazione del Codice di diritto canonico di Benedetto XV, si «riconosceva l’esistenza di un certo numero di reati canonici o “delitti” riservati alla competenza esclusiva della Sacra congregazione del Sant’Uffizio».

 

E, di certo, nel 1922, con la Crimen Sollecitationis, quando si diedero delle istruzioni precise alle diocesi e ai tribunali sulle procedure da adottare nei casi dell’abuso del sacramento della penitenza, usato per indurre a peccati sessuali, nessuno avrebbe mai immaginato la crescita di peccati in materia sessuale, anche “nuovi” che sarebbero esplosi in questi ultimi anni. E quindi la Crimen Sollecitationis non prevedeva istruzioni per tutti i casi moderni dei preti pedofili, «ma solo istituire una procedura che permettesse di rispondere a quella situazione del tutto singolare e particolarmente delicata che è la confessione».

 

Dopo vari anni e vicissitudini, in cui ci sono stati costanti aggiornamenti giuridici, si arriva ad una nuova legge, un motu proprio dal titolo Sacramentorum sanctitatis tutela, promulgata il 30 aprile 2001. E con una lettera firmata dal card. Joseph Ratzinger e dall’arcivescovo Tarcisio Bertone, rispettivamente prefetto e segretario della Congregazione per la dottrina della fede, si informava i vescovi della nuova legge e delle nuove procedure che sostituivano l’istruzione Crimen Sollicitationis.

 

Nella nuova legge vengono indicati i delitti più gravi sia in campo morale sia nella celebrazione dei sacramenti, con le relative norme procedurali. Compaiono i casi di abusi sessuali su minori e l’estinzione del reato per prescrizione dopo 10 anni.

 

A distanza di nove anni, e dopo lo scandalo dei preti pedofili, «nell’intento di migliorare l’applicazione della legge», sono stati apportati dei miglioramenti, approvati dal papa il 21 maggio 2010 ed ora resi pubblici e promulgati. Il giro di vite amplia il termine di prescrizione da 10 a 20 anni in caso di abuso su minori, ed è sempre da calcolarsi dal compimento dei 18 anni da parte della vittima. Inoltre gli abusi sessuali sugli handicappati vengono equiparati a quelli sui minori ed è introdotto il delitto di pedopornografia. Il papa può procedere «per decreto extragiudiziale» e punire direttamente i colpevoli e rendere così più veloci le pratiche in vista della dimissione dalla stato clericale.

 

Le nuove norme sono un deciso passo avanti verso la chiarezza e la certezza del diritto per rendere la Chiesa sempre più trasparente «come una casa di vetro», per «rispondere pienamente – dice una nota vaticana – alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito».

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