Non ti muovere

Figlia dello scrittore Carlo e di una pittrice irlandese, Margaret Mazzantini è nata a Dublino. Diplomata all’Accademia è una delle più interessanti attrici di teatro dell’attuale generazione. Al palcoscenico ha affiancato la passione per la scrittura e con il suo primo romanzo Il catino di zinco (1994) entrò nella cinquina del Premio Campiello. Con Non ti muovere (Mondadori), dedicato al marito Sergio Castellitto, ha raggiunto un notevole successo di pubblico: cinque edizioni in cinque mesi. I pronostici la davano per vincente al premio Strega di quest’anno e così è stato, nonostante la fiancheggiasse un campione di razza come Ermanno Rea con il romanzo La dismissione (Rizzoli) sulla storia del grande stabilimento Ilva di Napoli. Un noto primario chirurgo di Roma veglia la figlia quindicenne Angela, morente per un grave incidente. In attesa che sua moglie Elsa, giornalista, ritorni dall’Inghilterra, implora la figlia di non lasciarlo: “Non morire prima che tua madre sia atterrata, non lasciare che la tua anima attraversi le nuvole che lei sta guardando serena. Non tagliare la rotta del suo aereo, resta, figlia nostra. Non ti muovere”. In preda al dolore e nella speranza che gli amici medici salvino la ragazza, rivede la sua vita e la racconta alla figlia. Rivive passo dopo passo la sua inconfessabile storia d’amore con Italia, una donna indifesa e posta ai margini della società. Storia che continua a bruciargli dentro con rimorso. “Tu non la conosci, è passata nella mia vita quando ancora non c’eri, è passata ma ha lasciato un’impronta fossile. Voglio raggiungerti, Angela, in questo limbo di tubi dove ti sei coricata, dove il craniotomo scassinerà la tua testa, per raccontarti di questa donna”. Attraverso pagine poetiche o di spietato realismo entriamo nell’esistenza di questo eroe del nostro tempo, ai vertici della carriera universitaria e braccato da un borghesismo di maniera, che esplode in istinti popolari e terragni. È la paura della vita che ha reso quest’uomo incapace di amore, spesso violento e aggressivo e che nella lunga relazione extraconiugale con questa donna arresa e incolpevole riscopre il sentimento. Il romanzo “crudo e a tratti spietato e disperato” (1) si legge di un fiato, cattura le emozioni e strappa qualche lacrima. Tuttavia, nonostante la presa, lascia inappagati per una vicenda che resta in uno stato confusionale e magmatico. La Mazzantini, pur avendo materia preziosa tra le mani e forti intuizioni narrative, le ha costrette in un forzato accostamento tra svolazzi poetici e un certo realismo di maniera. Sono mancati in molte pagine del libro equilibrio di toni, una certa asciuttezza narrativa e il taglio sapienziale di alcune descrizioni, indispensabili per dare compiuta bellezza ad una storia giocata tutta sul versante delle emozioni e della sessualità.

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