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Persona e famiglia > Famiglia

Nostro figlio solo alla stazione

di Maria Pia Di Giacomo

- Fonte: Città Nuova


Aveva perso il treno e voleva che lo andassimo a prendere. Era notte: gli dissi di prendere un taxi, ma poi, mentre ero a letto…

Stazione di Zurigo

Stanca, ma contenta, arrivo a casa da Zurigo. Ho trascorso una bella serata in compagnia di amiche e, durante il viaggio di ritorno in macchina, con alcune di loro faccio il consueto giro per accompagnare ciascuna alla meta desiderata.

Ancora un breve colloquio con mio marito prima di infilarmi nel letto, ma il desiderato riposo non dura molto: è  appena passata la mezzanotte quando suona il telefono. Nella voce decisa del nostro secondogenito risuona la specifica richiesta di andare a prenderlo alla stazione. Non ha più nessuna coincidenza. La partita a Basilea è iniziata dopo le 21.00 ed ora sta per arrivare a Zurigo, ultima tappa del treno. Gli rispondo subito con la predica di chi la sa più lunga: «Potresti guardare prima l’orario dei treni, questa è solo la logica conseguenza di chi…», e così via.

La linea cade. Per me è chiaro: il ragazzo può prendere un taxi. Ed è la soluzione che gli do alla nuova chiamata. Lui risponde allora, brusco, che preferisce aspettare su una panchina il treno delle 5. Augurandogli una buona notte, finiamo la telefonata.

Il dialogo però continua dentro di me. Accanto ai motivi educativi e di buon senso, alla sfida notturna e alla speranza che una volta per tutte ora capirà come meglio regolarsi, risuona una voce sottile, ma chiara e imperativa: vai a prenderlo! Così, dopo aver scambiato due frasi con mio marito, mi infilo di nuovo il vestito e scendo in strada.

Scompare la stanchezza della notte, la mente si fa chiara, il nervoso si attenua, lasciando posto alla pace interiore. Il traffico è poco, l’orientamento e la strada libera da deviazioni mi portano in tempo record alla stazione principale di Zurigo.

Da lontano vedo mio figlio dialogare con una giovane donna. Grato e felice di poter dormire nel suo letto e non su una panchina, sale subito in macchina. Il desiderio consueto di parlarmi a lungo e dettagliatamente è moderato e mi fa piacere. Non devo sentire le lamentele per la partita persa dalla sua squadra. È contento e anch’io lo sono.

Questa mattina, ripensando alla gita notturna, mi viene in mente un quadro significativo: muoversi nella volontà di Dio dell’attimo presente, ascoltando la sua voce, è come un raggio di sole che penetra nel buio fitto del bosco. Un barlume di luce illumina il cammino, guida e rende sicura l’oscurità. Non guardo più lontano, ma tanto quanto basta per il prossimo passo.

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