Nuovaténe

Il 25 marzo scorso è stata accesa ad Olimpia la fiaccola che per la prima volta nella storia delle Olimpiadi attraverserà tutti e cinque i continenti. Ma la Grecia degli imminenti Giochi è tuttora un immenso cantiere. Se tante, infatti, sono le opere – soprattutto di carattere sportivo e urbanistico – appena completate sull’intero territorio nazionale, compresi Creta e Rodi, altre invece, come la linea ferroviaria fra il nuovo aeroporto e lo stadio olimpico e la metropolitana leggera di superficie che collegherà Atene con la costa, si spera che riusciranno ad essere terminate in tempo per il fatidico 13 agosto. È dunque un clima febbrile quello che si respira, tra l’entusiasmo e la sospensione. E intanto una domanda si fa strada aggirandosi stupefatti per vie e piazze della capitale ellenica: Atene starebbe diventando, oltre che più vivibile e funzionale, anche bella? Sembra proprio di sì. La metropoli che, a parte le meraviglie del suo passato classico, offriva di sé un’immagine poco attraente per la sua mancanza di qualità architettonica dovuta ad un’edilizia caotica e scadente, nonché per il suo traffico convulso responsabile di una perenne cappa di smog, in previsione delle Olimpiadi 2004 ha visto negli ultimi anni trasformazioni tali da ribaltare questa immagine, indice di una volontà di ripresa che sembra inarrestabile. Lo dimostrano il restauro e il recupero di interi quartieri, le cure dedicate allo striminzito patrimonio verde con l’apertura di nuovi parchi e il riassetto di quelli già esistenti, il collegamento tramite un unico percorso pedonale delle aree di maggior interesse storico-archeologico. Lo dimostra soprattutto la nuova linea metropolitana che ha eliminato dal centro decine di migliaia di veicoli generatori di gas velenosi e, grazie agli scavi archeologici effettuati, ha potuto dotarsi di stazioni con musei sotterranei unici al mondo, proponendosi come modello per altre città (vedi Roma e Napoli) poste nel dilemma di salvaguardare l’antico senza venir meno alle esigenze imposte della vita moderna. E che dire degli imponenti restauri in via di ultimazione all’Acropoli, resi necessari da un degrado che sembrava inarrestabile? E tutto mentre già da tempo era pronto un nuovo modernissimo museo che accoglie le testimonianze della civiltà greca dagli albori al suo apogeo. Intanto però, restano ancora vuote le sale predisposte per l’eventuale ritorno dei fregi del Partenone ora al British Museum e al centro di un annoso contenzioso tra Atene e Londra. Ci si dovrà accontentare dei calchi di quei capolavori di Fidia? Ma non si tratta solo di Atene. Oltre a quello dei suoi musei di arte classica e bizantina, è in via di completamento il restauro dei musei di Delfi, di Olimpia, di Maratona, di Salonicco… Certo che mai, nella storia del paese, gli archeologi hanno avuto tanto da fare e sono stati così in primo piano. L’emergenza archeologica, infatti, dovuta ai numerosi cantieri sparsi un po’ dovunque, ma concentrati soprattutto ad Atene, ha richiesto la dedizio- parlamenne oltre quasi i limiti umani di un vero stuolo di loro. E i risultati sono stati esaltanti. Nuove importantissime scoperte a partire dal XVII secolo a.C. (si parla di 30 mila reperti) sono state effettuate solo nel cuore della capitale, dovute soprattutto ai lavori per la nuova metropolitana. Che se non sono stati pochi i disagi affrontati dai cittadini negli otto anni occorsi per veder conclusa l’opera, ne è però valsa la pena. Partecipando alla graduale messa in luce di un illustre passato di cui sono eredi, è come se se ne fossero riappropriati, nel desiderio al tempo stesso di esserne più degni. Sì, malgrado le trovate di dubbio gusto che sempre corredano certi eventi (legati come sono anche a cospicui interessi economici), Atene sta ritornando bella, e sarà una vera sorpresa per quanti, in occasione delle Olimpiadi, vi metteranno piede. Una Atene rinata, che ha saputo raccogliere l’occasione fornita dai Giochi per valorizzare le sue ricchezze culturali e risplendere ancora come faro di civiltà. SMONTATA E RIMONTATA Dal 1975 l’Acropoli si è trasformata in un cantiere aperto. Non era più possibile procrastinarne il restauro, pena la perdita di un patrimonio dell’umanità dovuta all’azione distruttrice dello smog, degli agenti atmosferici e di vecchi restauri effettuati con materiali impropri. A lungo combattuti fra le diverse tendenze rappresentate dalla scuola italiana, che impone la conservazione di un monumento senza anglosassone, che privilegia invece le ricostruzioni, i responsabili della salvaguardia di questo simbolo della cultura occidentale hanno finalmente optato per la seconda, ponendo mano ad un’impresa veramente ciclopica: il restauro integrale dei monumenti dell’Acropoli. Basti pensare che il Partenone, l’Eretteo, i Propilei e gli altri suoi celebri monumenti sono stati letteralmente smontati e ricomposti – con enormi gru appositamente realizzate – secondo moderni criteri di restauro, usando peraltro tecniche antiche per integrare i marmi mancanti. e da quella anglosassone,

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