Nostra natura amica

Nella competizione Wildlife Photographer of the Year, la bellezza e la diversità del nostro pianeta

Un giovane maschio orangutan si arrampica per 30 metri su un fico intrecciato intorno a un albero nel  Gunung  Palung  National Park, nel Borneo, una delle ultime roccaforti protette per questa scimmia antropomorfa, specie in via di estinzione a causa del commercio illegale dei cuccioli come animali da compagnia. La fitta  foresta  pluviale  fornisce un habitat ricco ed è essenziale per la loro sopravvivenza. E gli orangutan, che possiedono una memoria eccellente, si creano mappe mentali su dove possono trovare alberi da frutta. Con questa immagine, dal titolo Vite intrecciate, il fotografo americano Tim Laman ha vinto il massimo riconoscimento del Wildlife Photographer of the Year, categoria Story. Per l’autore la sfida consisteva nel rivelare scorci della vita e delle abitudini di orangutan selvatici denunciandone al contempo il dramma.

Come ogni anno la competizione coinvolge fotografi professionisti e non, che concorrono con le loro immagini, poi selezionate da una giuria internazionale in base alla creatività, al valore artistico e alla complessità tecnica. Il risultato complessivo è un affascinante viaggio attraverso i paesaggi, il regno botanico e quello animale, con immagini che riflettono la bellezza e la diversità della natura evidenziando contemporaneamente la fragilità del nostro pianeta. Da salvaguardare e preservare.

Per questa 52a edizione, le 100 immagini finaliste nelle 16 categorie, sono state scelte tra 50 mila scatti provenienti da 95 Paesi. L’Italia ha avuto 8 premiati. Fra questi Fortunato Gatto con la foto Dopo la tempesta, scattata nell’isola di Rùm che, con quella di Eigg, di fronte, è separata da un profondo canale nelle Ebridi scozzesi. La sabbia dalla lucentezza metallica è un miscuglio di gusci bianchi lucenti di conchiglie e di granelli neri di origine vulcanica. Per il suo reportage Fortunato aveva studiato attentamente la tempistica del suo viaggio, con la neve sulle montagne contemporaneamente alla bassa marea e a una splendida alba. Quando le prime luci illuminarono le cime in lontananza, tutti i tasselli si assemblarono in questo momento sublime, con il dinamismo delle nuvole che fa da contrasto alle increspature sulla sabbia.

Verme ipnotico è il titolo di un’altra foto finalista: autore Walter Bassi, che ha colto i delicati tentacoli dai colori accesi della “Sabella spallanzanii”, gli spirografi originari del mar Mediterraneo e dell’Atlantico, ora diffusi negli oceani di tutto il mondo. Alcune colonie invasive si ancorano sul fondo del mare, entrando in competizione con le specie native di filtratori, per lo spazio e per il cibo. Quando viene minimamente disturbata, la femmina di spirografo scompare nel suo tubo protettivo. Senza che le bolle da subacqueo la disturbassero, Bassi riuscì ad avvicinarsi tanto da riempire l’inquadratura esclamando: «È ipnotica!».

Molte situazioni catturate dagli obiettivi dei fotografi presentano difficoltà di ripresa che richiedono tempo e pazienza. E ingegno. Ne sa qualcosa il norvegese Audun Rikardsen. In condizioni di bassa luce durante la notte polare, per catturare l’immagine di una megattera ed evidenziare il contrasto tra la tranquillità sopra la superficie dell’acqua e il dinamismo al di sotto, ha dovuto costruirsi la propria attrezzatura per poter scattare su due livelli. Prima di migrare verso Sud, le megattere giocano ed emettono suoni sempre più intensi nelle baie vicino a Tromsø. Si ritiene che i maschi facciano una sorta di serenata alle femmine, prima della stagione degli amori. Con la loro larga e potente pinna caudale e le lunghe pinne laterali, questi animali dal peso di 40 tonnellate si lanciano fuori dall’acqua disegnando un arco pieno di eleganza. Ed è quello che il fotografo è riuscito a restituirci nella foto Spettacolo artico.

“Wildlife Photographer of The Year”. Milano, Fondazione Luciana Matalon, dal 6/10 al 10/12/2017

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