Novecento

Pippo Baudo è tornato su Raitre proponendo, ogni lunedì sera alle 21.05, il programma Novecento.
Pippo Baudo
Pippo Baudo è tornato su Raitre proponendo, ogni lunedì sera alle 21.05, il programma Novecento. È lo stesso format che nei primi anni del Duemila ha riportato il presentatore al successo in Rai, dopo un “esilio” dall’azienda che lo vede da più di cinquant’anni fra i suoi cavalli di razza.

Il programma, a metà fra storia e varietà, si basa su personaggi ed eventi che hanno segnato il secolo scorso. Quattro concorrenti famosi rispondono alle domande, interagiscono con gli ospiti, commentano i filmati, si raccontano in una sorta di celebrazione per ciò che siamo stati, nel bene e nel male, in questo Paese.

 

Pippo, si sa, il suo mestiere lo sa fare, non si rimane cinquant’anni sulla breccia per caso: avendo poi passato trasversalmente tutto il mondo dello spettacolo, per la conoscenza che ha della macchina televisiva, sa anche dove “pescare” e come mettere d’accordo il pubblico con eleganza e savoir faire, mettendo insieme un programma tutto sommato gradevole, sicuro per ogni famiglia che la sera si siede sul divano ad ascoltare, senza pretese, quella che sembra una “liturgia”. Perché Baudo questo riesce a fare di ogni suo programma: una liturgia, che però a lungo andare perde di significato e dunque diventa una recita già vista.

 

Pippo sa che chi fa il suo mestiere entra nelle case degli italiani senza bussare, e cerca di smussare gli angoli come può. Eppure, gli spigoli sono tanti: a cominciare dai concorrenti, che oltre a fare domande e interventi per lo più banali, presenziano per fare pubblicità al loro nuovo film o alla nuova trasmissione. Dalle Teche Rai si pesca tutto il sicuro, il già visto, i personaggi che garantiscono un certo ascolto, lasciando nel cassetto materiale di grande valore e forse ancora sconosciuto. La carenza autoriale e una consulenza musicale piatta, rende il format vecchio e in balìa del Baudo nazional-popolare che dà forse il meglio di sé perché è ai margini della concorrenza. Ma questo non basta…

Sarà che l’Italia è un Paese geriatrico, ma sono i bassi ascolti che dicono che occorre cercare nuove forme e diversi linguaggi, adatti al presente e proiettati al nuovo, per non rimanere imprigionati nella solita gabbia dorata della nostra intensa storia.

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